"Ho molti ricordi nel mio cuore, di bambini scioccati dalla vista dei massacri e che rimarrano scioccati per il resto della loro vita ...
E' molto importante fornire documenti, fatti, per costringere la comunità internazionale a lavorare tutti assieme per fermare la guerra in Cecenia ..."
Così gridava pacatamente Antonio Russo, poche settimane prima del suo barbaro assassinio.
Voleva trovare prove, per un gesto d'amore nei confronti dei bambini ceceni ed invece ha trovato la morte in un angolo sporco della periferia di Tblisi.
Non era mai stato un giornalista omologabile. Famoso per le sue corrispondenze, ma non iscritto all'ordine dei giornalisti, Antonio sceglieva sempre di immedesimarsi, di fondersi con le vittime dei conflitti. Cecenia, Kosovo, Ruanda, Algeria.
Il suo coraggio, la sua sete di verità gli sono costati un' oscura morte. Eppure chi ha conosciuto Antonio sa che in ogni frangente anche in quelli più drammatici egli sapeva sdrammatizzare, sapeva sorridere per non piangere.
Era lui che in arabo sapeva sussurrare : "Inshallah", se Dio vuole. Si pochi lo sanno, ma il "radicale giornalista" era un grande credente. Per usare le parole di Furio Colombo Antonio è stato "cercato dai nemici di una e di ogni verità" o per usare quelle di Barbara Spinelli "Antonio Russo era una lampada accesa, nel cuore del ghetto in fiamme...".
I suoi reportage sulle violenze dell'esercito russo in Cecenia, violenze che, dopo i fatti dell'11 settembre sono ancora più oscurati, sono stati la causa di quel tragico pomeriggio di ottobre del 2000. Il "lupo abruzzese" lanciava ancora i suoi ululati nel silenzio.
Ululava nella foresta, lontano dalle nostre comode grigie città. Ma anche gli ululati lontani danno fastidio se rimettono in discussione le addormentate coscienze.
Il tuo eco non si spegnerà mai, Antonio. Il peso della verità si rovescierà verso chi cerca di violentarla.
Un tuo ammiratore, fra i tanti.
da www.flipnews.org
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16 ottobre 2002: Due anni fu ucciso Antonio Russo (dai servizi di Putin)
A due anni di distanza ancora nessun colpevole, anche se gli elementi puntano in una sola direzione: i servizi segreti russi. Oggi Berlusconi è a Mosca a colloquio con Putin, ma non confidiamo che avrà modo di chiederne conto.
Il 16 ottobre 2000 veniva assassinato Antonio Russo. Il suo corpo venne trovato a 25 chilometri da Tbilisi, sul ciglio della strada. Immediatamente fu chiaro che non si era trattato di un incidente, ma di un'esecuzione, tesi poi confermata anche dal referto medico georgiano.
A due anni di distanza le indagini avviate dalla magistratura italiana e da quella georgiana non hanno ancora assicurato alla giustizia i colpevoli, anche se le indagini - sin dalle primissime ore e attraverso tutta una sequela di elementi emersi successivamente - indicano in una sola direzione: i servizi segreti russi.
A parlarne furono già gli investigatori e le autorità georgiane alla mamma di Antonio, la signora Beatrice ed alla delegazione del Pr guidata dal segretario Olivier Dupuis che si recarono a Tblisi pochi giorni dopo l'omicidio.
Indizi che puntano a Mosca.
Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti vicini agli inquirenti che Radio Radicale e il partito Radicale hanno raccolto e reso note a dicembre del 2001, vi sono ulteriori elementi che nel corso del tempo continuano ad indicare la 'matrice russa' del delitto.
A differenza di quanto inizialmente ipotizzato il corpo di Antonio Russo non fu trovato nella strada che portava da Tbilisi verso la gola di Pankisi, bensì sulla strada che dalla capitale cecena porta al confine con l'Armenia. L'elemento - emerso dal referto medico georgiano - è particolarmente significativo poichè su questa strada c'è la base russa di Vasiani, in parte dismessa, ma ancora attiva.
Sulla strada si trova un posto di controllo della polizia georgiana: solo 800 metri dopo venne ritrovato il corpo di Antonio. Qualche chilometro più avanti c'è la base russa di Vasiani.
Perchè prelevare Antonio Russo dalla sua abitazione e correre il rischio di attraversare un posto di blocco? L'ipotesi è molto semplice: i russi non vengono controllati in uscita dalla Georgia, ma solo in entrata.
Elementi politici.
La matrice russa, del resto, era emersa chiaramente anche da fatti e date politiche: nel suo ultimo intervento pubblico, Antonio Russo aveva parlato del possibile uso dei proiettili all'uranio impoverito in Cecenia, in una conferenza sull'impatto ambientale della guerra in Cecenia che la Federazione Russa aveva fortemente contrastato, arrivando ad accusare il presidente Georgiano Shevarnadze di collaborare con il terrorismo.
Soprattutto, però, in quella sede Antonio aveva esplicitamente fatto riferimento alla sua ulteriormente motivazione che l'aveva spinto in Georgia: raccogliere documenti e prove a difesa della incredibile ed infamante accusa che la Federazione Russa, aveva rivolto contro il Partito Radicale Transnazionale chiedendone l'espulsione dall'Onu: narcotraffico, pedofilia e terrorismo.
Qualche giorno, qualche ora prima della sua morte, Antonio aveva poi comunicato ad Olivier Dupuis di essere in procinto di tornare in Italia per portare la documentazione raccolta a difesa del Pr e contro la Federazione Russa. Quei documenti trafugati dalla casa georgiana di Antonio, proprio nella notte del suo omicidio.
Oggi Berlusconi a Mosca.
Oggi, il presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Silvio Berlusconi è a Mosca, a colloquio con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, intanto divenuto un punto di riferimento delle cancellerie occidentali (anche se adesso un pò recalcitrante sul versante Iraq) - nella lotta antiterrorismo.
Chissà se il nostro premier, che tiene il leader russo nella considerazione di "un caro amico", avrà modo di chiedere conto della sorte del "radicale-giornalista".
da www.radioradicale.it





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