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    Angry Gli Stati Uniti ancora contro Micheletti, revocato il visto



    Usa annullano il visto a Micheletti

    Pressioni per spingerlo ad accettare accordo di San José


    TEGUCIGALPA - Gli Stati Uniti gli hanno annullato il visto: lo ha ammesso oggi lo stesso Roberto Micheletti, presidente del governo honduregno de facto, lamentando che Washington cerca di spingerlo ad accettare il cosiddetto Accordo di San José, nato dalla mediazione del presidente del Costa Rica, Oscar Arias.

    Intervistato da una radio locale, Micheletti ha raccontato che venerdì scorso ha ricevuto una nota formale del Consolato Usa a Tegucigalpa, nella quale lo si informava che il suo visto era stato sospeso a causa «dei fatti avvenuti lo scorso 28 giugno», cioé il golpe che lo portò al potere, dopo che il presidente eletto, Manuel Zelaya era stato arrestato e deportato all'estero.
    Washington e l'Organizzazione degli stati americani (Osa) appoggiano l'Accordo di San José, che prevede il ritorno di Zelaya alla presidenza, ma Micheletti ha rifiutato la proposta, sostenendo che viola la Costituzione honduregna.

    Con le loro pressioni, ha detto oggi Micheletti «non riusciranno a cambiare il nostro pensiero, la nostra mentalità e il nostro desiderio di vivere in democrazia: con queste tipo di cose non riusciranno a modificare le nostre posizioni».

    CdT.ch - Usa annullano il visto a Micheletti


    Micheletti: Il nostro non è stato un golpe

    Il presidente honduregno rilascia un'intervista al giornale La Prensa e si dice favorevole per un ritorno in patria di Zelaya

    Tegucigalpa - "Spero che il mondo cominci a capire cosa è successo. Dormo sonni tranquilli e mi affido a Dio. La storia mi ricorderà come un uomo comune che in un momento determinato ha preso delle decisioni importanti, insieme a un gruppo di uomini e donne che volevano sostenere la democrazia nel Paese. Mi da fastidio che si parli di noi come golpisti, perché non c'è stato nessun colpo di Stato, ma una successione alla presidenza. A chiamarci golpisti sono i nostri nemici.Mi piacerebbe che Zelaya tornasse, ma rispettando le leggi della Repubblica. Questo significa che dovrebbe tornare per rispondere davanti ai magistrati dei 18 reati di cui lo si accusa. Ha sottratto milioni in contanti dalle riserve della Banca centrale, danneggiando i cittadini di Honduras".

    Questo è quanto affermato da Roberto Micheletti, neo presidente honduregno dopo il colpo di stato militare dello scorso 28 giugno, al quotidiano locale La Prensa.

    Per la prima volta l'italo-honduregno apre, così, alla possibilità che il deposto Manuel Zelaya torni in patria dopo che si attende il voto del Congresso dell'Honduras affinché gli venga concessa l'amnistia.

    Micheletti, inoltre, in settimana incontrerà dei delegati dell'Organizzazione degli Stati Americani per decidere del futuro del Paese caraibico.

    News ITALIA PRESS:Micheletti: Il nostro non è stato un golpe


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 14-09-09 alle 13:00

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    Predefinito Rif: Gli Stati Uniti ancora contro Micheletti, revocato il visto

    “Chavez è un pazzo, non vorrei nemmeno nominarlo. Litiga anche con la sua ombra, minaccia tutto il mondo. Chiediamo a Dio che lo aiuti, lo illumini e lo faccia riflettere. Lui potrà avere i dollari, ma noi abbiamo dignità e rispetto per le nostre leggi”.
    Roberto Micheletti


