Ho imparato a pronunziare la “erre” facendo l’imitazione di Mia nonna che chiamava Mio zio da una stanza all’altra.
“Rrrrosarrrio???!!! Rrrrrosarrrrio??!!!”.
Avevo tredici anni. Forse anche di più. E fino ad allora quella lettera dannata era stata per Me solo un affascinante mistero che, in certi periodi, aveva assunto addirittura i connotati di un vero e proprio incubo.
Prova con “ruota”, Mi avevano ripetuto per anni. Prova con “ramarro”. Devi far passare l’aria. Devi appoggiare appena appena la lingua sul palato e contemporaneamente far passare l’aria. Devi far così. Devi far cosà. E’ così facile. E’ così semplice. Ma com’è possibile che non ti riesca?
E Io provavo e riprovavo, ma invano.
Un giorno, così, per caso, stando dietro a mia nonna, M’accorsi che finalmente ce l’avevo fatta. Fu uno de’ momenti più appaganti della mia vita: una grande conquista, un trionfo, un motivo di emarginazione in meno.
Da allora però sono diventato assai impietoso ne’ confronti dei difetti di pronunzia altrui (un po’ come succede a molti piccoli borghesi che, per difendere la loro precaria posizione sociale e per la indispensabile necessità di distinguersi da chi “sta più in basso di loro”, diventano razzisti, reazionari, aggressivi…). Come ho imparato io - ho sempre pensato - possono imparare anche gli altri. E giù a fare il verso a questo e a quello per una “esse” pronunziata come una “f” o per una “erre” sostituita con suoni simili alla “g” o alla “v”...
Con grande disappunto dei malcapitati...
E voialtri, giovani e meno giovani utenti della P.O.L., in che condizioni siete?
Avete qualche difetto di pronuncia? E, se sì, vi siete mai sforzati veramente per tentare di correggerlo?
Cordiali saluti,
G.L.-




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, mi sa che o era bel tempo o già pioveva
