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Discussione: Due anni di intifada

  1. #1
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    Predefinito Due anni di intifada

    LA RIVOLTA SCOPPIATA ALL´INDOMANI DELLA «PASSEGGIATA» DI SHARON ALLA SPIANATA DELLE MOSCHEE

    Nuova Intifada, due anni di sangue

    Tra scontri e attentati morti 1726 palestinesi e 628 israeliani



    GERUSALEMME

    ARAFAT fra le fiamme di Mukata celebra solo l'anniversario della sua guerra: Fouad Ajami, il famoso storico del Medio Oriente che insegna alla School for Advanced International Studies dell'Università Johns Hopkins, in una ricerca collettiva per capire cos'è stato questo orribile lunghissimo evento l'ha definita appunto «la guerra di Arafat». Aleph Beth Yeoshua la chiama «la guerra dei confini», Richard Perle, il consigliere di Bush, «la guerra degli idealisti», intesi come Peres, Beilin, Ben Ami, Barak, quelli che credettero nella pace a tutti i costi, e con lui Norman Podhorez, direttore del Commentary, la guerra del processo di pace. Ma Daoud Kouttab, direttore della Scuola di Media dell'Università di Al Quds la chiama «il conflitto sulla terra palestinese». Il gioco comprende, in questi giorni di anniversario, altri pensatori e scrittori, che hanno detto la loro sul quotidiano Jerusalem Post. Adjami, che è libanese, dice «Arafat l'ha voluta e pianificata: fra dire al suo popolo ciò che si può e ciò che non si può acquisire nel mondo delle Nazioni, riconciliarlo con la logica della spartizione e del compromesso o spedirlo in un labirinto fatale, in un'altra strada senza sfondo e senza ritorno, Arafat - dice Ajami - ha tirato il grilletto della guerra nelle pizzerie e degli autobus, pensando che il mondo lo avrebbe comunque sostenuto: ma lungo la strada ha incontrato la sorpresa di una inaspettata guerra mondiale contro il terrorismo, che ha letto la sua guerra per quel che era». Non un'intifada, dunque, ma una guerra che si sviluppa col segno del terrorismo come una bandiera piena di sangue, e il terrorismo ha sopravvanzato l'immagine dei carri armati israeliani chiudendo Arafat nell'angolo di Mukata. Una guerra senza sfondo, senza trattative possibili in vista, perché tutto era già stato rifiutato, mentre Israele aveva offerto quasi tutto quello che poteva; senza tregua né trattati, perché il terrorismo non ne conosce le regole, e chi è colpito deve rispondere in difesa, anche se a volte la risposta è stata dura. Quando Arafat, specie ultimamente, ha cercato di correre ai ripari balbettando qualche condanna al terrore «perché danneggia la causa palestinese» e non per motivi morali, lo Hamas e i Tanzim erano già lanciati come jet. Questi due anni hanno provocato nel campo israeliano 628 morti, di cui il 70 per cento civili. Dei soldati uccisi, però, un quinto è stato ucciso non in battaglia ma in abiti civili su un autobus, o al bar. Il terrorismo ha mirato alla società civile. Anche i palestinesi hanno perso un numero enorme di persone: 1.726 secondo la Croce Rossa, secondo le organizzazioni per i diritti civili 1.376: fra questi sono compresi i terroristi suicidi, e la proporzione dei combattenti è rovesciata. Israele è andata a caccia dei terroristi, ovvero il numero dei militanti uccisi è assai più grande di quello dei civili, donne, bambini e anziani. E comunque nelle Brigate di Al Aqsa, dentro lo Hamas, in una battaglia di terrore, le divise sono poche, ognuno è un possibile miliziano. Questi grandi numeri, uniti a quelli di migliaia di feriti che punteggiano le due società hanno gettato la zona in uno stato catalettico. Questo ha acquisito l'Intifada: due anni di inusitata guerra, foriera di presagi funesti e di un cambiamento antropologico dei palestinesi che approvano e ambiscono al terrorismo, echeggiata nelle prediche nelle moschee, non aspettata da nessuno dopo il processo di pace di Oslo, imbottita di tritolo e di suicidio, capace