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Discussione: Saddam come Hitler?

  1. #1
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    la Terra, quarta via, presso l'Unione Nazionale per la Giustizia Sociale - Fronte Cristiano. NO AL NAZISMO DISUMANO; NO AL FASCISMO LIBERTICIDA; NO AL CAPITALISMO SFRUTTATORE; NO AL COMUNISMO ATEO.
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    Predefinito Saddam come Hitler?

    http://www.corriere.it/
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...5/camera.shtml
    POLITICO
    Ancora in corso il dibattito alla Camera
    «Saddam come Hitler, bisogna usare la forza»
    Berlusconi alla Camera: «L'Italia ripudia la guerra,
    ma siamo accanto agli Usa». D'Alema: discorso sbagliato
    ROMA - L'Italia ha il dovere di stare con gli Stati Uniti, di supportare la sua azione «politica, diplomatica e militare» senza «ambiguità». Con un intervento di venti minuti nell'aula gremita di

    Berlusconi e, a sinistra, Fini alla Camera
    Montecitorio, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha oggi chiarito la linea del governo sulla crisi irachena indicando i passi e le priorità da seguire per rendere inoffensivo il dittatore iracheno, le cui parole gli richiamano alla mente i tragici avvenimenti del 1938, quando le «democrazie europee intimidite e riluttanti ad agire» non riuscirono ad impedire che la Germania nazista riuscisse ad «imporre la legge della forza e del fatto compiuto».

    DESTINO LEGATO AGLI USA - Corollario del ragionamento del premier, punteggiato dagli applausi della sua maggioranza, è il pieno supporto agli Stati Uniti, le cui preoccupazioni strategiche non possono essere accolte «con una alzata di spalle», visto che «il nostro sistema di vita, il nostro destino, è legato a quello degli Usa». Più concretamente, secondo il premier, serve ora, e rapidamente, una risoluzione delle Nazioni Unite «unica e chiara, che non si presti ad equivoci, e che definisca le condizioni per un uso misurato della forza di fronte ad una nuova e aperta sfida dell'Iraq alla comunità internazionale».

    USO DELLA FORZA «MISURATO» - Un passaggio questo dell'uso della forza - pur «misurato» - che va proprio nella direzione chiesta da Washington, ormai impaziente per i tempi lunghi dell'Onu ed alle prese con una opinione pubblica che non capisce più le incertezze della vecchia Europa. È proprio sulla «inattività», sulla «riluttanza» dell'Europa si è soffermato più volte il premier, che ha cercato di fare leva sui ricordi del passato, sull'aiuto fornito dagli Usa negli anni all'Europa: «Gli americani - ha detto Berlusconi chiudendo il suo discorso - ci hanno insegnato con Roosevelt che l'unica cosa di cui avere paura è la paura stessa». Per questo è chiaro ormai che «l'inattività» può portare a «danni incalcolabili». Il tempo stringe e, ha ragionato Berlusconi, l'Europa non può più cullarsi dietro la scusa della prudenza: «Bisogna liberarsi di ogni ambiguità ed egoismo», perchè «la posta in palio è immensa» e il momento è «delicatissimo».

    INVITO ALL'UNITA' - Non è mancato un invito all'unità, e neppure un avvertimento destinato all'opposizione a giocare pulito su questioni così importanti come quelle di politica estera che toccano la linea 'atlantica' scelta dall'Italia sin dal primo dopoguerra: «Nessuno è autorizzato a giocare con le ansie collettive alla caccia di vantaggi di parte», poichè la posta in palio è «la nostra sicurezza, insieme alla nostra libertà». Ecco perchè, ha sottolineato, «in partite come questa è severamente vietato barare». Si tratta quindi di «disarmare» un regime che porta avanti una minaccia reale e che - ha aggiunto Berlusconi in piena sintonia con le preoccupazioni espresse ieri dal premier britannico Tony Blair - «minaccia di usare formidabili armi chimiche e batteriologiche che potrebbero portare ad eventi impressionanti». Dopo aver ripercorso i vari passaggi della lunga crisi irachena e le difficoltà incontrate dagli ispettori dell'Onu, nonché «le tattiche di elusione, di rinvio e di inganno» usate da Saddam Hussein, Silvio Berlusconi ha invitato alla compattezza ed alla solidarietà atlantica affinchè venga costruita una «coalizione capace di imporre il rispetto scrupoloso di una nuova, forte, pressante risoluzione dell'Onu».

