PARIANI (CUB-FLMU) CRITICA AGNELLI, LA TRIPLICE E I DS
di Igor Iezzi

«La Fiat sta chiedendo di chiudere lo stabilimento di Arese. Se si cacciano 1000 lavoratori, sui 2200 attuali, si va alla chiusura. L’Alfa Romeo è l’unico marchio vendibile sul mercato. E chiudere Arese, che rappresenta l’Alfa, è assurdo»: Carlo Pariani, dirigente del sindacato Cub-Flmu di Arese, uno dei più rappresentativi, non lesina critiche alla gestione Fiat e alla famiglia Agnelli e riconosce a Umberto Bossi di essere stato l’unico a difendere lo stabilimento, a differenza della Triplice e dei Ds.
«Arese è un simbolo dell’impresa lombarda - continua Pariani - e deve rimanere aperta».
A cosa è dovuta questa crisi?
«Questa crisi dura da almeno 12 anni. Nel 1987 lo Stato ha regalato l’Alfa alla Fiat che si è impossessata dell’azienda e non ha fatto nulla. Adesso si sono accumulati una serie di errori strategici. Nei prossimi 2/3 anni la Fiat non avrà prodotti competitivi sul mercato, se si eccettua il marchio Alfa. E loro cosa fanno? Chiudono l’Alfa».
Si tratta, quindi, di scelte sbagliate?
«Sbagliate e ripetute».
Secondo lei, Agnelli ha preso l’Alfa per rilanciarla oppure per affossarla ed eliminare un concorrente dal mercato?
«L’obiettivo era sicuramente eliminare un concorrente. Per 12 anni non ha fatto nulla se non omologare l’Alfa alla Fiat. Agnelli si è accorto che questo marchio aveva un appeal solo quando la GM ha spiegato che a loro interessava l’Alfa».
L’ingresso degli americani ha portato dei cambiamenti?
«Hanno portato una svolta. La Fiat si è trovata costretta a dire che l’Alfa è un bene irrinunciabile»
Ma nonostante questo...
«...vogliono chiudere Arese. Certo, è uno sbaglio calcolato. L’Alfa senza Arese è niente. Come si fa ad immaginare il marchio Alfa a Reggio Calabria. Arese non è mai stata in crisi e i suoi prodotti sul mercato erano vendibile. Ma le produzioni venivano spostate in altri stabilimenti».
Voi accusate Agnelli di aver spostato la produzione di alcune macchine molto vendute a Pomigliano che non riesce a stare dietro alla richiesta. È così?
«La 156 si faceva ad Arese, adesso si fa a Pomigliano. La spyder coupè si faceva ad Arese, adesso la fa Pininfarina».
E queste sono macchine che hanno un mercato?
«Esattamente. A Pomigliano fanno la 156 e la 147. Hanno una richiesta che si aggira attorno alle 1400 macchine al giorno ma ne costruiscono 1050. Perdono in maniera scientifica 300, 350 macchine al giorno. Non ha senso»
Perché questo comportamento?
«La dirigenza Fiat non vuole ammettere che Arese gli serve: hanno fatto una scelta politica, non industriale».
Qual è la logica dietro questa scelta?
«La Fiat con le aziende milanesi non ha mai avuto niente a che fare. Hanno deciso politicamente di chiudere Arese».
Come valuta quei politici che si stracciano le vesti per Termini Imerese disinteressandosi di Arese?
«È una cosa indecente. L’unico che ha difeso Arese con parole chiare è stato Umberto Bossi. Gli altri sull’Alfa non dicono nulla. Arese è molto più importante di Termini Imerese. Alcuni politici dei Ds addirittura sostengono che chiudere Arese va bene tanto ci sono i consorzi. Non andremo a lavorare tra la spazzatura o gli scarichi inquinanti».
La Fiat deve ancora pagare per l'acquisto dell’Alfa?
«Quello che sappiamo noi è che doveva pagare 1050 miliardi in 4 anni, dal 92 al 97. Non si è mai saputo se li ha pagati. Ma comunque è stato un regalo. Con il finanziamento dello Stato e la vendita di alcuni capannoni, Agnelli ha guadagnato 1500 miliardi senza far nulla. I macchinari li ha portati in Argentina e Brasile». Lei pensa che Agnelli se ne debba andare?
«Certo, la famiglia Agnelli deve mettersi da parte. Hanno preso un sacco di soldi dallo Stato a cui hanno scaricato i debiti».
La Triplice è stata complice dello smantellamento di Arese?
«Hanno grossissime colpe. La Fiat ha agito d’intesa con i sindacati che hanno firmato gli accordi per smantellare Arese».
Come valuta l’operato del ministro Maroni?
«Le scelte della Fiat non sono colpa del Governo che può intervenire sugli ammortizzatori sociali. La Fiat deve fare nuovi modelli di macchine altrimenti gli aiuti non servono».