di ridurre in ginocchio due società. Una in ascesa («ricordi - ancora si racconta nelle case israeliane - quando andavamo a mangiare il pesce nei bellissimi, nuovi ristoranti di Gaza?»), e in attesa di un futuro di libertà definitiva. L'altra una democrazia indaffarata e vibrante, ridotta presto a avanzare affannata fra morti e feriti. Intifada di Al Aqsa, la chiamò Yasser Arafat dopo la passeggiata di Ariel Sharon sulla spianata delle Moschee, questo scontro a morte che Israele per un anno e mezzo non ha voluto neppure credere guerra, tanto che le truppe prima di entrare in quello che a stento è stato definito «territorio nemico» hanno aspettato Muro di Difesa, l'attacco profondo dopo la cena di Pasqua di Natanya. Le tappe della vicenda sono riassunte in immagini in parte incredibili in parte terribili: prima della «passeggiata» un palestinese in divisa spara in faccia a un israeliano in divisa. Ambedue erano nello stesso servizio di ronda, secondo gli accordi di Oslo: ma prima ancora lampeggiano nella memoria, fino all'11 luglio del 2000, le immagini sorridenti di Arafat, Barak, Clinton insieme a Camp David. Rivelò Imad Faluji, il ministro delle comunicazioni dell'Autonomia palestinese, l'11 ottobre 2001: «Chiunque pensa che la violenza scoppiò per la spregevole passeggiata di Sharon sulla Spianata sbaglia, anche se si trattò della goccia che ha fatto traboccare il vaso: l'Intifada fu pianificata in anticipo, sin dal ritorno di Arafat da Camp David, quando rovesciò il tavolo di Clinton. Arafat rimase fermo, e sfidò Clinton. Rifiutò la proposta americana e ferì gli USA al cuore». Anche Israele fu letteralmente, e ben di più, ferita al cuore quando Arafat tornò a Gaza facendo il segno della V mentre Barak dava piangendo la sua conferenza stampa del fallimento all'aereoporto. Gli striscioni che lo accoglievano dicevano: «Gerusalemme è nel nostro cuore, domani sarà nelle nostre mani». Il 25 luglio il mensile Al Shuhada («Il Martirio», mensile dell'Autonomia Palestinese) pubblicava una lettera di Abu Ammar: «Al bravo popolo palestinese, siate preparati, la battaglia per Gerusalemme è cominciata». Il 14 agosto il capo della polizia Ghazi Jabali scriveva «La polizia è pronta allo scontro col nobile popolo palestinese, quando arriverà il momento». Le prese di posizioni ufficiali per la guerra fioccarono, sullo stile delle incitazioni nasseriane o della Siria. La macchina della propaganda prese un ritmo intenso nei media e nelle moschee dove si intensificò un attacco ventre a terra contro Israele, che ricominciò a essere chiamata «l'entità sionista»; e gli ebrei «figli di cani e scimmie, idolatri adoratori di vitelli d'oro». Il martire, ovvero il terrorista suicida veniva ovunque esaltato, anche dallo stesso Arafat, mentre Forza 17, la guardia principale di Arafat sotto gli occhi stupiti della popolazione cominciava a scavare trincee e a rafforzare le casematte. Il resto è storia: il linciaggio di Ramallah fu il primo segnale del sentimento popolare. Israele cominciò quelle che all'inizio somigliavano a rappresaglie cieche, che distruggevano edifici vuoti, cercavano di spaventare, mentre i soldati di fronte a grandi marce armate sparavano contro armati ma colpivano anche la folla e uccidevano. Israele è stata molto lenta a capire che doveva andare a cercare i terroristi a casa per cercare di fermare l'ondata micidiale di terrorismo. Ci volle la piena, uno, due tre attentati grossi al giorno, più decine di agguati, spari lungo le strade, una febbre che ha preso tutta la società e ha spinto un Arafat sempre più verboso e brancolante fuor di controllo, sempre meno popolare nel consesso internazionale. Può darsi che lui ora sia sulla strada del declino, ma non è detto che altrettanto si possa dire per la guerra.

    Fiamma Nirenstein

    Dalla Stampa di oggi.

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Ma quanto vuole la pace quest'Israele...

