Siamo tutti terroristi
ALESSANDRO ROBECCHI
Non per alimentare sospetti o esagerate paranoie, ma siamo circondati da terroristi. Il collega in ufficio, la zia che va in parrocchia, per non dire delle maestre, dei centri sociali, della Cgil. Leggo i giornali della destra e comincio a guardarmi attorno con una certa circospezione: se hanno ragione loro, abbiamo più o meno cinque terroristi ogni dieci abitanti (gli altri cinque hanno votato Berlusconi). Secondo il ministro dell'interno Pisanu, il fatto che molti girotondini siano un po' irritati con la sinistra ufficiale potrebbe un giorno indurli a usare le armi. Sono «movimenti spontanei». e lui degli spontanei non si fida: non si sa mai. Stessa cosa, naturalmente per i no-global. Potrebbero essere contigui all'eversione? Risposta del ministro: «Sarebbe nell'ordine naturale delle cose». Una specie di darwinismo alla Pisanu secondo cui la normale evoluzione delle cose farà sì un giorno che il movimento per un altro mondo possibile lo renda possibile a pistolettate. Quanto a Casarini, sostiene Borghezio, «egli è direttamente collegato a Toni Negri» (via modem? cellulare? citofono?). E continua: «Cosa aspetta il governo a intervenire?» (blocco del telefono? deportazione?). Dunque, secondo una logica che parte da Bush e arriva a Borghezio (molti chilometri, ma poca strada), si chiede «un'azione antiterrorismo preventiva». E' un metodo infallibile: arrestare i terroristi prima che diventino terroristi, un ragionamento che può portare in breve tempo alle retate negli asili e nei reparti maternità (o al loro bombardamento, come vorrebbe George). A proposito di asili e scuole elementari (e medie, ecc. ecc.), si aspettano i risultati del grande rastrellamento di presidi e maestre lanciato dalla Padania. «Nell'aula scolastica di vostro figlio c'è il crocefisso o no?». Sembrerebbe un sondaggio. Ma poi continua: «Oppure c'era e qualcuno lo ha fatto levare? Chi è stato?». Nomi e cognomi, please. Non vorremmo pensare (in pessima compagnia) che la maestra che ha tolto il crocefisso possa un giorno avvicinarsi alle frange eversive. In ogni caso, raccolti i nomi, si potrebbe agire «preventivamente», come suggerisce il garantista Borghezio.
Si dirà: polverone causato da un'incauta uscita di un ministro, che sarà mai. Ma non è esattamente così. Non passa giorno che la stampa di destra non faccia spirare questo venticello di calunnie, ammiccamenti, strizzatine d'occhio, per dire più o meno che dalla sinistra (sia no-global, movimentista, girotondina, sindacale) nascerà tra breve un terribile afflato di violenza. Terroristi. Una vera campagna di stampa, fatta di ragionamenti a pera, sociologie rimediate in saldo, analisi politiche senza air-bag. Ci spiega Ruggero Guarini (il Giornale) che il girotondista è un Narciso. Ma un Narciso non è abituato alle folle, e dunque ci troviamo davanti a un Narciso-massa che perde la testa e nutre «un rancore virtualmente assassino». Virtualmente, per fortuna: si può sempre chiedere a Borghezio se la sua richiesta di antiterrorismo preventivo comprenda anche il virtuale.
Arturo Diaconale (il Giornale, stesso giorno, stessa pagina, sei centimetri più in là) ci spiega le due mosse dei diabolici girotondini. Primo: estremizzare e radicalizzare lo scontro in modo da «seppellire sotto una coltre d'odio il sistema maggioritario». Secondo: puntare tutto sulle forme di «governance organica» (movimenti, manifestazioni, ong, poteri economici ecc. ecc.), predicare come D'Annunzio e quindi finire la democrazia con un colpo alla nuca. Nanni Moretti e la Mannoia che lanciano volantini su Fiume: qualunque cosa si fuma Diaconale, la voglio anch'io.
Non è tutto. Poi c'è naturalmente la Cgil che soffia sul fuoco. I catastrofisti che dicono che tutto va male (ma come gli viene in mente?). I disfattisti che delegittimano il governo votato dagli italiani, e che quindi sono oggettivamente eversivi. Affermazione, questa, che colloca nell'area dell'eversione di fatto la metà del Paese. Tesi ripetuta giorno dopo giorno, con costanza e pervicacia. Perfetta chiosa al ragionamento polista: chi non è con noi è contro il Paese, chi protesta alimenta la violenza, potenzialmente, o «virtualmente», è un assassino.
Non vorrei che di questo passo l'unità delle sinistre si faccia sì, ma in galera, dove tutti - dalla zia dell'Acli al Narciso-massa, al sindacalista - verremmo rinchiusi se si applicasse il Borghezio-pensiero. Chissà se poi Diaconale e Guarini ci portano le arance, loro che sono così garantisti (con Silvio).
il manifesto 22 settembre 2002
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