«Basta tolleranza con gli intolleranti»
di Igor Iezzi

VERONA (Veròna) - Tutto pronto a Verona per la commemorazione del 431° anniversario della Battaglia di Lepanto. Lo scontro tra la flotta della Lega degli Stati cristiani nelle acque di Lepanto con la flotta turca che deteneva il predominio del mare avvenne il 7 ottobre del 1571. La battaglia si concluse con la netta vittoria dei cristiani. La disfatta della flotta turca segnò la battuta d'arresto dell'espansione ottomana in Occidente e dell’avanzata dell’Islam in Europa.
Durante la festa nazionale della Liga Veneta che si tiene a Verona (Fondo Frugose, uscita Verona est) alle ore 19.00 di lunedì sarà celebrata una Santa Messa officiata da Don Baget Bozzo. All’altare monteranno la guardia ufficiali e soldati nelle storiche divise della Serenissima della fine del ’700. A seguire un convegno su “EuropaIslam: scontro di fede e di civiltà” al quale parteciperanno lo stesso don Baget Bozzo, scrittore, teologo e consigliere del Premier, l’onorevole Federico Bricolo, vice capogruppo della Lega Nord a Montecitorio, l’onorevole Andrea Gibelli, sempre del Carroccio, e Abbondio Dal Bon, segretario del “Comitato Principe Eugenio di Verona”.
«Dobbiamo far capire che il contrasto che esiste tra la società occidentale e il mondo dell’Islam è un dato storico che si ripete anche oggi. - commenta Federico Bricolo, uno degli organizzatori dell’evento - Commemoriamo questa grande battaglia che si concluse con la vittoria cristiana e mise fine alle mire egemoniche del mondo islamico che voleva propagarsi per tutta l’Europa cristiana. Questo ci insegna che la storia si ripete. L’invasione islamica avvenuta in quei tempi era fatta a colpi di guerra ed espansione territoriale. Adesso avviene con forme diverse, in maniera “silente”, con l’immigrazione clandestina che si infiltra nel nostro paese e si appropria di interi quartieri della nostra città. Una volta era un nemico che si fronteggiava in battaglia, adesso si ripropone questo conflitto di civiltà ma in altri termine, con un’invasione silenziosa, costante, continua. Vogliono “destabilizzare” quegli equilibri sociali e civici che noi, a casa nostra, abbiamo sempre avuto. Oggi a causa del buonismo dilagante stiamo prestando il fianco ad una situazione che potrebbe diventare pericolosa in un prossimo futuro se non facciamo attenzione alle persone di religione islamica che vengono qui. Spesso arrivano personaggi intolleranti, che non vogliono integrarsi e diventano pericolosi. Sappiamo che all’interno del mondo islamico ci sono delle degenerazioni fondamentaliste assolutamente pericolose ed anche endemiche: dove gli islamici si radicalizzano c’è sempre qualche cellula fondamentalista che condiziona tutta la società mussulmana. Dopo l’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle, dopo tutte le indagini fatte nel nostro paese alle quali sono susseguite decine di arresti, come nel caso di viale Jenner a Milano, non esiste una sola denuncia da parte degli imam nei confronti di persone, fondamentalisti, che all’interno delle moschee inneggiano alla Jihad, alla guerra santa, al terrorismo contro la nostra società. Se qualcuno, in una parrocchia, parlasse di guerra santa o di terrorismo, sarebbero gli stessi fedeli a denunciare il fatto alla procura. Questo, da parte degli imam, non è mai successo. Evidentemente il fondamentalismo riesce a condizionare i mussulmani moderati».
Onorevole Bricolo, come commenta la lettera inviata da Adel Smith, presidente dell’“associazione Musulmani d’Italia e d’Europa”, al ministro Castelli, in cui intima al Guardasigilli di rimuovere i crocifissi dagli uffici di sua competenza?
«Questa lettera fa capire come queste persone siano intolleranti. Vengono a casa nostra e, in modo oltraggioso, vogliono dettare legge».
Adel Smith ha indetto manifestazioni in cui venivano innalzati cartelli con insulti al Cristianesimo, ha parlato di “cadaverino” rivolgendosi al Crocifisso e anche in quest’ultima lettera ridicolizza i simboli religiosi. Come valuta questo atteggiamento?