    Fiamma ....

  3. #3
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    Predefinito

    Grazie per questa dose di disinformazione!



    Jan Hus:
    ARAFAT fra le fiamme di Mukata celebra solo l'anniversario della sua guerra: Fouad Ajami, il famoso storico del Medio Oriente che insegna alla School for Advanced International Studies dell'Università Johns Hopkins, in una ricerca collettiva per capire cos'è stato questo orribile lunghissimo evento l'ha definita appunto «la guerra di Arafat».


    Re:

    Peccato però che l’ abbia condannata più volte questa guerra che poi è una rivolta, Arafat. Chiedetelo a Sadaat se l’ Intifada è la guerra di Arafat, o ai manifestanti che chiedendo la libertà per i militanti dell’ Intifada sono stati ammazzati dalla polizia dell’ Anp.



    Jan Hus:
    Aleph Beth Yeoshua la chiama «la guerra dei confini», Richard Perle, il consigliere di Bush, «la guerra degli idealisti», intesi come Peres, Beilin, Ben Ami, Barak, quelli che credettero nella pace a tutti i costi,

    Re:
    Diamine! Peres, quello del Libano, dove è in questo momento? Col pacifista Sharon, no? Che ne pensa di Gerusalemme?

    Barak, quello delle “generose offerte”, che provò a colonizzare definitivamente la Palestina.



    Jan Hus:

    e con lui Norman Podhorez, direttore del Commentary, la guerra del processo di pace.

    Re:

    Ma che ad azzerare il processo di pace e ritenere nullo ogni accordo firmato fino a allora è stato Sharon, questo signore lo sa?



    Jan Hus:
    Ma Daoud Kouttab, direttore della Scuola di Media dell'Università di Al Quds la chiama «il conflitto sulla terra palestinese». Il gioco comprende, in questi giorni di anniversario, altri pensatori e scrittori, che hanno detto la loro sul quotidiano Jerusalem Post. Adjami, che è libanese, dice «Arafat l'ha voluta e pianificata: fra dire al suo popolo ciò che si può e ciò che non si può acquisire nel mondo delle Nazioni, riconciliarlo con la logica della spartizione e del compromesso o spedirlo in un labirinto fatale, in un'altra strada senza sfondo e senza ritorno, Arafat - dice Ajami - ha tirato il grilletto della guerra nelle pizzerie e degli autobus, pensando che il mondo lo avrebbe comunque sostenuto: ma lungo la strada ha incontrato la sorpresa di una inaspettata guerra mondiale contro il terrorismo, che ha letto la sua guerra per quel che era».



    Re:

    “Guerra mondiale contro il terrorismo”….. i paladini della libertà e dei diritti umani a suon di uranio impoverito.
    Quelli delle risoluzioni ONU….. che infatti Israele ha sempre rispettato….
    Se Saddam viola le risoluzioni ONU è un terrorista, se lo fa Israele combatte contro il terrorismo ….


    Jan Hus:
    Non un'intifada, dunque, ma una guerra che si sviluppa col segno del terrorismo come una bandiera piena di sangue, e il terrorismo ha sopravvanzato l'immagine dei carri armati israeliani chiudendo Arafat nell'angolo di Mukata. Una guerra senza sfondo, senza trattative possibili in vista, perché tutto era già stato rifiutato, mentre Israele aveva offerto quasi tutto quello che poteva;

    Re:

    Ma perché non si parla mai di contenuti, invece che di “generose offerte”, o “tutto quello che poteva”?

    Chiedo dunque:

    1- cosa prevedeva Barak per Gerusalemme?
    2- era sfiorata la questione profughi?
    3- sarebbero stati smantellati gli insediamenti in Cisgiordania e nella striscia di Gaza?
    4- ci sarebbe stata continuità territoriale?
    5- che cosa si prevedeva per il controllo delle risorse, in primis l’ acqua?



    Jan Hus:
    senza tregua né trattati, perché il terrorismo non ne conosce le regole, e chi è colpito deve rispondere in difesa, anche se a volte la risposta è stata dura. Quando Arafat, specie ultimamente, ha cercato di correre ai ripari balbettando qualche condanna al terrore «perché danneggia la causa palestinese» e non per motivi morali, lo Hamas e i Tanzim erano già lanciati come jet.