    Questa estate è stato in Honduras un giornalista del settimanale Tempi, Rodolfo Casadei, che ha prodotto numerosi servizi sulle vicende accadute in quel Paese dopo il 28 giugno scorso. Si tratta di avvenimenti sui quali si è verificata una pressoché totale disinformazione e quindi vi prego di non smettere di leggere queste mie parole o, meglio, di leggere gli articoli che vi segnalerò alla fine del mio testo.
    Come sapete, il 28 giugno scorso il Presidente della Repubblica Manuel Zelaya è stato portato all’estero dai militari e sostituito provvisoriamente con il Presidente del Parlamento, Roberto Micheletti, eletto da quest’ultimo organismo. Tutta la stampa mondiale ha scritto di un colpo di Stato militare.
    In verità Micheletti è un imprenditore e uomo politico dello stesso partito dell’ex Presidente Zelaya, il partito liberale, figlio di immigrati bergamaschi, eletto alla Presidenza del Paese fino alle prossime elezioni (29 novembre) e all’insediamento del nuovo Presidente (gennaio 2010). Dopo lascerà l’incarico provvisorio. L’ex Presidente Zelaya, infatti, aveva indetto un referendum per modificare la Costituzione in modo da poter essere rieletto alla guida dell’Honduras, ma illegalmente perché solo il Parlamento avrebbe potuto farlo: il Presidente che prendesse questa iniziativa, in base alla Costituzione sarebbe ipso facto esautorato. E così è accaduto, perché il Capo di stato maggiore si è rifiutato di eseguire l’ordine di Zelaya di organizzare la logistica della consultazione elettorale e il Tribunale supremo di sovrintendere al voto, mentre la Corte suprema ha sentenziato che il referendum è incostituzionale e ha chiesto alle forze armate di fare rispettare la legge. Queste hanno arrestato Zelaya, mentre il Parlamento eleggeva capo provvisorio dello Stato appunto Micheletti.
    Tutto questo succede il 28 giugno e nei giorni successivi. Il mondo diplomatico e la stampa internazionale annunciano invece che si è verificato un colpo di Stato e soltanto Israele e Taiwan, a tutt’oggi, hanno riconosciuto il nuovo Presidente dell’Honduras. Fanno eccezione il cardinale arcivescovo di Tegucigalpa Óscar Rodríguez Maradiaga e i vescovi del Paese che, prima hanno condannato come illegale il tentativo di Zelaya di indire il referendum che gli avrebbe permesso la rielezione cambiando la Costituzione, e poi ne hanno giustificata la deposizione, limitandosi a criticare la deportazione all’estero (anche se forse sarebbe stato trattato peggio in un carcere interno al Paese).
    Dietro Zelaya c’è senza dubbio il Presidente del Venezuela Ugo Chávez, l’uomo forte dell’America Latina che è riuscito a costruire un cartello socialista di Paesi, l’Alba (Alleanza Bolivariana delle Americhe) composto da Venezuela, Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua, Antigua, Dominica e Honduras). Zelaya infatti era stato eletto Presidente come esponente di un partito moderato, ma successivamente si è spostato sulle posizioni di Chávez ricevendo in cambio petrolio a condizioni di favore, crediti e trattori, e imparando dal suo protettore venezuelano (che in questi giorni è stato ricevuto come una star al Festival del cinema di Venezia, acclamato come icona antioccidentale accanto a Oliver Stone dai comunisti a Forza Nuova) a tentare di piegare le istituzioni rappresentative ai propri fini, per diventare “legalmente” un dittatore a vita, come sta diventando il Presidente venezuelano. Grazie a Dio in Honduras qualcuno si è opposto. Ma bisogna aiutarlo.
    Marco Invernizzi

    Per approfondire
    Rodolfo Casadei su Tempi (www.tempi.it): “Se questo è un golpe” del 7 luglio; “Honduras, cronache da un golpe tv” del 28 luglio; “Zelaya ci ha resi più poveri” del 28 luglio; “Honduras, intervista a Roberto Micheletti. ‘Io, partigiano anti- Chávez’ “ del 5 agosto.
    Glauco Maggi, "Di origini italiane il nuovo capo di Stato. L'Honduras si ribella al golpe alla Chavez e manda in esilio il suo presidente", in Libero del 30 giugno.

