L'attuale procuratore aggiunto presso la procura della repubblica di
Milano, dr.Ferdinando Vitiello, ancor prima di assumere le sue temporanee
funzioni di Capo della procura il prossimo 29 novembre, quando il
dr.D'Ambrosio dovrà lasciare per limiti di età, ha già diffuso la sua
personale enciclica urbi et orbi. In particolare ha fatto sapere che porrà
fine alle esternazioni dei suoi sostituti. E questo per evitare che la
giustizia sia trasformata in "chiacchiera da piazza o da mercato". Borrelli
è servito! La sua, ormai storica, triplice chiamata alla resistenza contro
l'assalto all'indipendenza della magistratura è ridimensionata a
"chiacchiera piazzaiola" o, peggio, "da mercato".
E lo sciopero del 20 giugno contro la politica giudiziaria del governo?
"Se fossero vere le cose che i miei colleghi dicevano, dovrebbero
abbandonare la toga a costo di morire di fame". E siccome son tutti lì al
loro posto ciò significa che le "cose" che dicevano gli scioperati erano
false: logica stringente, non c'è che dire. Questi magistrati, per il
dr.Vitiello, sono una massa di goliardi sfascisti, che si inventano delle
storie per stare sulle prime pagine dei giornali.
La Cirami? "Io non commento le leggi, le applico". Ben detto, dottore, è
quello che volevamo sentir dire. Peccato, però, che il dr.Vitiello non abbia
resistito neppure lui alla tentazione di esternare il suo personale commento
sulla Cirami "Dico solo che secondo me il Parlamento ha agito in uno stato
che il nostro codice qualifica con precisione: stato di necessità putativa.
Se io credo in buona fede che solo una certa azione possa salvarmi allora
non posso venire condannato per quell'azione". Giusto. Ma, a parte il fatto
che giudicare i comportamenti politici ed istituzionali col metro del codice
penale è una cosa che non avrebbe osato neppure il più ottuso dei
questurini, il dr.Vitiello propone una assoluzione generale ed irrevocabile
di una schifezza di legge fatta ad personam, con un accredito di "buona
fede" per la maggioranza parlamentare che nessuno ha avuto sinora l'ardire
di affermare.
Ma il dr.Vitiello si supera quando afferma che "c'è una parte di questo
paese che cova un sospetto: che la persecuzione dei reati sia stata piegata
all'odio ideologico. E' una parte di società di livello importante, che io
frequento e conosco".
Dr. Vitiello, perdoni la sfrontatezza, ma lei è scivolato sulla classica
buccia di banana (ogni riferimento all'omonimo cavaliere è casuale). Intanto
c'è da dire, pregiatissimo dottore, che quello della "persecuzione
ideologica e politica" da parte della magistratura nei confronti di ladri e
corrotti non è un "sospetto" ma è un tormentone propagandistico a cui,
tranne lei, non credono neppure quelli che giornalmente lo propalano. Ma
quel che mi pare più sorprendente, da parte sua, è che ci venga a confessare
candidamente di frequentare "una parte di società di livello importante". Ma
come, dopo aver tratteggiato il modello del magistrato ideale, tutto casa e
pandette, alieno dalle cose del mondo, insensibile alle pulsioni della
società, tutto preso e compreso dal "tormento interiore" di giudicare,
assolvere e condannare, si viene a sapere che lei invece trova il tempo e la
serenità di frequentare il bel mondo? e le pare deontologicamente corretto?
non le sembra che le storie delle corruzioni giudiziarie, dei magistrati
amici degli amici, dei giudici culo e camicia con personaggi danarosi e
spregiudicati, derivino proprio dal tipo di frequentazioni che lei confessa
di avere? non si sente, per questo, un soggetto a rischio? fa più danno un
magistrato che protesta pubblicamente per lo sconcio di leggi indegne di
questo nome che poi dovranno applicare oppure un alto magistratto che
ostenta pubblicamente le sue frequentazioni altolocate?
Con ogni osservanza.
Salvatore Camaioni




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Nobis ardua
sembra quasi ne voglia essere il portavoce...