



Dimenticavo...ciao.![]()


Oh, io credo che il nostro amico simposiarca abbia anche intuito l'incontrovertibilità del discorso, ma che la matrice ideologica lo spinga in senso opposto, ed è probabile che la sua fedeltà alla Dottrina e al Salvatore risulti impegnata in una logorante battaglia e di questo ne soffra..Platone diceva appunto che a veder la luce della Verità, uscendo dalla caverna, si rimane abbagliati, e ciò che si racconta, una volta tornati alle tenebre per liberare i compagni, è la percezione alterata della stessa..così capito forse a Parmenide, che agli albori dell'Occidente vide la Verità ma la negò al mondo..e così ci ritroviamo nella convinzione di aver bisogno di un rimedio (sia Dio, sia la Tecnica) perchè anzitutto crediamo di esser mendicanti in attesa di una stampella..
Ultima modifica di Platone; 15-09-09 alle 15:59
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.




No, vedi non ci siamo.
Qui non si vuole dimostrare niente. Semplicemente spesso basta dire che si è atei (senza dio, non si crede all'esistenza di dio) che qualcuno arriva dicendo che non lo puoi essere perchè se no devi dimostrare l'inesistenza di dio. Solo che a molti atei non frega una beneamata mazza di dimostrare niente. Se non sta bene dimostra tu qualcosa, se no vai con il tuo dio e non scassare.
Ma poichè nemmeno i non atei possono dimostrare qualcosa, il motivo per cui spesso scassano le scatole al prossimo rimane uno dei grandi misteri.


La portata ontologica dell'immediatezza logica (del logo, del pdnc) è trattata nella struttura originaria, un testo che discute l'ambito dello svolgimento dell'anapodissi, cioè della struttura dell'immediatezza del sapere. Ciò che è immediato è ciò che non è smentibile, l'immediato è struttura in quanto è un plesso (una complessità) semantica, una articolazione di significati, ed è originaria appunto in quanto immediato, immediato nel senso che è noto per sè stesso e non per altro, sicchè ogni negazione dell'immediato ne è completamente avvolta, cioè cresce a partire da esso, lo presuppone, quindi viene meno. Non è pensabile che si dia un maligno che voglia ingannarci, e non per le grossolane considerazioni di Cartesio relativamente alla sua bontà (memore che il bonum è un trascendentale, secondo la scolastica) ma per il fatto che se effettivamente fosse un inganno allora il logo non avrebbe presa sul fenomeno: se la ha è lo stesso che dire che ciò che appare è un eterno, se la logica invece rispetta le proprie procedure e correttezze ma da ciò non segue l'eternità dell'ente allora non si può dire che appaia la sintesi tra fenomeno e logo, giacchè l'apparire della sintesi è perciò stesso l'apparire dell'eternità dell'ente.
Non è che tu possa dire che appare la sintesi tra le due immediatezze ma il maligno può negare l'eternità dell'ente: se appare la sintesi appare diperciò stesso l'eternità dell'ente, cioè l'impossibilità di un inganno, se inganno v'è non può e non deve apparire tale sintesi..
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.






La virtù e il vizio, la morale e l'immoralità appartengono all'essenza del nichilismo, sono i criteri attraverso i quali Dio o l'uomo organizzano la trasformazione e la manipolazione degli eventi..prima il Dio della metafisica trascendente, poi l'Io trascendentale dell'immanentismo moderno..il bisogno scaturisce in relazione alla mancanza, alla precarietà..Nietzsche richiama l'attenzione sull'innocenza del divenire, che risulta soffocata da ogni legame, vincolo, regola rigida e inflessibile..se la legge intende subordinare tutto ciò che è stato e sarà allora l'abissale lontananza dell'esser stato e del non esser ancora, cioè l'assoluta negatività del niente, viene a identificarsi con la positività dell'essere che momentaneamente sfugge all'annientamento..è curioso che il più grande disprezzatore dell'atteggiamento metafisico-morale rivolga le proprie accuse a partire dalla medesima essenza e fondamento dei suoi avversari..il pdnc..
Apprezzi Nietzsche ed è palese che il suo stile espressivo possa stimolare menti particolarmente concilianti in tal senso, d'altra parte Gentile è stato ancora più radicale e violento di lui sotto il profilo speculativo, ha tirato le somme fino alla fine, sebbene sia meno amato..ma il chiasso linguistico talvolta è sviante..e lui era uno pacato..
E' altrettanto significativo che entrambi finiscano, per starsene fedeli al divenire, per reintrodurre l'eterno: eterna ogni cosa, per Nietzsche, che ritorna ciclicamente..eterno l'Io Trascendentale, come apparire intramontabile del divenire, sebbene il corpo empirico debba sottostare al disfacimento..Gentile è superiore a Nietzsche nel comprendere l'insostenibilità della concezione naturalistico-realistica del pensiero..faro puntano sui contenuti e non avente nulla alle spalle..ecco, noi siamo quel lume..che non si accende o spegne ad un certo momento dell'evoluzione dei cosmi..ma è la Luce eterna e indiveniente all'interno della quale si alternano gli universi, le galassie, i mondi..
Ultima modifica di Platone; 15-09-09 alle 16:33
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ma guarda, a parte che mi sembri un po' acido e non so per che motivo, io il mio Dio lo vedo, conosco alcune delle sue leggi (non tutte, ci si sta ancora lavorando) e le rispetto, che io lo voglia oppure no.
Poi se vuoi, invito anche te a infragerne una; mi sembri pronto per un ebll'appuntamento sulla torre di pisa, per una marcia di protesta contro la legge di gravità.