    Comunità Ambrosiana: Newsletter - n. 41


    carlomartello

  3. #3
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    Predefinito Rif: Gli Stati Uniti ancora contro Micheletti, revocato il visto

    Se questo è un golpe

    Il presidente banderuola, le ingerenze di Caracas, i timori di Obama. In Honduras è successo di tutto, tranne che un colpo di Stato

    di Rodolfo Casadei


    Un presidente, fortunosamente approdato alla poltrona di capo dello Stato col 28 per cento appena dei voti popolari, decide di indire un referendum per convocare un’assemblea costituente attraverso la quale modificare la Costituzione che non gli consente di svolgere più di un mandato presidenziale e di ripresentarsi alle elezioni. Il suo atto è una palese violazione della Costituzione vigente, poiché in base ad essa solo il Parlamento può indire un referendum per modificare le norme costituzionali e il presidente che cerca di farlo al suo posto è ipso facto esautorato, ma il presidente non sottopone il suo atto ai deputati, ben sapendo di andare incontro a una bocciatura. Poiché il Tribunale supremo elettorale si rifiuta di sovrintendere al voto, il presidente si fa inviare il materiale elettorale da un paese straniero e ordina al capo di Stato maggiore delle forze armate di organizzare la logistica della consultazione. Costui si rifiuta per tre buone ragioni: la prima è che la Corte suprema ha sentenziato che il referendum è incostituzionale e che l’esercito non è tenuto a collaborare, la seconda è che il Procuratore generale della repubblica ha ammonito che tutti coloro che prenderanno parte all’organizzazione della consultazione saranno incriminati, la terza è che nel frattempo il Parlamento, che era stato tagliato fuori dal presidente, ha appena votato una legge che annulla il referendum. Il presidente allora rimuove il capo di Stato maggiore, e si rifiuta di reinsediarlo nelle sue funzioni anche dopo che la Corte suprema gli ordina di farlo. Con una turba di sostenitori fa irruzione nella caserma dove è custodito il materiale elettorale arrivato dall’estero e se ne impadronisce. A questo punto la Corte suprema chiede alle forze armate di far rispettare la legge, straziata in tutti i modi dal presidente, mentre il Parlamento esprime parere favorevole al provvedimento. I militari arrestano il capo di Stato che ha tradito la Costituzione e lo mandano in esilio in un paese straniero. Il Parlamento, col sostegno di tutte le altre istituzioni del paese, si riunisce e nomina un presidente ad interim incaricato di reggere il paese fino alle elezioni presidenziali, previste per il mese di novembre.
    Se voi foste il capo del governo o il ministro degli Esteri del vostro paese o di un altro paese dell’Unione Europea, o il segretario delle Nazioni Unite, o il segretario dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), o il presidente degli Stati Uniti, o il re di Spagna, o il presidentissimo aspirante dittatore del Venezuela, come definireste questa situazione? Ebbene, vi sembrerà impossibile, ma per tutti costoro il presidente fellone è la povera vittima di un colpo di Stato, e quelli che l’hanno cacciato senza torcergli un capello sono golpisti che hanno violato la legalità e disprezzato la democrazia.
    Ciò che abbiamo sin qui descritto è successo in Honduras, paese dell’America centrale di 7,5 milioni di abitanti grande come l’Italia settentrionale, povero assai (reddito pro capite di 1.130 euro all’anno), indipendente da più di 170 anni, ma che ha rinunciato ai regimi militari soltanto dal 1982. Facile quindi, per i superficialoni, dare dei golpisti ai soldati del generale Romeo Vasques Velasquez e della povera vittima al deportato presidente Manuel Zelaya. Ma le cancellerie e le organizzazioni internazionali? Possono ignorare il vero svolgimento degli avvenimenti e passare sopra al fatto che l’unico capo di Stato di un paese della regione che, oltre a condannare il “golpe”, ha dichiarato: «Piegheremo questo golpe dall’interno e dall’esterno, nonostante le loro forze militari», è lo stesso che aveva fornito il materiale elettorale per il referendum truffaldino e al cui modello politico egemonico voleva ricollegarsi Zelaya, cioè Hugo Chávez presidentissimo del Venezuela? Lo stesso che domenica scorsa ha fornito aereo e pilota per il volo con cui Zelaya ha tentato senza successo di rientrare in patria? Possono ignorare che da quasi un decennio il presidente venezuelano e i suoi sodali dell’Alba (Alleanza Bolivariana delle Americhe composta da Venezuela, Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua, Antigua, Dominica e Honduras) usano lo strumento della democrazia per distruggere la sostanza della democrazia? Il caso dell’Honduras è paradigmatico. Zelaya è stato eletto presidente nel 2005 come candidato di una formazione moderata, il Partito liberale. Presto però si è avvicinato – contro il parere del suo stesso partito – all’uomo forte di Caracas, che in cambio gli ha concesso petrolio a condizioni di favore, crediti d’aiuto e trattori. E gli ha trasmesso il suo credo politico: annientare il sistema di pesi e contrappesi e di separazione dei poteri che è l’essenza della democrazia e dello Stato di diritto, garantirsi la rielezione all’infinito. Com’è noto, Chávez non è ancora pienamente riuscito nel primo dei due intenti, ma nel secondo sì. Zelaya ha cercato di ottenere tutto in un colpo solo, e mal gliene è incolto.

