MAFIA/VIDEOCONFERENZE.RADICALI: DAL TURISMO GIUDIZIARIO ALLO STRAVOLGIMENTO DEL DIRITTO
Dichiarazione di Maurizio Turco, Presidente dei deputati radicali al Parlamento Europeo e Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno Tocchi Caino, entrambi membri della direzione di Radicali Italiani

Il procuratore Vigna sostiene che senza videoconferenza ricomincerebbe il turismo giudiziario con conseguenti rischi di evasione e di contatti tra i detenuti, insomma si vanificherebbe il 41bis.

Ci preoccupano meno i rischi virtuali, e che uno Stato sano può contenere con piccoli accorgimenti, delle certezze di stravolgimento del diritto.

Cos’è una videoconferenza? Un processo virtuale nel quale un presunto innocente non puo’ colloquiare con il proprio difensore, con il proprio giudice, con la propria giuria, che non puo’ far valere i propri diritti, cioè il diritto.

Basti dire che quando si imputò a Bagarella di aver letto un testo durante un processo in videoconferenza tutti i quotidiani ebbero l’onestà di scrivere che “il cattivo audio ha permesso di capire solo poche frasi”. E non è un caso isolato.
E ancora, in quai tutte la sale di videoconferenza per i detenuti in 41bis l’apparecchio telefonico per comunicare con il proprio difensore è all’interno di una piccola stanza dove ci sono diversi agenti e l’apparecchio è situato in maniera tale da consentire l’ascolto della conversazione, tant’è che ci è scappato anche l’errore ed una di queste conversazioni è finita in un fascicolo processuale.

Ma soprattutto se l’imputato non puo’ intervenire nel momento opportuno (che una volta passato non torna più) e i faccia-a-faccia tra imputato e accusatore sono scorie del passato, c’è poco da essere allegri.

E’ il prezzo che si paga al professionismo dell’antimafia. Senza che ci sia uno Sciascia o un Falcone a ricordarci quant’è costoso.”

Roma, 4 ottobre 2002

Wolare
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