«Usa toni dispregiativi. È inaccettabile. Se uno viene a casa nostra, con una religione “estranea” e si permette di attaccare la nostra fede così violentemente, ci fa capire come i dubbi che noi abbiamo sul dialogo con queste persone abbia fondamenta concrete».
Perché Adel Smith usa toni così violenti sapendo che innalza solo il livello della tensione?
«C’è una parte del mondo islamico che cerca il dialogo e chi comunque deve tener conto di tutti i musulmani che ci vedono come nemici. Il Corano dice che noi siamo gli infedeli da combattere. Per tenere a bada tutte le spinte presenti nella comunità islamica usano sia l’imam moderato sia quello che porta avanti le istanze in maniera più radicale. Molti dei musulmani presenti nel Paese danno ragione ad Adel Smith e torto agli imam moderati».
Vede, dietro a tutto questo, un disegno studiato a tavolino?
«Se è studiato non lo so, ma produce senz’altro questo risultato. Quelli che vanno in piazza Duomo a Milano ad oltraggiare la nostra religione, lo fanno perché ci credono. Il Corano, secondo la loro interpretazione, dà queste indicazioni».
In riferimento al partito islamico di cui alcuni esponenti mussulmani auspicano la nascita, l’Occidente è costretto a essere tollerante con gli intolleranti?
«Noi siamo favorevoli alla libertà di culto: ognuno è libero di professare la fede in cui crede. Ma è anche vero che se una linea eversiva diventa pericolosa per la tenuta dei diritti sociali lo Stato si deve opporre. Il nostro Paese non può permettersi la nascita di un partito islamico che porta avanti teorie ed ideologie contrarie completamente alla nostra Carta Costituzionale. Pensiamo solo alla condizione della donna nel mondo islamico. Senza parlare delle sure che, all’interno del Corano, parlano di combattere contro gli infedeli, che saremmo noi, e portare la Jihad, la guerra santa, nei paesi cristiani. Un partito che porta avanti queste iniziative, ispirate direttamente dal Corano, deve essere contrastato in tutti i modi. La comunità europea si è già espressa contro il partito islamico che doveva nascere in Turchia proprio perché non rispettava i diritti fondamentali dell’uomo. E quello che faremo anche noi. Basta con la tolleranza verso gli intolleranti. Nessuno deve venire a casa nostra a cercare di imporre le proprie regole. A casa nostra le regole le facciamo noi e se loro entrano le devono rispettare. Se questo non succede noi dobbiamo fare sentire la nostra voce. Non possiamo più essere buonisti perché poi si sfocia nel razzismo. Noi vogliamo che questo Stato diventi serio. Chi va contro le nostre regole e le nostre tradizioni, contro la nostra cultura, deve essere immediatamente fermato. Iniziano ad esserci segnali positivi anche da parte della chiesa. Monsignor Vecchi, vescovo di Civitavecchia, si è espresso favorevolmente alla legge Bossi-Fini. Anche il Vicario del Cardinale Biffi a Bologna, Monsignor Claudio Stagni, ci dice che bisogna “fare del 12 settembre una giornata di preghiera perché protegga il nostro paese dal diffondersi della religione islamica”. La data richiama il 12 settembre 1659, quando Vienna festeggiò la vittoria sugli assedianti turchi segnando la fine dell’estensione in Europa dell’impero Ottomano.
Come giudica la sinistra islamofila e quella parte della chiesa che organizza preghiere multireligiose?
«Siamo di fronte ad una chiesa disorientata. I momenti di preghiera comuni rischiano di far passare un’immagine sincretista cara ai massoni. La chiesa deve rimanere quella di una volta, quella dei campanili, radicata con l'identità locale, che riconosce, rispetta e porta avanti le istanze della propria gente. Tutti noi abbiamo una appartenenza culturale che ci deriva dal vivere in un territorio in cui da duemila anni c’è il cristianesimo. C’è chi vuole sradicarci dalla nostra cultura per imporre logiche globalizzatrici e mondialiste. Questo è il principio caro ai massoni fatto proprio dalla sinistra: avere uomini deboli da manipolare».
Lei ha detto che la storia si ripete. Anche in questo caso vincerà l’Europa?
«La storia si ripete ma con sfumature diverse. Noi dobbiamo prevenire una guerra, siamo ancora in grado di farlo, ma serve una politica attenta all’immigrazione che arriva sul territorio per scardinare la nostra cultura. La BossiFini si contrappone a questo disegno».