L'uomo massacrato di botte ieri nel quartiere Ostiense a Roma
Arrestati due tifosi laziali per tentato omicidio
Marocchino in fin di vita
pestato a sangue dagli ultras
ROMA - Due giovani ultras della Lazio sono stati arrestati per aver aggredito un marocchino di 31 anni, pestato a sangue ieri sera in via Francesco Carletti, nel quartiere Ostiense a Roma. L'uomo è stato trovato in fin di vita, massacrato a colpi di catene e mazze da baseball, dagli agenti di polizia giunti sul posto dopo alcune segnalazioni al 113, che parlavano di una caccia all'uomo per le strade del quartiere.
I poliziotti hanno soccorso l'extracomunitario, che versava in gravissime condizioni ed è stato poi trasportato all'ospedale Cto. L'immigrato, Abdel Remane Kay, ha contusioni e traumi in varie parti del corpo, e non è stato in grado di parlare. E' stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per un ematoma e ora è in stato di coma. L'uomo, che è in Italia senza permesso di soggiorno e che, secondo alcune testimonianze risiederebbe a Tivoli, in ospedale è stato raggiunto da connazionali che hanno consentito la sua identificazione. Aveva già subito un provvedimento di espulsione, ma non aveva nessun precedente penale a suo carico.
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Dopo l'aggressione gli agenti della Digos hanno perquisito decine di abitazioni della zona Ostiense-Piramide. Secondo la prima ricostruzione, i tifosi coinvolti sarebbero cinque: due sono stati fermati, altre due persone sono già state identificate e starebbero per essere rintracciate, mentre una quinta sarebbe in fase di identificazione.
I tifosi arrestati sono Stefano Celi, romano di 28 anni, di professione magazziniere e noto come "er pasticca" e Simone Belli, romano di 19 anni. I due devono rispondere di tentato omicidio. Entrambi fanno capo alla sede ultras Lazio di via Bossi, nella zona della Piramide, dove secondo gli investigatori si sarebbero procurati le mazze da baseball e la catena usati per colpire l'immigrato e dove le avrebbero riportate subito dopo l'aggressione.
I due giovani, che hanno già precedenti "per militanza di curva" e avevano subito il provvedimento di allontanamento dagli stadi, hanno ammesso le loro responsabilità, anche se hanno cercato di giustificarsi con presunte molestie che l'immigrato avrebbe fatto ad alcune ragazze. "Sono motivazioni assolutamente pretestuose" ha detto il capo della Digos, Franco Gabrielli, il quale ha sottolineato che i due devono rispondere di tentato omicidio, con l'aggravante delle motivazioni razziali prevista dal decreto Mancino.
A incastrare i tifosi è stato un telefonino cellulare che nella fuga uno dei due aveva lasciato sul posto, e la testimonianza di un cittadino italiano, che si è reso subito disponibile con la polizia. Sono i due elementi che hanno maggiormente contribuito alle indagini condotte dalla Digos di Roma, in collaborazione con il commissariato di Polizia di Tor Carbone.
"Non abbiamo fatto perquisizioni indiscriminate" ha precisato il dirigente della Digos "ma un'azione chirurgica per colpire i vari responsabili e isolarli nell'interesse di tutti". I due arrestati saranno trasferiti in carcere in giornata a disposizione del Pm Andrea Sereni.
"Si è trattato di un episodio gravissimo", ha detto il Questore di Roma, Nicola Cavaliere. "L'episodio non coinvolge l'intera tifoseria della Lazio", ha aggiunto, "ma un gruppo sparuto di ultras che faceva riferimento alla sede degli Irriducibili, che è stata perquisita e che sarà posta sotto sequestro. Le indagini, che hanno già dato ottimi risultati" ha precisato "proseguono per definire con la massima chiarezza la dinamica dell'episodio e le singole responsabilità".
(14 ottobre 2002)
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