“Il debito pubblico? Problema risibile”: le parole di Berlusconi spiegano la vocazione al disastro del governo di destra.
Non c’è bisogno di altro. Bastano le affermazioni di Berlusconi riportate dai giornali di oggi (24 settembre 2002) per dipingere il ritratto di questo governo e di questa maggioranza e per capire la logica del ritorno al disseto della finanza pubblica italiana: il debito è un “problema risibile”, ha detto il presidente del Consiglio aggiungendo che bisogna ridurlo per fare contenta l’Europa, ma se crescesse un po’ per i cittadini non cambierebbe niente. C’è da restare di stucco. E’ esattamente questa la filosofia (si fa per dire) che ha ispirato i governi degli anni ’80 grazie ai quali oggi l’Italia è gravata da una spesa per interessi doppia rispetto agli altri partner e quindi priva delle risorse necessarie per quelle politiche di riduzione fiscale e di investimenti che potrebbero cambiare la vita del Paese e di tutti i cittadini. I cittadini, oggi, pagano ogni anno, per interessi sul debito, qualcosa come 70.000 miliardi di vecchie lire in più di quanto pagherebbero se il debito pubblico fosse stato mantenuto entro limiti fisiologici: quanto sarebbero diverse le politiche economiche possibili se quei 70.000 miliardi, frutto esclusivamente di una pessima gestione della finanza pubblica, potessero essere disponibili per il bilancio dello Stato? Il rigore praticato dai governi di centrosinistra aveva affrontato seriamente il problema e avviato un tragitto virtuoso grazie al quale l’uscita dal tunnel era diventata una prospettiva realistica e visibile. Il ritorno al passato, quindi, non è più il fantasma agitato da noi “catastrofisti”, ma è teorizzato dalle parole del capo di questo governo, dettate non si sa se dall’incoscienza o dall’incompetenza. O forse dal prevalere di una nuova incarnazione del fondatore di Forza Italia: dopo il Belusconi operaio (che dovrebbe essere arrabbiato perché chiamato a pagare la sua quota parte di debito pubblico), prende il sopravvento un Berlusconi cicala, pronto ad uno sperpero di risorse non sue da far pagare a tutti i cittadini, come del resto deve aver imparato abbattendo i debiti da cui le sue società erano afflitte prima che conquistasse, per la prima volta, il governo del Paese.
da www.nens.it




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