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Musica.
Parlano i trionfatori (a sorpresa e contestati) della canzone partenopea
I 4 mori sul palco di Napoli
Grazie al televoto gli Istentales vincono il festival
Mentre in una tanca della Barbagia una delle sue scrofe partoriva tanti bei maialetti, il pastore-cantante dalla nota facile, Gigi Sanna, portava i suoi Istentales e la 37enne ugola partenopea, Anna Calemme, alla vittoria del Festival di Napoli. Lo dicono quelle sedicimila preferenze rastrellate al televoto - il secondo classificato Pino De Maio ne ha totalizzati oltre tremila in meno, terza Raffaella De Simone -, lo dicono quei quattordici agguerriti concorrenti che si sono piazzati nelle retrovie, lo ha detto domenica notte la presentatrice Iva Zanicchi durante la diretta tv andata in onda su Retequattro dal Palapartenope della città di Pulcinella. Lo ha ribadito quella bandiera dei Quattro mori sventolata dalla band nuorese mentre naufragava in un mare di lacrime e commozione.
Ha dunque vinto Vorrei, la canzone italiana-sarda-napoletana ispirata alla pace: parole di Gigi, arrangiamenti dei maestri transalpini di esperienza internazionale Marino Maillard e Joel Flateau che, più di un secolo in due, da anni curano il castello sonoro degli Istentales. Musica on stage del bassista Sandro Canova, del batterista Luca Floris e del tastierista Luciano Pigliaru.
Vorrei, una canzone che pochi istanti dopo il verdetto del televoto si è trasformata in un ariete capace di penetrare come una lama nel burro la dura corteccia dei nuovi re di Napoli. «Un risultato incredibile, insperato e meraviglioso», racconta Gigi Sanna smanioso di abbracciare i suoi pargoli rosa-suino ed emozionato quanto basta per far gracchiare la cornetta del telefono, «mettendo da parte retorica e frasi fatte dedico questa vittoria al compianto Pierangelo Bertoli, un maestro e un amico sincero: “Vorrei è una gran bella canzone, vediamo che succede”, mi aveva detto Pierangelo pochi giorni prima di morire. È successo».
L’altra dedica speciale tutta cuore e sincerità va a Paolo Fenu, un giovane di Berchidda affetto da una malattia rarissima che cinque anni fa, dopo aver sentito il ritornello di una loro canzone, ha pronunciato per la prima volta una parola: Istentales. «Qualche imbecille ha detto che noi facciamo miracoli», dice Luca Floris, «ma io di miracoli non ne ho visto, vedo solo un fantastico legame che accomuna la nostra musica a Paolo. Questa vittoria è anche la sua vittoria, in tutti i sensi».
Sprizza di gioia anche Nino Fais, il manager della band barbaricina che ha preferito seguire i propri pupilli da Nuoro. In parole povere si è dato un gran da fare per convincere i sardi a tempestare di telefonate pro Istentales i centralini di Retequattro. «Nonostante le linee siano rimaste bloccate per alcuni minuti è andato tutto bene», commenta Fais, «gli Istentales sono un gruppo anomalo che a differenza di mostri sacri come Piero Marras e Tazenda riescono sempre a tirare fuori qualcosa di originale e innovativo».
E fin qua la gioia, le dediche e i lacrimoni asciugati con angoli di bandiera sarda. Ma c’è dell’altro. Cose che Gigi e compagnia non hanno alcuna intenzione di malcelare in un’inebriante doccia di felicità. «Dietro le quinte c’è stato uno spettacolo indecente», raccontano Luca e Gigi, «tra gli addetti ai lavori quasi nessuno si è complimentato con noi e, tranne uno, neanche i direttori d’orchestra. Non è stato piacevole sentirsi rimbombare nelle orecchie il ritornello i sardi non dovevano vincere. Dopo i sorrisi iniziali l’ambiente si è fatto ostile e la stampa locale ci ha aggrediti: se non fosse stato per il televoto le cose sarebbero andate sicuramente in modo diverso. Poca sensibilità anche nel comportamento della casa editrice Bmg - continua Gigi Sanna - subito dopo la morte di Bertoli si sono precipitati da noi (l’ultimo gruppo con cui Pierangelo ha suonato) per farci firmare un contratto di edizione: non si può neanche morire in pace. In compenso abbiamo fatto incetta di solidarietà da parte di tutti i circoli sardi, in Italia e all’estero. Tanti motivi per gridare orgogliosi di essere sardi».
La vittoria di un gruppo sardo ha dato fastidio ai cultori della canzone napoletana? Se è così allora c’è sicuramente da rivedere qualcosa nella scelta artistica dei partecipanti al Festival di Napoli. In fondo, nelle numerose rassegne della canzone sarda che ogni anno si organizzano nei teatri e nelle piazze dell’Isola, capita raramente di sentire mandolini e tarantelle.
Emiliano Farina
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