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Discussione: Emporion?

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    Predefinito Emporion?

    Geopolitica. Un ponte tra Europa e Asia
    di Roberto Valle

    Nel ridisegnare l’iconografia regionale della Federazione russa, Putin si pone al di là di quella dicotomia tra atlantisti (eredi della geografia della sconfitta, retaggio del nuovo pensiero gorbacioviano) e neoeurasisti (sostenitori di una geografia della vittoria, volta a ricostituire lo spazio imperiale russo o a resuscitare l'Urss, ponendo un nuovo limes invalicabile tra Russia e Occidente) che ha contraddistinto il dibattito geopolitico russo nel corso degli anni Novanta. Pur avendo reiteratamente sottolineato che la posizione geopolitica della Federazione russa è quella di una potenza eurasiatica, Putin fonda la sua politica estera senza illusioni su una sorta di pragmatismo patriottico (ispirato al programma di Gorcakov, ministro degli esteri di Alessandro II).

    Una politica estera pragmatica
    Pur considerando quella russa una civiltà autonoma dall'Occidente, Putin pone come priorità assoluta l'interesse nazionale e la continuità storica dello Stato russo: la Federazione russa, radicata nella sua peculiare circostanza geografica, è un paese globale (in quanto simultaneamente situato sia in Europa, sia in Asia) che intende integrarsi paritariamente nel sistema mondiale dell'economia. L'interesse nazionale russo coincide con la stabilizzazione dello spazio eurasiatico (attraversato da complessi ed esplosivi conflitti) e con lo sviluppo di quei settori dell'economia che possono competere sui mercati internazionali. L’iconografia regionale, quale insieme di quei fattori geopolitici, geoculturali e geoeconomici che contraddistinguono il peculiare spazio russo (inteso come eterotopia, quale rappresentazione della doppia identità della Russia che non è né Europa né Asia), diventa il nodo di Gordio della comunità nazionale: nell'era globale, lo status vitale della Russia è nel suo essere un ponte geografico tra Europa e Asia.

    La Russia percepisce se stessa come grande spazio inserito in un arco di stabilità che incorpori simultaneamente la Nato, trasformata in organizzazione internazionale della sicurezza (il 28 maggio 2002 la Federazione russa sigla un accordo paritario con la Nato), e il Forum di Shangai (costituito da Russia, Cina, Kazachstan, Kirghizia, Uzbekistan e Tagikistan nel 1996 e rinnovato nel 2001). L’iconografia regionale diventa in tal modo, un fattore decisivo di stabilizzazione politica e di rafforzamento dello Stato russo (ponendo fine all'erranza geopolitica della Russia con i suoi fantasmagorici esodi verso Oriente o verso Occidente). L’identità della Russia, secondo Putin, deve ricostruirsi intorno ad uno Stato forte (condizionato dalle "inseparabili caratteristiche della sua esistenza geopolitica e culturale"), promotore di una sorta di new deal. La Russia ha sempre percepito se stessa come una realtà bicontinentale e le nuove prospettive orientali indicate da Putin (la creazione di una casa comune euroasitica) non assumono una valenza ideologica e hanno come obiettivo la creazione di un Commonwealth post-imperiale.

    I nemici? I paesi dell’arco di instabilità
    Diversamente dagli eurasisti e dai neocomunisti (con le loro fumisterie esoterico-geopolitiche), Putin non eleva la geopolitica russa a categoria mistico-escatologica, non indica una peculiare missione storica della Russia (anche se l'itinerario storico da seguire insieme all'Occidente è comune, ma non identico, perché si sta forgiando un modello russo di sviluppo economico e politico), non ha un orientamento pregiudizialmente antioccidentalista e intende integrare la Federazione russa nel mondo globalizzato. In un’intervista rilasciata a Marek Halter (luglio 2000), Putin, a proposito della questione cecena, rivendicava per la Federazione russa il ruolo di antemurale contro l’espansione dell'islamismo e sosteneva l'idea di una partnership strategica con la Cina e con l'Occidente contro l'estremismo wahabita e talebano per porre fine ai conflitti in Asia centrale e meridionale. Tale proposta era il preludio di quella coalizione contro il terrorismo che si è creata dopo l'11 settembre 2001: nella politica estera russa non c'è stata nessuna svolta filo-occidentale, perché già nel 2000 Putin indicava come nemico comune quell'arco di instabilità che va dalla Filippine al Kosovo (un concetto di nemico geopoliticamente determinato e meno metafisico del cosiddetto asse del male). Tuttavia, il ministro degli Esteri russo Ivanov avanza il sospetto che gli Usa, dopo la guerra in Afghanistan, vogliano utilizzare il pretesto della lotta al terrorismo per rafforzare le proprie posizioni in Asia centrale, dove esistono forti interessi geostrategici e petroliferi. La Federazione russa considera, invece, lo spazio dell'ex Urss come priorità regionale e come una propria specifica sfera d'interesse: in tal senso la Russia ambisce ad essere una sorta di anfitrione geopolitico dell'Eurasia, senza condividere questo spazio con altre potenze o ingaggiare una competizione geopolitica e geoeconomica (un nuovo great game) con gli Usa (come sostiene l'eurasista atlantico Brzezinski).

