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Se
Se riesci a non perdere la testa, quando tutti intorno
La perdono, e se la prendono con te;
Se riesci a non dubitare di te stesso, quando tutti ne dubitano,
Ma anche a cogliere in modo costruttivo i loro dubbi;
Se sai attendere, e non ti stanchi di attendere;
Se sai non ricambiare menzogna con menzogna,
Odio con odio, e tuttavia riesci a non sembrare troppo buono,
E a evitare di far discorsi troppo saggi;
Se sai sognare - ma dai sogni sai non farti dominare;
Se sai pensare - ma dei pensieri sa non farne il fine;
Se sai trattare nello stesso modo due impostori
- Trionfo e Disastro - quando ti capitano innanzi;
Se sai resistere a udire la verità che hai detto
Dai farabutti travisata per ingannar gli sciocchi;
Se sai piegarti a ricostruire, con gli utensili ormai tutti consumati,
Le cose a cui hai dato la vita, ormai infrante;
Se di tutto ciò che hai vinto sai fare un solo mucchio
E te lo giochi, all'azzardo, un'altra volta,
E se perdi, sai ricominciare
Senza dire una parola di sconfitta;
Se sai forzare cuore, nervi e tendini
Dritti allo scopo, ben oltre la stanchezza,
A tener duro, quando in te nient'altro
Esiste, tranne il comando della Volontà;
Se sai parlare alle folle senza sentirti re,
O intrattenere i re parlando francamente,
Se né amici né nemici riescono a ferirti,
Pur tutti contando per te, ma troppo mai nessuno;
Se riesci ad occupare il tempo inesorabile
Dando valore a ogni istante della vita,
Il mondo è tuo, con tutto ciò che ha dentro,
E, ancor di più, ragazzo mio, sei Uomo!
Rudyard Kipling
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Citazione:
Originally posted by pensiero
Mi piaci silenziosa
Mi piaci silenziosa, perché sei come assente
mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca.
Par quasi che i tuoi occhi siano volati via
ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca.
Tutte le cose sono colme della mia anima
e tu da loro emergi, colma d'anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima
ed assomigli alla parola malinconia.
Mi piaci silenziosa, quando sembri distante.
E sembri lamentarti, tubante farfalla.
E mi senti da lontano e la mia voce non ti arriva:
lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso.
Lascia che il tuo silenzio sia anche il mio parlarti,
lucido come fiamma, semplice come anello.
Tu sei come la notte, taciturna e stellata.
Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice.
Mi piaci silenziosa perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Basta allora un sorriso, una parola basta.
E sono lieto, lieto che questo non sia vero.
Pablo Neruda
Siemper nacer
"....se me ne vado per le strade
ricorro all'aroma obliato
di una rosa disabitata,
di una fragranza che persi
come si smarrisce l'ombra:
son rimasto senza quell'amore
nudo in mezzo alla strada."
(Pablo Neruda)
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Ancora
Non ci credo ancora
stai arrivando accanto a me
e la notte è un pugno
di stelle e di allegria
palpo gusto ascolto e vedo
il tuo volto il tuo passo lungo
le tue mani e tuttavia
ancora non ci credo
il tuo ritorno ha tanto
a che vedere con te e con me
che per cabala lo dico
e per i dubbi lo canto
nessuno mai ti rimpiazza
e le cose più triviali
si trasformano in fondamentali
perché stai tornando a casa
tuttavia ancora
dubito di questa fortuna
perché il cielo di averti
mi sembra fantasia
però vieni ed è sicuro
e vieni col tuo sguardo
e per questo il tuo arrivo
rende magico il futuro
e ancorché non sempre abbia capito
le mie colpe e i miei disastri
invece so che nelle tue braccia
il mondo ha senso
e se bacio l’audacia
e il mistero delle tue labbra
non ci saranno dubbi né cattivi sapori
ti amerò di più
ancora.
Mario Benedetti
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"...Non sei più dinnanzi ai miei canti,
ma sei fusa in essi. Venisti da me
con il primo raggio dell'aurora.
Ti ho perduta con l'ultimo oro
della sera. Da allora sempre ti trovo
attraverso il buio.
No, tu non sei
soltanto un'immagine dipinta."
(XLII - Tagore)
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Come un libro aperto
Come un libro aperto
leggo nel fondo dei tuoi occhi.
Perché la bocca sorride
se gli occhi la smentiscono?
Piangi, non vergognarti
di confessare
che mi amasti.
Piangi. Nessuno vede.
Guarda.
Io sono un uomo, eppure piango
Gustavo Adolfo Becquer
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"Desmiente tu veneno ardiente y frio"
m'ha detto De Quevedo l'altro giorno
ed io a lui "Francisco, amico mio,
mi vedi a scrivere sonetti porno?"
Allanim
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...a chi me l'ha spedita un anno fa....