    Re:

    “Lo Hamas ed i Tanzim”…. accostati così, senza dire altro…. tanto sono terroristi, no?
    Voglio che mi sia citata una volta in cui i Tanzim abbiano fatto attentati fuori dei Territori Occupati…


    Jan Hus:
    Questi due anni hanno provocato nel campo israeliano 628 morti, di cui il 70 per cento civili. Dei soldati uccisi, però, un quinto è stato ucciso non in battaglia ma in abiti civili su un autobus, o al bar. Il terrorismo ha mirato alla società civile.


    Re:

    Manca un piccolo particolare: gli attentati kamikaze costituiscono il 6% degli attacchi palestinesi, pur falciando la stragrande maggioranza delle vittime.
    E’ così corretto ridurre una rivolta ad una esigua minoranza degli attacchi, solo perché condannabili e perché suscitano più scandalo?




    Jan Hus:
    Anche i palestinesi hanno perso un numero enorme di persone: 1.726 secondo la Croce Rossa, secondo le organizzazioni per i diritti civili 1.376: fra questi sono compresi i terroristi suicidi, e la proporzione dei combattenti è rovesciata. Israele è andata a caccia dei terroristi, ovvero il numero dei militanti uccisi è assai più grande di quello dei civili, donne, bambini e anziani.

    Re:

    Fandonie. Sembra quasi che i kamikaze siano sui millecinquecento, messa così.



    Jan Hus:
    E comunque nelle Brigate di Al Aqsa, dentro lo Hamas, in una battaglia di terrore, le divise sono poche, ognuno è un possibile miliziano.


    Re:

    QUESTA NON L’ HAI SOTTOLINEATA, FURBONE?
    Ognuno è un possibile miliziano! Ci credo che Israele può dire che uccide solo i terroristi….
    I PALESTINESI SONO TUTTI TERRORISTI O POTENZIALI TERRORISTI, SI NASCONDONO TRA I CIVILI!


    Jan Hus:
    Questi grandi numeri, uniti a quelli di migliaia di feriti che punteggiano le due società hanno gettato la zona in uno stato catalettico. Questo ha acquisito l'Intifada: due anni di inusitata guerra, foriera di presagi funesti e di un cambiamento antropologico dei palestinesi che approvano e ambiscono al terrorismo, echeggiata nelle prediche nelle moschee, non aspettata da nessuno dopo il processo di pace di Oslo, imbottita di tritolo e di suicidio, capace di ridurre in ginocchio due società.


    Re:

    Analisi complessa, davvero!


    Jan Hus:
    Una in ascesa («ricordi - ancora si racconta nelle case israeliane - quando andavamo a mangiare il pesce nei bellissimi, nuovi ristoranti di Gaza?»), e in attesa di un futuro di libertà definitiva. L'altra una democrazia indaffarata e vibrante, ridotta presto a avanzare affannata fra morti e feriti.

    Re:

    Bella definizione! Anche questa complessa e particolareggiata!






    Jan Hus:
    Intifada di Al Aqsa, la chiamò Yasser Arafat dopo la passeggiata di Ariel Sharon sulla spianata delle Moschee, questo scontro a morte che Israele per un anno e mezzo non ha voluto neppure credere guerra, tanto che le truppe prima di entrare in quello che a stento è stato definito «territorio nemico» hanno aspettato Muro di Difesa, l'attacco profondo dopo la cena di Pasqua di Natanya.

    Re:

    Ah, gli insediamenti e le postazioni militari in Cisgiordania e nella striscia risalgono dunque all’ “Operazione Muro di Difesa”?