    Se questo è un golpe | Tempi


    carlomartello

  4. #4
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    Predefinito Rif: Gli Stati Uniti ancora contro Micheletti, revocato il visto

    Questo è il solito oro degli stolti. A parte queste pagliacciate di facciata ecco poi nel concreto come gli Stati Uniti osteggiano il governo golpista honduregno:

    Il comando Sud Usa ha invitato il governo golpista honduregno a unirsi alle manovre militari congiunte delle Forze alleate Panamax 2009
    Il comando Sud degli Stati Uniti ha invitato il governo golpista honduregno a unirsi alle manovre militari congiunte delle Forze alleate Panamax 2009. Gli esercizi navali congiunti coordinati dagli Usa iniziano oggi e dureranno fino al 22 settembre.

    Saranno in settemila gli uomini coinvolti, sia soldati che civili, e tra questi, come se niente fosse, si troveranno anche gli honduregni, in rappresentanza di un governo non legittimo, in quanto istituitosi grazie a un colpo di stato. L'appuntamento è nella zona del canale di Panamà.

    Invitando le Forze armate dell'Honduras di Roberto Micheletti, il Comando sud Usa è andato contro le dichiarazioni pubbliche del presidente Barack Obama, che ha rigettato il colpo di Stato senza sé e senza ma. Non solo. Va contro anche alle raccomandazioni dell'Organizzazione degli Stati americani (Oea) e dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), che hanno chiesto di rompere le relazioni con il regime di fatto.

    "Sarebbe un precedente terribile, se iniziassimo a tornare indietro all'era in cui i colpi di stato si consideravano periodi di transizione politica. La regione ha fatto enormi progressi negli ultimi venti anni nello stabilire tradizioni democratiche in America Centrale e in America Latina. Non vogliamo tornare indietro in quell'oscuro passato". Queste le parole del presidente Usa, barack Obama, subito dopo aver appreso la notizia del golpe militare orchestrato da Zelaya e dalla leadership economica del paese. Con una rassicurazione: che gli Stati Uniti avrebbero lavorato con l'Organizzazione degli stati americani e le altre istituzioni per cercare di risolvere il conflitto pacificamente.

    Da allora sono passati due mesi e mezzo. Il presidente legittimo, Manuel Zelaya, è ancora in esilio forzato. Il governo golpista è vivo e vegeto e ha instaurato un regime repressivo contro ogni afflato di ribellione. Che comunque prosegue, coraggiosamente. Non esiste ormai piu libertà di stampa. Né di espressione. Né di opinione. Ogni manifestazione è stata repressa con la forza con il risultato che due manifestanti sono rimasti uccisi, molti contusi e tanti sono finiti in prigione.

    Eppure, le parole di condanna, altisonanti, si sono eclissate. E in tutta risposta gli Usa, i militari, tendono la mano ai colleghi honduregni. Alla faccia della democrazia.

