Il Dio di Gesù, come aveva intuito già Marcione, non era il Dio vendicativo dell’Antico Testamento, un dio volitivo che interveniva direttamente nella storia umana.

Un Dio che agisce è un Dio che causa mutamento, ma chiunque causi mutamento è egli stesso soggetto a mutamento. Marcione, nel mezzo di una polemica con i maggiori esponenti della Setta degli Apostolici da cui era uscito in gioventù, ha messo in luce proprio questo aspetto del pensiero di Gesù e in suo scritto ha affermato il principio fondamentale di qualsiasi teologia di tipo gnostico:

“Colui che non conosce fine non può conoscere mutamento, poiché il mutarsi in altro pone fine a ciò che si era. Non può dunque ammettere mutamento chi non ammette fine” (Tertulliano, De carne Christi, III, 4-5).

Per la teologia gnostica Dio è “pleroma”, cioè pienezza dell’essere: nell’Essere Supremo non può esserci mutamento perché “il mutamento […] implica un passaggio attraverso il non-essere, in quanto ciò che muta cessa di essere ciò che era” (Claudio Micaelli).

E’ esattamente questo che voleva dire Gesù nel suo discorso sull’Essere Supremo riportato nell’Apocrifo di Giovanni:

“La monade […] è nell’immutabilità la quale è nella luce pura, nessuna luce degli occhi lo può vedere: egli è lo spirito invisibile. […] Egli non ha bisogno di vita, perché è eterno. Egli di nulla manca, perché è totalmente perfetto. […] Egli è illimitato, poiché non ci fu alcuno prima di lui che gli possa porre limiti. […] Egli non è corporeo né incorporeo. […] Egli non è racchiuso nel tempo poiché nulla egli può ricevere da un altro.”

Lo scontro con quanti non rinunciavano alla vecchia concezione del Dio-Volontà antropomorfo tradizionale, che premia e castiga gli uomini a suo piacimento e che si muove nel tempo storico, è stato immediato e violentissimo e in gran parte è avvenuto all’interno della stessa giovane comunità cristiana... e non si è fermato.