    ONU - Naturalmente, «è evidente che l'autorevolezza e la credibilità delle Nazioni Unite saranno direttamente proporzionali al grado di unità e determinazione nelle scelte da fare che mostreranno le maggiori democrazie occidentali». Per il presidente del Consiglio serve quindi «coraggio» ed unità, anche tra le forze politiche: non bisogna «cedere ad uno spirito di divisione e di resa che indebolirebbe la nuova funzione dell'Italia ed il nuovo smalto internazionale». L'Italia è quindi a fianco degli Stati Uniti, vuole una risoluzione forte dell'Onu che preveda anche un «uso misurato della forza» e respinge anche certi eccessi verbali che hanno portato ad accostamenti forti tra il presidente George Bush e il dittatore nazista Adolf Hitler, come ha fatto in Germania l'ex ministra della Giustizia: «Certi paragoni con Hitler - ha precisato Berlusconi - si attagliano alle dittature ed ai fuorilegge internazionali, non certo agli Stati Uniti d'America e al loro presidente». Chi invece ha vissuto direttamente il dramma della Seconda Guerra Mondiale, riconosce nelle parole di Saddam Hussein «l'eco dei vaneggiamenti che portarono negli anni '40 alla catastrofe mondiale tedesca». E l'Europa, ha ricordato, allora si dimostrò «intimidita e riluttante». Oggi non deve fare lo stesso errore, ha esortato il premier chiudendo il suo discorso alla Camera.
    [img]
    http://www.corriere.it/Hermes%20Foto.../25/0H2ZR51A--[/img]
    Prosit


  2. #2
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...berlusca.shtml
    LE REAZIONI AL DISCORSO DEL PREMIER

    La mozione sull'Iraq spacca l'Ulivo
    ROMA - Dopo il discorso di Berlusconi alla Camera, il tentativo di mettere a punto una mozione comune sulla questione irachena ha diviso l'Ulivo.

    LA POSIZIONE DEL «CORRENTONE» - Prima che l'Ulivo ne faccia un testo definitivo, il «correntone» Ds, spalleggiato da Verdi e Pdci fa sapere che quel documento sulla guerra in Iraq, se davvero vuole essere unitario, deve essere formulato in maniera «più chiara e più netta», spiega il leader di «Aprile» (è questo il nome dell'associazione di cui fa parte il grosso dell'opposizione interna al segretario Piero Fassino), Giovanni Berlinguer: «A un certo punto si dice che bisogna adoperarsi per scongiurare la guerra. Meglio scrivere che bisogna "opporsi in ogni modo alla guerra"». L'auspicio dell'associazione è che «il testo definitivo sia assai diverso». Altrimenti? «Altrimenti - risponde Berlinguer a chi gli pone la domanda nel corso di un briefing a Montecitorio - vedremo...». Ma l'atteggiamento del «correntone», che mette già le mani avanti, è di quelli che lasciano prevedere maretta.
    «Al momento, stiamo a ipotesi. Ma queste ipotesi le riteniamo inadeguate, anche perchè recentemente si sono espresse posizioni molto nette che vorremmo trovare ribadite nel testo». Vincenzo Vita, portavoce di «Aprile», spiega che per loro è fondamentale che un documento del centrosinistra che voglia raccogliere i consensi di tutti metta inequivocabilmente bianco su nero il «no a una guerra preventiva», anche perché - chiosa Giovanni Berlinguer- lo statuto dell'Onu non prevede la guerra preventiva. Un no quindi «preventivo» della componente diessina al documento dell'Ulivo? il «correntone» nega, preferisce parlare di un «contributo critico ma propositivo». Auspicio finale: che «nelle prossime ore si provveda a stendere un testo assai diverso» da quello in circolazione in queste ore.
    CRITICHE E PRECISAZIONI - Il discorso di Berlusconi non sembra aver convinto oltre all'opposizione anche spezzoni della stessa maggioranza. Così se era scontato che, ad esempio, Rosy Bindi, (Margherita) reagisse alle parole del premier affermando che «La politica estera dell'Italia ormai non si costruisce più in Europa ma è un'appendice dell'Amministrazione Bush», o che Ugo Intini (Sdi) sostenga come l'Italia «come tutti i governi europei, può influire sulle scelte degli Stati Uniti, la bilancia può ancora pendere dalla parte di Powell anzichè da quella di Rumsfeld», meno scontato sono apparse le precisazioni e i distinguo di alcuni esponenti di centrodestra. Così Cesare Rizzi (Lega Nord) sottolinea che un «passaggio in sede Onu è necessario, anzi indispensabile per attutire i contrasti con il mondo arabo, compattare lo schieramento occidentale e limitare l'isolamento interventista degli Stati Uniti».
    E Bobo Craxi (eletto con Forza Italia) ritiene che «se si dimostrerà che Saddam è una minaccia per l'intera umanità, allora le Nazioni Unite possono legittimare l'uso della forza, ma se così non fosse sarebbe imperdonabile e financo amorale sostenere un intervento unilaterale».
    25 settembre 2002
    Prosit


 

 

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