Kaliningrad: Hong Kong nel Baltico o nuova cortina di ferro?



L’allargamento dell’Unione Europea verso est sembra essere ormai un processo inarrestabile, il quale, secondo modalità e tempi non ancora ben definiti, porterà la costruzione europea fino ai confini di quella che per anni è stata la potenza nemica dell’Occidente: la Russia.

In particolare con l’ingresso di Polonia e Lituania, previsto per il 2004, l’Unione affronta una nuova ed impegnativa sfida, il cui esito avrà ripercussioni dirette sugli sviluppi dell’intero edificio europeo nel prossimo decennio. Infatti l’integrazione dei due paesi baltici creerà una inedita anomalia, la presenza all’interno dei confini comunitari di una porzione di territorio appartenente ad un paese non-membro: Kaliningrad.

Conosciuta come Konigsberg fino all’occupazione sovietica del 1945, la capitale della Prussia orientale tedesca deve gran parte della sua notorietà alla nascita del filosofo Immanuel Kant, avvenuta proprio in questo luogo nel 1724. Rinominata Kaliningrad nel 1946, in onore del leader sovietico Mikhail I. Kalinin, il porto libero dal ghiaccio tutto l’anno divenne zona militare segreta, sede della flotta baltica sovietica, con una presenza militare consistente ( tra 200.000 e 500.000 soldati di stanza ); ora vi sono solo 25.000 soldati, indice di come attualmente sia debole la percezione russa di minaccia da parte dei vicini baltici.

Con il crollo dell’Unione Sovietica e la conquista dell’indipendenza da parte della Lituania, Kaliningrad si è venuta a trovare tagliata fuori dal resto della Russia: l’isolamento, la cattiva amministrazione ed il generale disinteresse del governo centrale hanno fatto sì che i legami con la madre patria si indebolissero sempre più e la regione fosse inevitabilmente attratta dal benessere e dalla ricchezza europea.

La prospettiva di una estensione ai due stati confinanti dei rigidi criteri di Schengen circa il transito e la circolazione di beni, merci e persone preoccupa non poco i circa 950.000 cittadini russi dell’aerea, poiché l’attuale regime di visti, piuttosto blando e flessibile, si trasformerebbe automaticamente in uno assai più severo e duro; per loro si creerebbe così una notevole limitazione della possibilità di circolare liberamente all’interno del territorio russo: Kaliningrad è infatti a tutti gli effetti parte della Federazione Russa.

Nella questione di Kaliningrad è tuttavia in gioco molto più di una semplice vittoria politico-diplomatica, poiché la regione appare come un moderno laboratorio di futuri rapporti tra soggetti che tendono inevitabilmente l’uno verso l’altro

Il presidente Vladimir Putin ha ripetutamente dichiarato che non saranno accettate limitazioni di sovranità e che i cittadini russi devono avere la possibilità di raggiungere la zona senza dover richiedere autorizzazioni alcune a strutture o istituzioni diverse dal governo russo.

D’altro canto però, l’Unione Europea sembra non avere la possibilità o la volontà di fare eccezioni nel caso specifico, date anche le particolari condizioni della zona, che ha visto nel corso dell’ultimo decennio radicarsi una diffusa criminalità legata al traffico di sostanze stupefacenti ed alla prostituzione. L’alto tasso d’infezione da AIDS, il grave inquinamento della costa ed il consistente contrabbando, hanno contribuito inoltre a supportare questa ferma posizione europea, portando ad un irrigidimento delle parti in questione e facendo apparire il problema di difficile risoluzione.

Il timore europeo dell’apertura di una consistente breccia nel compatto sistema comunitario, facilmente sfruttabile per immettere nell’Unione "elementi criminali" d’ogni genere, si scontra con l’esigenza di Mosca di mantenere un solido legame con la regione, impedendo che questa sia attratta sempre più nell’orbita comunitaria.