    Jan Hus:
    Le tappe della vicenda sono riassunte in immagini in parte incredibili in parte terribili: prima della «passeggiata» un palestinese in divisa spara in faccia a un israeliano in divisa. Ambedue erano nello stesso servizio di ronda, secondo gli accordi di Oslo: ma prima ancora lampeggiano nella memoria, fino all'11 luglio del 2000, le immagini sorridenti di Arafat, Barak, Clinton insieme a Camp David. Rivelò Imad Faluji, il ministro delle comunicazioni dell'Autonomia palestinese, l'11 ottobre 2001: «Chiunque pensa che la violenza scoppiò per la spregevole passeggiata di Sharon sulla Spianata sbaglia, anche se si trattò della goccia che ha fatto traboccare il vaso: l'Intifada fu pianificata in anticipo, sin dal ritorno di Arafat da Camp David, quando rovesciò il tavolo di Clinton. Arafat rimase fermo, e sfidò Clinton. Rifiutò la proposta americana e ferì gli USA al cuore». Anche Israele fu letteralmente, e ben di più, ferita al cuore quando Arafat tornò a Gaza facendo il segno della V mentre Barak dava piangendo la sua conferenza stampa del fallimento all'aereoporto. Gli striscioni che lo accoglievano dicevano: «Gerusalemme è nel nostro cuore, domani sarà nelle nostre mani».

    Re:
    L’ Intifada è infatti conseguenza delle inaccettabili condizioni poste ad Arafat a Camp David.


    Jan Hus:

    Il 25 luglio il mensile Al Shuhada («Il Martirio», mensile dell'Autonomia Palestinese) pubblicava una lettera di Abu Ammar: «Al bravo popolo palestinese, siate preparati, la battaglia per Gerusalemme è cominciata». Il 14 agosto il capo della polizia Ghazi Jabali scriveva «La polizia è pronta allo scontro col nobile popolo palestinese, quando arriverà il momento». Le prese di posizioni ufficiali per la guerra fioccarono, sullo stile delle incitazioni nasseriane o della Siria. La macchina della propaganda prese un ritmo intenso nei media e nelle moschee dove si intensificò un attacco ventre a terra contro Israele, che ricominciò a essere chiamata «l'entità sionista»; e gli ebrei «figli di cani e scimmie, idolatri adoratori di vitelli d'oro». Il martire, ovvero il terrorista suicida veniva ovunque esaltato, anche dallo stesso Arafat,

    Re:

    Gli ebrei invece adorano i musulmani, quei simpatici “animali immondi creati da Dio sotto forma di uomo”!


    Jan Hus:
    mentre Forza 17, la guardia principale di Arafat sotto gli occhi stupiti della popolazione cominciava a scavare trincee e a rafforzare le casematte.

    Re:
    Già,infatti si è vista la potenza militare con la quale Forza 17 ha costretto Sharon all’ isolamento dal mondo, ha sterminato interi agglomerati, bombardato città….

    Jan Hus:
    Il resto è storia: il linciaggio di Ramallah fu il primo segnale del sentimento popolare.

    Re:

    E gli 83 morti palestinesi dopo una settimana di Intifada di cosa sono segno?


    Jan Hus:
    Israele cominciò quelle che all'inizio somigliavano a rappresaglie cieche, che distruggevano edifici vuoti, cercavano di spaventare,

    Re:

    I blocchi con cui si fermano le ambulanze negando loro di arrivare all’ ospedale o le mine lasciate su una strada che conduce a una scuola elementare cercavano di spaventare?


    Jan Hus:
    mentre i soldati di fronte a grandi marce armate sparavano contro armati ma colpivano anche la folla e uccidevano.

    Re:
    Ah, ma la colpa è dei palestinesi tutti armati…..
    Com’ è che però muoiono sempre quelli disarmati?
    O che queste orde selvagge che costringono il povero esercito di Israele a difendersi (coi bastoni?) non si vedano mai? Saranno mica invenzioni?


    Jan Hus:
    Israele è stata molto lenta a capire che doveva andare a cercare i terroristi a casa per cercare di fermare l'ondata micidiale di terrorismo.

    Re:
    Sì, con l’ ondata di violenza e gli omicidi dei militanti Israele crede di poter fermare gli attentati?
    E’ miope e ingenuo pensarlo…. a me sembra che maggiore è la violenza di Israele maggiore la frequenza degli attentati….


    Jan Hus:
    Ci volle la piena, uno, due tre attentati grossi al giorno, più decine di agguati, spari lungo le strade,

    Re:
    Già….agguati FUORI o DENTRO i Territori Occupati?
    E Occupati come?

 

 

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