Forse non ci rendiamo abbastanza conto del fatto che tutti viviamo - e avremo vissuto - una sola vita. Ovviamente, si risponderà: non crediamo alla metempsicosi. Ma non è questo il punto. Visto che per universale consenso nessuno ricorda le vite precedenti, la metempsicosi non avrebbe importanza per il discorso che viene fatto qui. Ciò che dimostra che non ci rendiamo sufficientemente conto di vivere una sola esistenza è l'assurdo interesse che dimostriamo per cose che non potremo più vivere.
Se durante una serata in casa d'amici un signore comincia a raccontare che quando aveva diciotto anni aveva letto su un giornale che si cercavano giovani disposti a trasferirsi in Zambia, e così era cominciata la sua vita in Africa, il più interessato sarà un altro signore che, quando aveva diciannove anni, aveva letto lo stesso annuncio ma aveva rinunciato ad andarci perché gli era stato detto che si trattava di una truffa o al massimo di andarsi a cercare guai e miseria lontano da casa.
Sia chiaro: non interessa qui sapere se il primo uomo ha fatto la sua fortuna o ha salvato la pelle per un pelo; né se il secondo, ascoltandolo, ha ragione di rimpianti o di autocompiacimenti. Quello che importa è che il secondo ascolta come se potesse non solo capire se ha fatto bene o male, ma come se potesse tornare indietro e decidere diversamente. O come se potesse prepararsi a decidere bene la prossima volta. Una prossima volta che non ci sarà mai.
La maggior parte delle persone ha conosciuto il partner della propria vita per caso. Perché è stata invitata ad una festa, perché ha accettato un certo lavoro piuttosto che un altro, perché è andata o non è andata al mare una certa estate, eccetera. Tanta parte della nostra vita è sotto il segno del caso e per questo finiamo con l'avere l'impressione che ciò che è andato in un certo modo sarebbe potuto andare in un altro modo. È come se pensassimo che in fondo con un colpetto di pollice si sarebbe potuto deviare la traiettoria della nostra vita. Tutto sbagliato. Per chi riesce a concepire il complesso determinismo dell'esistenza, il caso non esiste. O esiste solo soggettivamente. E poi, bisogna rassegnarsi all’idea che il colpetto di pollice è semplicemente impossibile: in praeteritum non vivitur.
La complessità dell'esistenza non è dominabile. La nostra ignoranza dei meccanismi del caso, oltre che delle reazioni altrui, fa sì che riusciamo magari ad evitare di andare in galera, ma certo non riusciamo ad imprimere alla nostra vita un corso programmato. Chi può scegliersi a ragion veduta e con la certezza di non sbagliare un coniuge col quale vivere un'infinita storia d'amore, fino alla morte? E chi può evitare l’imprevisto di un infarto, di una vincita alla lotteria, di un terremoto?
Anche la sensazione che gli avvenimenti che si sono verificati per caso potevano facilmente essere evitati è del tutto illusoria. È ovvio che chi ha avuto un incidente d'auto perché era andato a fare gli auguri al nonno avrebbe rinunciato a fargli gli auguri, se avesse potuto prevedere l'incidente. Ma nessuno lo può. Proprio per questo gli incidenti continuano a verificarsi e proprio per questo paghiamo un premio d’assicurazione.
Ovviamente, anche se siamo dominati dall'ignoranza delle concatenazioni causali, e dunque dal caso, non per questo bisogna avere un islamico atteggiamento di inerzia. Ognuno deve cercare di organizzare la propria vita al meglio ma ciò non basta per credere che, se questa vita è andata affatto bene o affatto male, questo sia dipeso interamente da noi. Anche se si ha una mira accettabile, la vita ci sposta continuamente il bersaglio. E il punto colpito è spesso una sorpresa. Aveva dunque perfettamente ragione Machiavelli quando, per il successo, accanto alla virtù, richiedeva la fortuna.
In totale, non serve a nulla rimpiangere checchessia e neanche congratularsi con se stessi. Le storie d'amore che non si sono vissute, o che si sarebbero potute vivere diversamente, sono irrimediabilmente perdute. I problemi di un trentenne non sono i problemi di un cinquantenne e non lo saranno mai più.
Bisognerebbe avere il coraggio di ancorarsi al reale. Anche se ciò da alcuni viene vissuto con piacere e da altri con disperazione, la cosa rimane per tutti ugualmente inevitabile. Si può correggere la rotta per il futuro ma – come diceva anche Rosmini - per il passato non c’è rimedio.
Gianni Pardo, per Il Legno Storto




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