Tel Aviv, 11:42
Strage a Bali, israeliana denunciò: vidi Osama in aeroporto

Una turista israeliana afferma di aver visto Osama bin Laden circa due mesi fa all'aeroporto di Bali e di aver informato di ciò l'ambasciata degli Stati Uniti a Tel Aviv al ritorno in patria. Secondo quanto ha riferito oggi il quotidiano 'Maariv', l'israeliana Tami Lalos, di 30 anni, il 22 agosto scorso si trovava nell'aeroporto di Bali in attesa di passare il controllo passaporti.
Lalos ha detto di aver visto in un angolo remoto della sala e in disparte tre persone che non si erano accodate a nessuna delle file. La giovane ha detto di essersi improvvisamente resa conto che stava osservando il volto dell'uomo più ricercato sulla terra.

"Era in abiti occidentali - ha detto - e si era leggermente accorciato la barba, ma non ci si poteva sbagliare sulla sua identità. Il suo polso era legato con una catenella a una piccola borsa tipo James Bond, simile a quelle dei corrieri. Le altre due persone erano chiaramente due guardie del corpo. Cercavano di non mettersi in mostra ma era evidente che erano al suo servizio".

Dopo alcuni minuti, ricorda Lalos, è giunto un dipendente aeroportuale che ha consegnato al presunto bin Laden la sua valigia mentre un agente in uniforme ha fatto passare il gruppetto attraverso uno dei banchi vuoti della polizia di frontiera.

Lalos ha detto di aver poi riferito a un'amica australiana ciò che aveva visto e ha detto che questa le consigliò di non dare l'allarme finché era in Indonesia - stato islamico - ma al ritorno in patria. Al rientro a Tel Aviv, all'inizio di ottobre, la donna ha detto di aver telefonato all'ambasciata Usa per riferire ciò che aveva visto ma senza fornire le sue generalità.

Cosa che invece fece il giorno successivo, 3 ottobre, in seguito a un ripensamento e al consiglio del padre. Nove giorni dopo ci sono stati gli attentati a Bali. Il portavoce dell'ambasciata ha detto che segnalazioni di israeliani sulla presenza di bin Laden o di altri ricercati dagli Stati Uniti non sono rare. Il noto giornalista Yair Lapid, autore dell'articolo, afferma di conoscere da anni la giovane "che non è tipo soggetto a fantasie" e di non dubitare perciò della serietà della sua testimonianza. (red)