Chi conosce la storia d'Europa sa che uno dei tratti fondamentali della civiltà europea (uno di quei tratti che l'hanno fatta grande) consiste nel suo aver saputo preservare pluralismo, molteplicità, concorrenza. Mentre in altre aree pure molto sviluppate - la Cina, in particolare - il potere politico è presto riuscito ad imporsi ovunque e ad uniformare/unificare la società, nell'Europa medievale il potere imperiale ha dovuto fare i conti con il contro-potere della Chiesa e anche con una complessità istituzionale che ha saputo offrire una valida resistenza.
E' a quel punto che la classe politica ha preso la strada della costruzione di forti poteri nazionali, riducendo (ma a un livello meno ampio) la complessità politica e giuridica degli ordinamenti pre-moderni. Per secoli ed ancora oggi, ad ogni modo, i poteri statali nazionali non hanno mai abbandonato il sogno di unificare l'Europa: fu il sogno di Napoleone, ad esempio, e nel Novecento quello di Hitler.
Oggi l'unificazione europea a lungo perseguita dai potenti (che certo non amano la concorrenza tra istituzioni indipendenti) sta per realizzarsi, ma forse non è questo l'elemento più inquietante. Ciò che maggiormente deve farci riflettere è che nessuno o quasi sembra percepire quale posta è in gioco e quali rischi (anche di possibili e probabili "guerre civili", che sono sempre il risultato di unificazioni forzose) stiamo correndo.
Ammettiamolo: la civiltà europea è finita.
foedus
PS
un invito alla lettura: Jean Baechler, Le origini del capitalismo, feltrinelli




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