Se Saddam viene trasformato in un galantuomo
di Diego
Gabutti
La formula "guerra preventiva" può essere bislacca
Ma non si può certo definire Saddam una vittima
Bush può avere torto o ragione
Ma Saddam e gli altri sono il torto, punto e basta
Va bene disapprovare, perché ineleganti e decisamente stonate, le esibizioni muscolari di Bush jr, che non vede l’ora di passare alla storia attraverso la scorciatoia geografica di famiglia: attaccando l’Iraq. Va benissimo che gli europei, non disponendo d’una forza militare autonoma e dunque privi come sono d’una politica estera efficace, schierino in battaglia le loro eterne chiacchiere pacifiste, che non mettono in fuga gli eserciti nemici ma che fanno bella figura, fotogeniche come generalissimi in pompa magna, nei titoli di giornale. Va bene che la teoria della “guerra preventiva” suona bislacca e minacciosa. Ma non per questo si possono mettere gli “stati canaglia” tra virgolette, come gli “omini verdi” e i “men in black” della fantascienza, nell’illusione che così smettano d’esistere e si trasformino in chimere.
Non è facile, anzi è impossibile, “relativizzare” (come dicono gli editorialisti chic) il regime di Saddam Hussein. Eppure c’è chi non ha praticamente niente da eccepire contro la dittatura cannibale di Saddam e intanto grida allo scandalo e al collasso della democrazia perché in Italia c’è Silvio Berlusconi al governo della repubblica. In giro per talk show c’è persino chi sostiene seriamente che la rovina degl’irakeni non è il rais, che li ha tirati su a calci e pugni come orfani dickensiani, ma l’embargo occidentale, che li terrebbe a stecchetto rifiutandosi di foraggiare il regime.
Anche Saddam, a sentire le solite campane, è in fondo un gentiluomo che non si sta armando fino ai denti per il piacer suo ma per difendere le vedove e gli orfani del terzo mondo, minacciati dai filibustieri del capitalismo globale, usi a mettere a ferro e fuoco le Maracaibo degli oppressi. Sono le stesse campane che, quando qualcuno evoca le meraviglie del regime castrista, suonano subito a stormo per celebrare il Ceasescu delle Antille: un cavaliere della Tavola Rotonda che ha trascorso la vita, è risaputo, liberando principesse rapite dai draghi. Non lo ricorda più nessuno, ma in questo paese la sinistra extraparlamentare, nei formidabili anni settanta, accolse con fischi e cerini accesi da concerto rock la rivoluzione iraniana degli ayatollah e cercò di trasformare per incantesimo la rovina d’un popolo in un esempio mirabile di lotta antimperialista. E molti sono ancora lì, immobili e solenni come belle statuine. Possibilisti con i kamikaze. Teneri con i talebani. Solidali con la guerra santa che l’islamismo fascista e smargiasso ha dichiarato al Grande Satana occidentale. Innamorati della guerriglia sudamericana che con una mano spara ai servi dell’imperialismo gringo e con l’altra semina cocaina a tonnellate in ogni angolo del mondo
Questa è ormai una partita da chiudere. Gli Stati Uniti possono sbagliare, per esempio con la favola sadomaso della guerra preventiva diffusa dai loro demagoghi, ma i nemici degli Stati Uniti sono sbagli viventi, sbagli calzati e vestiti. Sono bug nel software del mondo. Bush jr può avere ragione o torto, e tra un paio d’anni saranno gli elettori a giudicarlo, ma Saddam e gli altri sono il torto, punto e basta, e là dove governano col terrore non li può giudicare nessuno. Criticare e sbertucciare l’attuale governo americano è legittimo. Forse è anche giusto e sensato. Ma se i demagoghi europei, italiani in testa, vogliono essere presi sul serio è indispensabile che prendano prima le distanze dalle peggiori fantasie storiche e sociali del secolo passato. È venuto il momento di scendere dal pero.




Rispondi Citando
