IL CANTICO DELLE VALLETTE (Corriere della Sera-Francesco Merlo)


Ecco un altro professore, giurista questa volta, che non ce l'ha fatta. Ecco un altro sapiente che pensava che il sapere fosse propedeutico al saper fare. Ecco un altro presidente della Rai che sta frollando al settimo piano di viale Mazzini, inseguito dalla politica che «con me - aveva detto - dovrà abituarsi a fare un passo indietro». Ed eccolo marinato nel solito educandato di attrici, vallette e ballerine, un festival delle ninfe che purtroppo ormai non è più soltanto gossip, più o meno volgare e più o meno inverosimile, ma è una degenerazione del potere italiano, alla quale per la verità non si è sottratto nessun presidente della Rai, né quello bocconiano né quello gramsciano, e neppure questo presidente emerito della Corte costituzionale. Eppure Antonio Baldassarre, a soli sei mesi dalla nomina, è già stato abbandonato da tutti, persino da Gasparri e da An che pure lo avevano arruolato, ma ora lo detestano. E Silvio Berlusconi apertamente rivendica di non averlo mai digerito e perciò adesso lo convoca di nascosto in via del Plebiscito e lo maltratta senza troppi sensi di colpa, solidarizzando con il direttore generale Agostino Saccà: «Ci avessero ascoltato, caro Saccà, noi che conosciamo la materia».
Addirittura, alla fine della settimana scorsa, a chi in Rai gli chiedeva com'era andata con Berlusconi, Saccà ha risposto così: «Torna a fiorir la rosa che pur dianzi languìa». E tutti vi hanno inteso la conferma a quel che scrivono i cronisti, vale a dire che Berlusconi è già tornato a valutare le candidature alla sostituzione di Baldassarre, smettendola di sospirare ogni volta che sente il nome di Carlo Rossella.
Di sicuro Baldassarre è a capo della più brutta e sconclusionata Rai degli ultimi venti anni, presidente apparentemente fuori posto, inferiore a se stesso, visto che al debutto ha sovraccaricato ed enfatizzato il ruolo, molto promettendo, e tutti denunciando, e sempre fustigando. Perciò, in questa malatissima Rai, proprio Baldassarre è il campione di incoerenza, di indecisione, e di quaquara-blablà, immemore di tutto quello che aveva programmato, e dichiarato, e giurato: «Biagi ci sarà perché si identifica con la Rai»; «Santoro è una risorsa di questa azienda»; «I desideri di Berlusconi su Biagi e Santoro sono i desideri di un politico e resteranno confinati a livello politico». Eccolo invece senza Biagi e senza Santoro, strana figura di liberal-censore. Aveva detto: «Di una cosa potete stare sicuri, la mia tv sarà colta e senza volgarità». Ma nessuno si è accorto della cultura mentre fioccano le solite denunzie in difesa della morale, dei minori, delle famiglie. E saranno pure bacchettoni, ma c'è persino una denunzia per una scena d'amplesso con una morta, andata in onda la settimana scorsa su Raidue .
Per la verità qualche mese fa Antonio Baldassare aveva scritto un libro ( Globalizzazione e democrazia , Laterza) che già somigliava alla sua Rai, un libro che denunzia ma subisce, capisce ma si adegua, un bizzarro libro no global ma di ispirazione contraria ai no global, un libro contro i Casarini ma che avrebbe potuto scrivere proprio Casarini, se lo sapesse scrivere, se sapesse accumulare sapere, se frequentasse l'universo bibliografico. Insomma un libro che si ripromette di sposare la carne con il pesce ma è alla fine né carne né pesce, proprio come la Rai, che vuole ardentemente Biagi ma lo caccia.
Anche il Consiglio di amministrazione, che era stato indocile e riluttante, ha ora sentito l'odore del capro espiatorio e dunque sbeffeggia il presidente e lo ha messo in minoranza psicologica. E ovviamente tocca al centrista Staderini, che in quel consesso rappresenta Casini, di scoprirsi più simile a Donzelli e a Zanda, i due consiglieri dell'opposizione che litigarono con Baldassarre già alla seconda riunione, quella che il presidente interruppe al grido di «imbecilli». Ridotto a fidarsi solo dell'inaffidabile, vale a dire della Lega, Baldassarre preferisce assentarsi, non esserci, e in Consiglio lo chiamano «il fantasma». Il più simpatico e il più avvelenato di questi consiglieri sintetizza così la sua parabola: «Quando entrò era dispotico e arcigno, dopo sei mesi è già un povero diavolo». Di sicuro, Baldassarre è stato abbandonato anche dalla Chiesa e dai giornali della destra, da Gianni Letta e da Casini, da Marcello Pera e dal cardinale Ruini che pure lo aveva tanto appoggiato e apprezzato per le sue dichiarazioni contro la legge sull'aborto e per la crociata contro la tv volgare.
La biografia di Baldassarre, del resto, tra titoli accademici, la cattedra a 29 anni, il marxismo dottrinario e l'amicizia con Oreste Scalzone e Claudio Petruccioli, ci aveva già messo in guardia sulle sue doti presidenzial-ossimoriche. Baldassare per esempio presiede, tra le altre cose, anche un'associazione cattolica di ispirazione francescana «Sorella natura», e infatti le immagini di San Francesco arredano tutte le sue brain-rooms , i suoi pensatoi. E tuttavia questo cattolico militante non va a messa e non frequenta la Chiesa, anche se il suo spirito ribelle - ha confessato - lo spingerebbe ad «andare a Messa tutti i giorni, tranne la domenica».
Insomma è un cattolico di potere ma francescano, cioè di antipotere, cattolico di sinistra ma intellettuale organico alla destra, e questo benché nella vita di San Francesco il solo ruolo berlusconiano fu quello del padre abbandonato, Pietro di Bernardone, straricco mercante di stoffe che Francesco tradisce per la purezza evangelica.
Del resto anche come presidente della Sisal Baldassarre ha confessato di non avere mai amato il gioco, mai giocato al Totocalcio, mai investito una lira nei numeri del Lotto. Insomma già prima della Rai Baldassarre era abituato a presiedere istituti senza frequentarne le sedi, la presidenza è un titolo che egli fisicamente non onora, sempre cavaliere ma sempre senza cavallo. Perciò adesso è ben felice di non conoscere la Rai che presiede. E' proprio per questo che gli pare giusto presiederla, perché presiedere non equivale a servire ma a studiare, e la Rai è un insediamento di studio, un pretesto per fare esperienza. Infatti gli agiografi, di destra e di sinistra, ci informano che Baldassare ha già scritto ben centottanta saggi, ovviamente tradotti in inglese, francese, tedesco, greco e turco. Dunque, alla fine della sua esperienza, se non passerà alla storia per Max e Tux sicuramente ci farà omaggio del suo centottantunesimo libro, un riassunto-analisi di tutte le più importanti presidenze Rai della storia d'Italia. Il titolo già lo propone quel suo collega del Consiglio di amministrazione Rai, quello che prima lo detestava e che ora lo sbeffeggia: «Il cantico delle vallette» .