    PeaceReporter - I militari Usa tendono la mano al governo golpista

  5. #5
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    Predefinito Rif: Gli Stati Uniti ancora contro Micheletti, revocato il visto

    stavo per postare quell'articolo io, sandinista.
    sempre meglio distinguere i fatti dalle parole (di facciata) delle varie amministrazioni.un esempio vicino a noi?tremonti
    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

  6. #6
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    Predefinito Rif: Gli Stati Uniti ancora contro Micheletti, revocato il visto

    hahaha.... se gli stati uniti avessero lanciato dei missili contro l'Honduras avreste detto che stava armando Micheletti
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

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    Predefinito Rif: Gli Stati Uniti ancora contro Micheletti, revocato il visto

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Questo è il solito oro degli stolti. A parte queste pagliacciate di facciata ecco poi nel concreto come gli Stati Uniti osteggiano il governo golpista honduregno:

    Il comando Sud Usa ha invitato il governo golpista honduregno a unirsi alle manovre militari congiunte delle Forze alleate Panamax 2009
    Il comando Sud degli Stati Uniti ha invitato il governo golpista honduregno a unirsi alle manovre militari congiunte delle Forze alleate Panamax 2009. Gli esercizi navali congiunti coordinati dagli Usa iniziano oggi e dureranno fino al 22 settembre.

    Saranno in settemila gli uomini coinvolti, sia soldati che civili, e tra questi, come se niente fosse, si troveranno anche gli honduregni, in rappresentanza di un governo non legittimo, in quanto istituitosi grazie a un colpo di stato. L'appuntamento è nella zona del canale di Panamà.

    Invitando le Forze armate dell'Honduras di Roberto Micheletti, il Comando sud Usa è andato contro le dichiarazioni pubbliche del presidente Barack Obama, che ha rigettato il colpo di Stato senza sé e senza ma. Non solo. Va contro anche alle raccomandazioni dell'Organizzazione degli Stati americani (Oea) e dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), che hanno chiesto di rompere le relazioni con il regime di fatto.

    "Sarebbe un precedente terribile, se iniziassimo a tornare indietro all'era in cui i colpi di stato si consideravano periodi di transizione politica. La regione ha fatto enormi progressi negli ultimi venti anni nello stabilire tradizioni democratiche in America Centrale e in America Latina. Non vogliamo tornare indietro in quell'oscuro passato". Queste le parole del presidente Usa, barack Obama, subito dopo aver appreso la notizia del golpe militare orchestrato da Zelaya e dalla leadership economica del paese. Con una rassicurazione: che gli Stati Uniti avrebbero lavorato con l'Organizzazione degli stati americani e le altre istituzioni per cercare di risolvere il conflitto pacificamente.

    Da allora sono passati due mesi e mezzo. Il presidente legittimo, Manuel Zelaya, è ancora in esilio forzato. Il governo golpista è vivo e vegeto e ha instaurato un regime repressivo contro ogni afflato di ribellione. Che comunque prosegue, coraggiosamente. Non esiste ormai piu libertà di stampa. Né di espressione. Né di opinione. Ogni manifestazione è stata repressa con la forza con il risultato che due manifestanti sono rimasti uccisi, molti contusi e tanti sono finiti in prigione.

    Eppure, le parole di condanna, altisonanti, si sono eclissate. E in tutta risposta gli Usa, i militari, tendono la mano ai colleghi honduregni. Alla faccia della democrazia.

    PeaceReporter - I militari Usa tendono la mano al governo golpista
    Che articolo fazioso, Zelaya è tutt'altro che legittimo nonostante l'informazione mondiale si ostini a parlare di golpe militare e di golpisti, i fatti sono che nonostante la legittimità costituzionale di Micheletti gli Stati Uniti hanno:
    -condannato l'espulsione di Zelaya definita "golpe illegale" e mediato con il Costa Rica, con tanto di lode da parte di Fidel Catro a Obama e Clinton, per ristabilire Zelaya in sfregio alla Costituzione e alla Corte costituzionale, democraticamente eletta, honduregne;
    -cessato ogni contatto militare con l'esercito honduregno;
    -appoggiato in sede ONU le sanzioni contro l'Honduras;
    -promosso un embargo economico contro l'Honduras tagliando una vasta gamma di aiuti stanziati all'Honduras;

    A noi sembra evidente che il tempo dei golpe della CIA in America latina appartenga ormai al passato, anche e soprattutto perché Obama sembra essere in rotta con la CIA di destra che caldeggiava queste politiche, quindi che l'amministrazione Obama voglia instaurare rapporti con l'Alba al fine di garantirsi l'approvigionamento petrolifero e una influenza 'soft' (dottrina Brzezinski, anche per il Medio oriente e la Cina, per arginare l'influenza russa) degli Stati Uniti nei Paesi latino-americani ormai in vasta deriva a sinistra.

