Questo è un articolo pubblicato sull’ARENA DI VERONA di oggi.
Ho il massimo rispetto per il caso umano, ma quanti sono gli italiani senza casa e/o con problemi di reddito? Di queste persone non si parla! D'altronde, difficilmente potrebbero essere aiutate, dal momento che sicuramente non posseggono un cellulare!!!
(da L’ARENA DI VERONA –4 ottobre 2002)
Padre disperato chiede una casa per la famiglia
Uno dei suoi figli è nello Sri Lanka, malato grave
Non cerca carità, non vuole soldi. Chiede una casa, con un contratto d’affitto a prezzo basso, perché con un milione 600 mila lire al mese, deve riuscire a far arrivare in Italia la moglie e i tre figli. Soprattutto una di loro, Diana, che ha sei anni e soffre di sclerosi tuberosa, una malattia che ha risvolti psichiatrici e comportamentali, che fanno di quella bimba una ritardata mentale senza possibilità di guarigione. Ma di miglioramento sì, se curata con farmaci appropriati.
Sunyl Cithahchirise viene da Nigambue, un paesino nei pressi della capitale dello Sri Lanka, Colombo. È regolare, ha il permesso di soggiorno, e come spesso accade, un diploma di maestro elementare nel cassetto. Lavora, fa assistenza a un professore in pensione che abita al Saval e ha avuto un ictus che gli ha paralizzato metà corpo. Sunyl narra la sua storia parlando in fretta in buon italiano, ma il racconto è spesso interrotto dalle lacrime.
«Sono arrivato in Italia da clandestino, prima su camion, poi nella ex Jugoslavia sono stato imbarcato. Sono rimasto in Sicilia per anni, e ho ho potuto regolarizzare la mia posizione. In Sicilia ho portato una volta anche mia figlia che è stata visitata da un professore noto, che mi ha suggerito di farla vivere qui, in Italia, dove potrebbe essere curata. Io non dormo la notte pensando a mia figlia, al suo gemello Antonino, alla più grande Tethga, 11 anni. Ma anche a mia moglie. Siamo sposati da tredici anni, siamo vissuti insieme soltanto tre. Sono dieci anni che non passo un Natale assieme alla mia famiglia. Sono molto cristiano, e in quel periodo la distanza da loro si accentua ancora di più. È che non ho tanti soldi per potermi permettere viaggi frequenti. Quando mia moglie mi aveva detto che era rimasta incinta per la seconda volta, ho subito pensato alle difficoltà economiche. Quando poi sono nati due gemelli ci siamo detti, Dio ci aiuterà. Ma sono iniziati i problemi di salute della piccola e gravi». Piange Sunyl, cerca di trattenere le lacrime, ma non ce l’ha fa. Per cercare di fargli riprendere fiato, gli offro un caffè. Sunyl trasmette forte il suo dolore. Si asciuga le lacrime che gli rigano il volto ambrato: «Ho chiesto aiuto anche alle suore, anche alla Caritas, non me l’hanno dato. Mia moglie ha detto che la bambina adesso ha iniziato a sbattere la testa contro il muro, così, senza alcun motivo. Continua a farlo. Lei non può andare a lavorare, ha tre bambini cui star dietro e la piccola Diana ha bisogno di continue attenzioni per evitare che si faccia del male. Ma ha bisogno anche di medicine e al mio Paese non ci sono, non riusciamo ad averle. Io chiedo soltanto una casa che abbia un affitto che mi permetta di avere con me la mia famiglia». Chi volesse essere d’aiuto all’immigrato regolare, che comunque è in grado di pagare un affitto proporzionato al suo stipendio, può mettersi direttamente in contatto con lui, al numero di cellulare 340/7058173 .




Rispondi Citando