Come preannunciato, desidero tornare sul discorso Chiesa - nazionalismo, Chiesa Sarda - lingua e nazione Sarda.
Ma primu 'e cumintzare bos cheria iscobiare una cosa chi no hapo nadu mai a nisciunu. Fit unu sero de paritzos annos a-i como (forsi su 1992 o 1993), a pustis chenadu. Comente faghia a s'ispissa, fia chistionende de politica cun fizos mios, cando...e no mi pigat su bulzu de iscriere a su paba? Tocco e cuminzo custa littera in sardu, netta e crara che chi esseret iscritta in italianu.
Si l'hapo a agattare l'hapo a ponner subra custu forum, como bos naro ebia chi l'hapo imbiada in Vaticanu e a "L'Osservatore Romano" pro duas boltas.
Sa chi podimos narrer "sa pesada" de sa littera fit su contu 'e babbu meu. Babbu, a pustis cojuadu e a pustis chi so naschidu deo, est deppidu andare foras de sa Sardigna, in su disterru. Isse fit mastru 'e muru, ma in cussos tempos pro tribagliare fit netcessariu esser iscrittu a su fasciu. Isse no nde cheriat intender e l'han fattu mancare su tribagliu. Gasi, cando est imbattidu in Roma, primu l'han leadu comente "assistente" e pois, pro sa matessi resone, l'han abbasciadu de gradu a "muratore".
Babbu fit sardu de samben e de coro, sa limba sua fit su sardu, sos pensamentos suos fian in sardu e, cando deppiat faeddare in italianu faghiat sa boltadura, e gasi est abbarradu totta sa vida.
Sos ultimos annos suos los hat barigados in S'Alighera, in domo mia, chi no si podiat prus movere dae sa cadira o dae su lettu e cando est mortu deo fia in terra furistera, a Catania, e a issu l'haia depidu ponner in unu ricoveru de Tatari. Primu de che lu zugher a Cuglieri, chi fit sa idda sua e mia, l'han nadu una missa e deo no cheria chi sas ultimas paraulas de accunortu e de accumpanzamentu li esseren nadas in italianu. Tando mi leai su predi e li pedei si sa missa si podiat narrer in sardu. E-i cussu nachi no podiat. Nade sa missa nessi in latinu, naro deo, ma mancu custu est bistadu possibile.
Sa matessi iscena in Cuglieri.
In custa manera babbu meu, chi haiat semper pensadu e faeddadu in sardu, l'han accumpanzadu in campusantu nende pregarias in limba furistera.
Custu hoe sutzedit a tottus, a chie naschet e benit battesimadu, a sos pitzinnos chi 'enin cresimados e faghen sa "prima comunione", a chie andat a missa sa duminiga, a chie si cojat, a chie morit. Deus faeddat cun sos Sardos in limba italiana. Istamos a biere proite.
Tralascio volutamente, per brevità di esposizione, il periodo che decorre dalla venuta dei "sovrani" pezzenti Savoia all' "unità" d'Italia, al fascismo ed alla Repubblica Italiana fino all'avvento di Giovanni XXIII al soglio pontificio. Osservo solo che la chiesa italiana (e quella sarda al seguito) sono state quelle più ossequienti in assoluto al potere laico, rappresentato dallo Stato Italiano, ricevendone, in cambio, concessioni che in altri paesi non avevano.
L'avvento al soglio pontificio di papa Giovanni ha segnato una svolta nella politica pontificia di enorme importanza per tutto il mondo. Il fatto di aver abolito il latino dalle cerimonie religiose rappresenta il risultato delle aspirazioni che, in quel momento, arrivavano al Vaticano, di una chiesa più vicina alla gente e comprensibile da tutti, anche nei riti avvolti nel "mistero della fede".
Qual'è stato l'errore del papa? quello di aver innovato sulla base di schemi artificiosi, quelli cioè delle "lingue ufficiali" e/o ufficialmente riconosciute, non tenendo conto, anzi affossando ancor di più, le lingue dei popoli che i governi intendevano far scomparire.
Se prima, infatti, quando i riti erano celebrati in latino, vi erano moltissimi predicatori che predicavano in sardo e molti inni, cantati nelle più varie occasioni, le cui parole erano in sardo,
dopo tale innovazione la corsa all'italiano, già avanzata, prese un impulso eccezionale fino a far scomparire perfino il "Deus ti salvet Maria" e i "gosos", a favore magari della canzonettistica con chitarra e tamburelli in lingua italiana.
Ora si notano segnali di desiderio di recupero, troppo deboli però per essere decisivi e penetrare nuovamente nella mente dei fedeli sardi, il cui apporto, nonostante tutto, potrebbe servire, anzi potrebbe essere fondamentale, per muovere anche il governo regionale ad adottare decisioni coraggiose a favore della lingua. Ricordiamoci sempre che un popolo che non ha la sua lingua non è più un popolo.
Tanto per fare un esempio dirò che ad Alghero le funzioni più frequentate sono quelle della chiesa di san Francesco dove le messe vengono celebrate e le prediche fatte in lingua catalana (non algherese: catalana!).
Allora: al momento attuale la chiesa sarda è in parte agnostica, ignora cioé il problema, ed in piccola parte è invece favorevole. Non si può darle torto, l'italianizzazione si è estesa in tutte le direzioni. Non ricordo cosa avesse deciso il sinodo dei vescovi sardi tenutosi diversi anni fa, ma non mi pare che avesse adottato azioni o suggerito provvedimenti che potessero far muovere l'acqua immota dello stagno. Anche perchè qualsiasi mozione in senso favorevole al sardo incontrava la ferma opposizione dell'arivescovo di Cagliari Ottorino Alberti, il quale si giustificava dicendo che non esisteva alcuna versione ufficiale della lingua sarda.
ATTENZIONE! Ciò è quello che hanno sempre sostenuto i nemici del sardo, per cui ancora una volta s'impone che la lingua sarda unificata venga prontamente introdotta nell'uso ufficiale!
Nell'attesa io proporrei di "forzare il blocco", così come quei balentes ma inutili ragazzotti hanno fatto ad Orune (Tali azioni, se non hanno un nobile scopo, sono finalizzate a sé stesse e non solo sono inutili, ma anche dannose).
1) Mettiamo insieme uno che conosca bene (non è necessario un linguista) il logudorese, con un prete logudorese e uno che conosca bene il campidanese con un prete campidanese e facciamogli tradurre le messe più celebrate, le funzioni fondamentali (sacramenti, novene, rosari, canti, ecc.), il vangelo, ecc. nelle due varianti. Se poi riuscissimo a far ciò con la lingua sarda unificata sarebbe meglio, anzi sarebbe proprio il massimo.
2) Provvediamo a far stampare e distribuire questi testi in tutte le parrocchie dell'isola.
3) Possiamo anche provare a chiedere l'imprimatur all'ufficio addetto (Ufficio per la Congregazione della Fede), ma senza vincolarci al suo ottenimento.
4) Proponiamo che tali testi vengano utilizzati se v'è chi lo chiede, (anche una minoranza nel caso della messa o di funzioni collettive).
5) Chiediamo che non vengano, in ogni caso, celebrate funzioni in italiano, e, se non è possibile in Sardo, che si ritorni al Latino.
Mi aspetto di conoscere il vostro pensiero, nonché di ricevere adesioni di persone che, conoscendo i preti adatti, possano fare da tramite.




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