    L'ex-ministro degli esteri di Micheletti ha anche ipotizzato che gli Stati Uniti "sacrificheranno" l'Honduras appoggiando un'invasione da parte del Venezuela e del Nicardagua, per accreditarsi in America latina.


    carlomartello

  8. #8
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    Predefinito Rif: Gli Stati Uniti ancora contro Micheletti, revocato il visto

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Che articolo fazioso, Zelaya è tutt'altro che legittimo nonostante l'informazione mondiale si ostini a parlare di golpe militare e di golpisti, i fatti sono che nonostante la legittimità costituzionale di Micheletti gli Stati Uniti hanno:
    -condannato l'espulsione di Zelaya definita "golpe illegale" e mediato con il Costa Rica, con tanto di lode da parte di Fidel Catro a Obama e Clinton, per ristabilire Zelaya in sfregio alla Costituzione e alla Corte costituzionale, democraticamente eletta, honduregne;
    -cessato ogni contatto militare con l'esercito honduregno;
    -appoggiato in sede ONU le sanzioni contro l'Honduras;
    -promosso un embargo economico contro l'Honduras tagliando una vasta gamma di aiuti stanziati all'Honduras;

    A noi sembra evidente che il tempo dei golpe della CIA in America latina appartenga ormai al passato, anche e soprattutto perché Obama sembra essere in rotta con la CIA di destra che caldeggiava queste politiche, quindi che l'amministrazione Obama voglia instaurare rapporti con l'Alba al fine di garantirsi l'approvigionamento petrolifero e una influenza 'soft' (dottrina Brzezinski, anche per il Medio oriente e la Cina, per arginare l'influenza russa) degli Stati Uniti nei Paesi latino-americani ormai in vasta deriva a sinistra.

    L'ex-ministro degli esteri di Micheletti ha anche ipotizzato che gli Stati Uniti "sacrificheranno" l'Honduras appoggiando un'invasione da parte del Venezuela e del Nicardagua, per accreditarsi in America latina.


    carlomartello

    Eviterei se fossi in te di parlare di faziosità.

    Mi parli di contatti militari cessati e l'articolo (di cui critichi la faziosità ma non smentisci e non puoi smentire la notizia) dice esattamente il contrario.
    Le sanzioni ONU...evitiamo di cadere nel ridicolo.
    Il taglio degli aiuti....quelli passano attraverso altre strutture, anche qui evitiamo di essere stupidi.
    Di golpe della CIA non ha parlato nessuno, di certo la dottrina soft prevede l'appoggio indiretto o la non interferenza reale, come è prassi dei governi democratici statunitensi degli ultimi anni.

    Domanda: ma "noi" chi?

  9. #9
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    Predefinito Rif: Gli Stati Uniti ancora contro Micheletti, revocato il visto

    il fatto è che Zelaya stava per essere arrestato dalla magistratura... il golpe è stato un errore che si sarebbe potuto evitare... queste cose sono state anche recentemente pubblicate sulla stampa...

    il problema è stato il golpe non la destituzione di zelaya
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

  10. #10
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    Predefinito Rif: Gli Stati Uniti ancora contro Micheletti, revocato il visto

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Domanda: ma "noi" chi?
    devi sapere che carlomartello è affetto da gravi disturbi psichici di dissociazione della personalità.

    dovresti sapere che simili post non sono accettabili. 6 segnalato
    Ultima modifica di Eric Draven; 14-09-09 alle 19:04 Motivo: post contra forumista

 

 
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