Quello palestinese è un popolo di giganti, non cederò". Dall'assedio di Ramallah, Yasser Arafat lancia la sua ultima sfida a Sharon, che stamattina ne aveva recitato il "de profundis" politico.
“Non abbiamo intenzione di colpirlo - ha detto Sharon , ma Yasser Arafat è finito. Per me, Arafat era finito già da tempo, spero che adesso anche i palestinesi se ne rendano conto, che capiscano dove quell'uomo li ha trascinati".
Il premier israeliano Ariel Sharon fuga i timori di chi, ieri sera, riteneva possibile che Gerusalemme ordinasse di farla finita con il leader palestinese che da venerì è nuovamente assediato nel suo quartier generale senza né luce né acqua. Ieri sera, infatti l’esercito israeliano aveva ordinato agli occupanti di abbandonare il quartier generale di Ramallah perché di lì a poco ci sarebbe stata “un’enorme esplosione”, ma nessuno è uscito o si è arreso. "Per conto nostro Arafat può restare dove si trova ancora per molto tempo – precisa Sharon -Ma ha il dovere di non istigare da là ad atti di terrorismo. Noi operiamo per negargli tale possibilità ".

C'é il timore che l'edificio che ospita Arafat possa crollare a sua volta come le strutture adiacenti già fatte saltare con la dinamite dagli israeliani. Le ruspe stanno smantellando i muri di una parte dell'edificio che ospita gli uffici del governatorato di Ramallah, situato a ridosso di quello di tre piani dove si trovano gli uffici del leader palestinese.


Sul fronte internazionale, intanto, sembra muoversi qualcosa. Una proposta di compromesso avanzata dagli Usa per porre fine all’assedio sarebbe stata respinta da Gerusalemme (ma la notizia non trova ancora conferma presso fonti ufficiali), mentre l’Iran ha chiesto un "intervento urgente" della comunità internazionale per porre fine all'assedio. "Le recenti selvagge aggressionI del regime sionista, l'assedio e la distruzione di una parte dei locali del presidente Arafat si inscrivono nel quadro della politica di repressione di Israele", ha detto il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Hamid Reza Assefi.
Assefi ha accusato Israele di "violazione di tutti i regolamenti internazionali" e ha lanciato un appello a "un intervento urgente della comunità internazionale per mettere fine alle aggressioni e ai crimini di Israele", definito "la principale minaccia e fonte di tensione nella regione".
Anche Re Abdallah II di Giordania ha iniziato a muoversi e ha fatto sapere ad Arafat che farà tutto il possibile per esercitare pressioni su Israele in modo che le truppe israeliane pongano fine all'assedio del quartier generale dello stesso Arafat a Ramallah. "La Giordania è impegnata in contatti con diverse potenze straniere per trovare una soluzione alla crisi e impedire alla situazione di degenerare", ha riferito stamani l'agenzia di stampa governativa Petra.



E sul fronte interno si registrano ancora tensioni. Artificieri della polizia sono impegnati a Kochav Yair (a nord-est di Tel Aviv) a disinnescare un ordigno deposto a poche decine di metri da una villa appartenuta all'ex premier Ehud Barak, vuota da mesi. Due settimane fa, nella stessa strada, erano stati nascosti due altri ordigni piuttosto potenti. Entrambi erano stati neutralizzati per tempo.

Al-Fatah ha annunciato una nuova manifestazione a sostegno
di Yasser Arafat per oggi a Gaza, dopo quella della
notte scorsa a cui hanno partecipato migliaia di palestinesi. Già stamane alcune centinaia di dimostranti si sono concentrati nel centro di Gaza, da dove si sono poi diretti verso la sede del Consiglio legislativo palestinese (Clp, il Parlamento). Nelle manifestazioni della scorsa notte a Ramallah e in altre località della Cisgiordania, i dimostranti hanno sfidato il coprifuoco imposto dall'esercito israeliano e almeno quattro palestinesi sarebbero stati uccisi dal fuoco dei soldati (una trentina i feriti). Stamane a Nablus un adolescente palestinese di 14 anni è stato ucciso dal fuoco
dell'esercito che tentava di disperdere le manifestazioni spontanee a sostegno del leader assediato.
da il nuovo.it

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