I difetti altrui
Di solito si detesta chi ci assomiglia e i nostri stessi difetti, visti dal di fuori, ci esasperano.
In quella valanga di pagine che Marcel Proust, il famoso autore francese della Ricerca del tempo perduto, ha scritto è facile trovare molte osservazioni acute sul tema dei difetti.
Quella che oggi proponiamo è illuminante e, in un certo senso, ricalca un’analoga considerazione di un quasi contemporaneo di Proust, l’inglese Oscar Wilde che annotava: «Nessuno di noi riesce a sopportare negli altri i suoi stessi difetti». Non c’è da aggiungere altro: basta solo pensare a un esempio di vizio che sappiamo di avere e scoprirlo in un altro. Quanto siamo tolleranti con noi stessi, tanto siamo implacabili e sferzanti quando lo vediamo praticato da altri.
Non sarà mai inutile, allora, ritornare sul celebre appello di Cristo a non perdersi dietro la pagliuzza del fratello, ignorando la trave conficcata nel nostro occhio (Matteo 7, 3-5). Esercizio faticoso ma necessario, se non si vuole vivere da ciechi a livello morale. Alla radice c’è una virtù spesso ignorata, l’umiltà. Essa non è umiliazione di sé, non è masochismo spirituale. È, invece, lo sforzo di tener fisso lo sguardo su quella realtà debole e limitata che è in noi, senza andarla a cercare negli altri per scusarsi e magari per condannare ipocritamente l’altro. Per questo è indispensabile riflettere più su se stessi che esaminare al microscopio i comportamenti degli altri.
Potrai dire di conoscere bene te stesso quando scoprirai in te stesso più difetti di quanti altri gli
riescano a vedere in te. Certo, per raggiungere questa meta c’è sempre un muro da abbattere,
quello dell’orgoglio.





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