La controversia legata ai visti ha inasprito gli incontri tra diplomatici russi ed europei tenutisi negli ultimi mesi, al termine dei quali sono state rilasciate infiammate dichiarazioni, che hanno riportato alla memoria i tempi della guerra fredda. I Russi hanno apertamente accusato gli Europei di voler alzare una "cortina blu". Il presidente Putin ha addirittura paragonato la situazione a quella di Berlino Ovest, isolata all’interno del blocco sovietico e ha nominato il 13 luglio Dmitri Rogozin quale emissario presidenziale straordinario per Kaliningrad. Parlamentare nazionalista, legislatore di rilievo e "falco" della compagine presidenziale, Rogozin sembra voler testare la forza di Bruxelles e la sua capacità di gestire e risolvere problematiche di questo genere nel continente europeo. Questa politica di forza dei russi si scontra tuttavia con la necessità europea di rimanere inflessibili riguardo le proprie procedure ed i propri regolamenti, e la Danimarca, che detiene la Presidenza di turno dell’Unione, ha già dichiarato di non poter al momento considerare alcuna soluzione diversa da quella dei visti, richiesta dagli accordi di Schengen riguardo libertà di circolazione e controlli di frontiera, ma di essere pronta tuttavia a collaborare attivamente e concretamente in una serie di settori, quali lo sviluppo di adeguate infrastrutture ai posti di confine, l’ammodernamento delle procedure di dogana ed il supporto per l’emissione di passaporti.

Paradossalmente, gli abitanti di Kaliningrad potranno viaggiare verso la Russia assai più velocemente e comodamente di ora: attualmente infatti, le misere infrastrutture ed i controlli inefficienti ai confini con la Polonia e la Lituania, obbligano a lunghe attese in coda, nonostante non sia richiesto alcun visto.

Tuttavia la vera questione in gioco è il futuro a lungo termine: il modo in cui la situazione viene oggi gestita può rappresentare un esempio ed una lezione per i futuri rapporti Russo-Europei.

La Federazione Russa intende trasformare Kaliningrad in un terreno di incontro, un laboratorio di nuovi modelli di cooperazione e futuri assetti politici, un vero e proprio "euro-ponte". E’ proprio in questa ottica che va interpretato il recente messaggio indirizzato dal Presidente Putin al Presidente della Commissione Europea Romano Prodi e a tutti i Capi di Stato e di Governo dei paesi dell’Unione, in cui si sottolinea la necessità di "considerare una nuova iniziativa di integrazione proposta dalla Russia, che realizzi concreti passi in avanti verso la realizzazione dell’ambizioso obiettivo di un passaggio nel lungo periodo ad un regime di ingresso senza visti tra la UE e la Russia". Putin ha espresso la speranza che le parti possano trovare un comune terreno d’incontro ed una soluzione mutuamente accettabile prima del summit Russia-UE previsto per il prossimo Novembre a Copenaghen..

Rivolgendosi alle controparti europee, il Presidente ha espresso "la ferma intenzione russa di estendere la cooperazione con l’Unione Europea, cooperazione che sta gradualmente trasformandosi in una effettiva partnership strategica". Putin ha affermato che lo scopo principale di tale partnership è di "trasformare l’Europa in un continente pacifico, senza linee divisorie, con la profonda integrazione della Russia nel comune spazio economico, umanitario e giuridico europeo".

"Oggigiorno " ha proseguito Putin "sta diventando evidente come l’ulteriore sviluppo di tale processo richieda reciproca libertà di movimento dei cittadini russi ed europei. Questo è il contesto in cui va considerata la questione del libero transito di persone e merci tra la Regione di Kaliningrad ed il resto della Russia ".

I cittadini della Kaliningradskaia Oblast intanto restano in attesa di una soluzione, guardando ovviamente con interesse e speranza all’Europa: un recente sondaggio ha mostrato come circa l’80% della popolazione giovanile abbia visitato l’Europa occidentale, mentre solo il 15% si sia recato in altre parti del territorio russo; molti amano definirsi EuroRussi e sentono di avere maggiori affinità con i cittadini di etnia russa presenti in Lituania ed Estonia, che con i propri concittadini nella madrepatria.

A questo punto il vero problema per il Cremlino non sarà tanto raggiungere un accordo con l’Unione Europea, quanto convincere gli abitanti locali che continuare a far parte della Russia sia per loro vantaggioso.

Mentre il messaggio di Putin non ha ancora ricevuto risposte pubbliche da alcuno dei leader europei, una raccomandazione finale della Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’Unione, è prevista per la fine di settembre, con proposte concrete per risolvere la controversia.

Sarà allora che si testerà la reale volontà europea di apertura all’immenso spazio russo e si capirà se questa Europa è pronta a compiere l’ennesimo decisivo passo della sua complessa storia.

Enrico Frisone