Se c'è un artista elegante nel panorama musicale italiano, quello è senz'altro Franco Battiato. Elegante perché uomo dotato di un raffinato intuito musicale, perché capace di sperimentare nel pieno rispetto della tradizione, perché incapace di assumere toni volgari anche quando in una canzone usa parole come glande e prepuzio. Succede in "Come un sigillo", brano inedito inserito in "Fleurs3", disco nel quale Battiato torna a interpretare vecchi succcessi non suoi (come già in "Fleurs") e che segue di un anno l'uscita dell'album di inediti "Ferro Battuto". Il cantautore siciliano presenta così all'attenzione del suo pubblico questo secondo capitolo di un ipotetico trittico - per chi se lo stesse domandando specifichiamo che non esiste "Fleurs2" e che la scelta di passare direttamente al tre è giustificata dal timore dell'artista di dover chiudere un trittico che un secondo lavoro poteva sottintendere. La formula è quella già sperimentata in "Fleurs", dove nella lista dei brani scelti spiccano i nomi di quelli che possono ben dire di aver fatto la storia della musica italiana. Una prospettiva nuova dunque di canzoni storiche, ma in fondo senza tempo. Intanto l'inedito del quale abbiamo già detto, aggiungiamo che Battiato l'ha realizzato a quattro mani con Manlio Sgalambro, collaboratore di vecchia data di molti dei suoi lavori. Da sottolineare inoltre il controcanto di Alice, anch'essa artista fine e spesso poco compresa, per dar vita a un'accoppiata non certo nuova (visto che la prima collaborazione tra i due risale addirittura agli anni '80), ma sempre di grande effetto. A fare di "Fleurs3" un lavoro adatto anche ai palati più intellettuali, arriva in chiusura di album "Beim Schlafengehen" ("Andando a dormire"), un lied di Strauss su testo di Herman Hesse, inciso con l'accompagnamento vocale della soprano Daniela Bruera. Non è affatto musica leggera, come il resto del disco potrebbe far pensare, ma Battiato ci ha sempre abituato a questi picchi di stile, virtuosismi che pochi possono permettersi. Veniamo alle cover scelte ad omaggiare gli anni Sessanta e Settanta. Il primo brano sempreverde che citiamo, perché anteprima radiofonica dell'album, è "Impressioni di Settembre" della PFM, scritta con Mogol nel 1971. Chi non ha avuto modo di ascoltarla quando ancora era un brano inedito, l'ha senz'altro potuta apprezzare nella più recente (2001) riproposizione di Francesco Renga, nel suo omonimo primo album da solista. E chi non avesse colto neanche questa occasione, può rifarsi ora con l'intensa esecuzione di Battiato, a nostro avviso ne vale la pena, anche se abbiamo apprezzato non meno le precedenti interpretazioni. L'unico cantautore ad essere presente due volte nell'album è Bruno Lauzi, altro artista che ha nel suo nome una fetta non indifferente di storia musicale e che, quantomeno per amore dei più giovani, se proprio il rispetto non fa tanta strada, i più dovrebbero rivalutare, rendendo attuale il suo valido repertorio. Da questa considerazione nasce il nostro applauso per la scelta dei brani: il più noto "Ritornerai" e la bellissima "Se tu sapessi", arrangiata con archi e pianoforte, senz'altro tra le canzoni più belle di questo lavoro (ce ne sono oggi di testi così? Chiediamocelo). Senza infamia e senza lode l'interpretazione de "Il cielo in una stanza", un di più che non dispiace e non emoziona, sicuramente perché non se ne sentiva la necessità, visto che il brano è stato negli anni plurinterpretato. Stessa conclusione, ma per motivazioni chiaramente non analoghe, per "Le tue radici" di Alan Sorrenti, che trova nuova vita in questa riesecuzione meno sperimentale dell'originale, ma lo fa senza lasciare grandi segni. Bella apertura quella affidata al brano di Adamo, "Perduto amore", come interessante è la riproposizione di "Se mai", di Chaplin e Calabrese, e di "Sigillata con un bacio", versione italiana di "Sealed with a kiss" di Geld e Udell. Nella scelta di Battiato è caduta anche "Avec le temps" scritta nel '62 da Léo Ferré, divenuta in italiano l'interessante "Col tempo sai". Ottimo recupero. Chiudiamo l'elenco con "Insieme a te non ci sto più" di Paolo Conte, che ricordiamo nell'originale interpretazione di Caterina Caselli e che alla fine dell'ascolto resta nella testa, a dirci che in fondo nel passato c'è tanto, ma veramente tanto da riscoprire.