    Gli spazi geoeconomici
    La permanenza di reparti operativi statunitensi in Asia centrale e nel Caucaso (regione considerata vitale per la sicurezza nazionale russa), secondo Ivanov, rischierebbe di rendere ancora più ingarbugliato lo scenario eurasiatico, favorendo ulteriori spinte destabilizzatrici nell'area (Abkhazia e Ossezia meridionale). Al di là delle priorità regionali, la dimensione europea ed eurasiatica della geopolitica russa viene collocata nell’ambito di una politica estera multivettoriale. Come ha sottolineato Immanuel Wallerstein, la politica estera tous azimuts della Federazione russa risponde, in primo luogo, a considerazioni di carattere geoeconomico: per la prima volta la Russia è al centro del dibattito mondiale sul petrolio (l'Arabia Saudita non è più l'interlocutore privilegiato dell'Occidente, perché considerata un alleato inaffidabile dopo la guerra afgana e il rinnovato conflitto mediorientale) e intende integrarsi nella comunità globale aderendo alla WTO. Con l'ammodernamento della Transiberiana e della rete del trasporto via terra, la Federazione russa, inoltre, intende diventare un centro di influenza geoeconomica nell'interscambio tra l' Asia (India e Iran) e l'Unione Europea, in concorrenza con la nuova via transasiatica (via della seta). Gli orientamenti geopolitici di Putin si basano, perciò, su considerazioni geoeconomiche (come si evince anche dal discorso sullo stato della Federazione russa del 18 aprile 2002, nel quale Putin ha affermato che la Russia deve lottare per il suo posto al sole dell'economia).

    Una partnership energetica
    La partnership strategica con l'Occidente è vista in funzione della partnership energetica, quale creazione di una comune zona socio-economica con l'Unione Europea (l'Unione Europea importa il 53% del petrolio russo e il 62% di gas). Nella dichiarazione congiunta italo-russa del 3 aprile 2002 si sottolinea quale obiettivo prioritario l'integrazione dell'economia russa e del mercato europeo non solo sul piano delle risorse energetiche, ma anche su quello tecnologico. La stessa Condoleeza Rice, consigliere della sicurezza nazionale di Bush (che fino al marzo 2001 indicava la Russia come una minaccia) riconosce che nelle relazioni energetiche la Federazione russa ha assunto un ruolo centrale ed esorta ad una più stretta collaborazione russo-statunitense nei conflitti regionali (Balcani, Nagorno-Karabach e Medio Oriente). La cooperazione con l'Occidente è considerata, perciò, in funzione del risanamento dell'economia russa e dell'influenza geopolitica russa nel sistema globale. La creazione di un autonomo polo geopolitico intorno alla Federazione russa, secondo l'orientamento multipolare sostenuto da Primakov negli anni Novanta, risulta impossibile (la stessa CSI è una struttura a geometria variabile che stenta a diventare uno spazio strategico unico). Putin, perciò, interpreta l'enduring partnership con gli Usa e con l'Ue come una sorta di sistema multipolare integrato che mitighi l'unipolarismo statunitense (Bush sembra mostrare verso la Russia una benevolenza asimmetrica e non ha quello zelo missionario che ha animato la crociata fallita di Clinton volta a realizzare una rapida occidentalizzazione della Federazione russa ). In questo sistema multipolare integrato, in via di formazione, la Russia sembra rinunciare alle illusioni imperiali cercando, più realisticamente, una sintesi tra istanze geopolitiche (Realpolitik euro-eurasiatica) e globalismo (internazionalismo economico euro-atlantico): in tal modo essa si ricolloca al centro di nuovo concerto mondiale.

    8 maggio 2002

    Emporion - Quindicinale online di geoeconomia


    Riporto questo articolo in cui si parla , male, dell'eurasiatismo. E' tratto da questo strano sito di geopolitica che ho trovato in rete. Qualche idea in proposito? Chi sono questi?

  2. #2
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Emporion?

    L.Incisa di Camerana, che collabora, è un atlantista, orgoglioso.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Emporion?

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    L.Incisa di Camerana, che collabora, è un atlantista, orgoglioso.
    Capito. Meglio lasciar perdere. Se posto altri articoli prima controllo.

    Non ho capito però di cosa sia orgoglioso questo Incisa di Camerana.

    Credo si tratti di un generale dell'esercito in pensione. hefico:

  4. #4
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    Predefinito Rif: Emporion?

    Ideazione editrice srl
    Ecco spiegato l'arcano. La destra conservatrice-chic degli imminenti prossimi ex-berlusconiani.

    Strano, finchè c'era Limes, nessuno faceva il 'geopolitico'. Da quando viene pubblicata la rivista 'Eurasia', sono diventati tutti 'geopolitici': una moda, che dal liberal-imprenditoriale Andrea Nativi (RID; 'Risk') alla destra chic di Roberto Valle e Pietrangelo Buttafuoco, alla destra sionista di Imperi, per arrivare alla geopolitica 'buonista' di Carta/Lemondediplo, fino ad aggiungere i tanti altri oscuri 'centri studi' pubblicamente privati.
    Ma tutti questi think-tank hanno un chiodo fisso, dare addosso all'Eurasiatismo; dimostrando solo di averne timore. Sarà un caso?

    Questo é Ludovico Incisa di Camerana, ex ambasciatore e scrittore.
    Ultima modifica di sitoaurora; 13-09-09 alle 19:32

 

 

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