Lo sciopero della Cgil divide i Ds


Giallo su un documento con cui alcuni deputati della Quercia chiedevano di sospendere l'agitazione del 18 ottobre. Insorge il correntone: "Atto inaudito". E Fassino blocca tutto.
di Mario Lavia

ROMA - A pochi giorni da una riunione della direzione che si preannuncia molto tesa (il 14), in casa diessina le acque si agitano ogni giorno di più. Non bastano le questioni internazionali ad accendere gli animi, con il correntone decisamente schierato sul no ad ogni ipotesi di attacco americano all'Iraq e Massimo D'Alema che dice che "l'intervento sotto l'egida dell'Onu è legittimo".

Non bastano le accuse dei fassinian-dalemiani al correntone di aver "condizionato" il segretario sul voto contrario all'invio degli alpini in Afghanistan ("Noi non abbiamo condizionato niente - dice Gloria Buffo - abbiamo votato no come hanno fatto D'Alema e Fassino"). Ora ci si mette pure lo sciopero generale della Cgil, previsto per il 18, ad accendere nuove polemiche. Polemiche tinte di giallo, per la verità.

La notizia si era diffusa in mattinata: un gruppo di deputati diessini, insieme ad una pattuglia di onorevoli della Margherita, con un documento propone alla Cgil di "sospendere lo sciopero generale per favorire la ripresa del discorso unitario con Cisl e Uil". Tanto - è il ragionamento- "è inutile scioperare contro il Patto per l'Italia, che è morto e sepolto. Meglio sospendere lo sciopero, Epifani deve essere ragionevole".

Fra i firmatari ci sono Giorgio Benvenuto, il consigliere economico di D'Alema Nicola Rossi, Antonello Cabras, che è membro della segreteria ds. Subito gli uomini del correntone hanno fatto quadrato a difesa dello sciopero della Cgil: "E' un documento oggettivamente contro Fassino", sintetizzava Fabio Mussi, mentre per Gloria Buffo e Fulvia Bandoli si trattava di un atto "inaudito".

Fatto sta che anche esponenti dalemiani come Caldarola, Burlando, Barbieri prendevano le distanze dal documento, che alla fine veniva ridimensionato dagli stessi proponenti. Sembra che Fassino non abbia gradito affatto il documento rivolto alla Cgil e che si sia adoperato per bloccarlo. Comunque sia, alla fine la cosa si è rivelata una mezza bolla di sapone, o, come dice un esponente del correntone, "una provocazione da non accettare".

Che è poi una metafora di una situazione più generale. La minoranza guidata da Giovanni Berlinguer si prepara a rintuzzare "la grande offensiva dalemiana" che è in corso da giorni. Resta da capire cosa farà Fassino, che pare determinato a chiedere una sorta di voto di fiducia sulla relazione che presenterà lunedì alla direzione. Il segretario vuole dimostrare con i fatti di non essere stato "commissariato" da D'Alema, vuole rinsaldare la sua maggioranza senza tagliare i ponti col correntone.

E' il presidente dei ds che invece sembra tentato dal regolare definitivamente i conti con la sinistra, magari in vista di quell' "accavallamento" fra ds e Margherita cui ha accennato l'altra sera. Un'ipotesi che terrorizza la minoranza diessina, impegnata invece nel tentativo di allargare la coalizione dell'Ulivo e la stessa linea del partito verso i movimenti e la ripresa del rapporto con Rifondazione comunista.

(9 OTTOBRE 2002, ORE 20:15)