" Favola d'amore"
"Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l’albero con reverenza e chiese: "Sei tu l’albero della vita?". Ma quando, invece dell’albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era tutt'occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita. E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna. Pictor chiese:" Sei tu l’albero della vita?" Il sole annuì e la luna sorrise. Fiori meravigliosi lo guardavano, con una moltitudine di colori e di luminosi sorrisi, con una moltitudine di occhi e di visi. Alcuni annuivano e ridevano, altri non annuivano e non sorridevano, ebbri tacevano, in se stessi si perdevano, nel loro profumo si fondevano. Uno dei fiori aveva grandi occhi blu, un altro ricordava il primo amore. Tra tutti questi fiori Pictor stava pieno di struggimento e di gioia inquieta e il suo cuore batteva forte, batteva tanto, il suo desiderio ardeva verso l’ignoto, verso il magicamente prefigurato. Pictor scorse un uccello sull'erba posato, ammantato di luminosi colori e all’uccello variopinto chiese: "Uccello dove è la felicità?". "La felicità?", disse il bell'uccello e rise con il suo becco dorato: "la felicità, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli". Con queste parole l’uccello spensierato scosse le piume, allungò il collo, agitò la coda, socchiuse gli occhi ed ecco era diventato un fiore, e subito l’uccello-fiore variopinto, nella gloria dei colori si era fatto pianta, le piume si erano trasformate in foglie, le unghie in radici. E subito il fiore-uccello cominciò a muovere le foglie e i pistilli, già era stanco dei suoi pistilli e scuotendosi un po' si innalzò e fu una splendente farfalla che si cullò nell'aria. Ma l’allegra farfalla, fiore, uccello, scese a terra lieve come un fiocco di neve e si trasformò in un cristallo che irradiava luce rossa. Pictor prese la pietra e la tirò a sè, strisciando dall’albero il serpente gli sibilò: "La pietra ti trasforma in quello che vuoi, presto, chiedile il tuo desiderio. Pictor si spaventò e temette di veder svanire la sua fortuna. Rapido disse la parola e si trasformò in albero, giacchè più di una volta aveva desiderato essere albero, perchè gli alberi gli apparivano così pieni di pace, di forza e di dignità. Pictor divenne albero, penetrò con le radici nella terra e si allungò verso l’alto. Era contento. Passarono molti anni prima che si accorgesse che la sua felicità non era perfetta. Vide infatti che intorno a lui nel Paradiso, gran parte degli esseri si trasformava assai spesso, che tutto scorreva in un flusso di perenni trasformazioni. Lui, invece, l’albero Pictor, non poteva più trasformarsi. Da quel momento la sua felicità svanì e iniziò ad invecchiare. Assunse un aspetto serio e afflitto, che si può osservare anche negli uccelli, negli esseri umani e in tutti gli esseri, quando non posseggono il dono della trasformazione, tanto che perdono ogni bellezza. Un bel giorno una fanciulla si perse in paradiso, cantando e ballando correva tra gli alberi: non aveva mai pensato di desiderare il dono della trasformazione. Quando si appoggiò all’albero Pictor, egli sentì un desiderio di felicità ed era come se il suo stesso sangue gli dicesse: "Ritorna in te! Ricordati di tutta la tua vita, trovane il senso, altrimenti sarà tardi." Rammemorò i suoi anni di uomo, il suo cammino in Paradiso e quell’istante in cui aveva avuto in mano la pietra fatata. La fanciulla si sentiva attratta dall’albero. Esso le appariva bello, forte e solitario, nobile nella sua muta tristezza. Ella si appoggiò e iniziò a piangere. Perchè doveva soffrire così e il suo cuore voleva spaccarle il petto e andare a fondersi con lui? Venne l’uccello e la fanciulla vide cadere un rubino e appena lo prese si avverò il suo desiderio. La bella fu presa, svanì e divenne tutt’uno con l’albero, si affacciò al suo tronco come giovane ramo. Ora tutto era a posto, solo ora era stato trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intristito: ora cantava forte Pictoria, Vittoria. Era trasformato, e poichè aveva raggiunto la vera, l’eterna trasformazione, poichè da metà era divenuto un tutto, da quel momento potè continuare a trasformarsi quanto voleva. Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. Ma in ogni forma era intero, era coppia, aveva in sè luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per le terre, stava come stella doppia in cielo.
Perché ti amo
Perche' ti amo, di notte son venuto da te
cosi' impetuoso e titubante
e tu non me potrai piu' dimenticare
l' anima tua son venuto a rubare.
Ora lei e' mia - del tutto mi appartiene
nel male e nel bene,
dal mio impetuoso e ardito amare
nessun angelo ti potra' salvare."
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Citazione:
Originally posted by Allanim
"Desmiente tu veneno ardiente y frio"
m'ha detto De Quevedo l'altro giorno
ed io a lui "Francisco, amico mio,
mi vedi a scrivere sonetti porno?"
Allanim
...e perchè no;)?
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Addio
Tra il mio amore e me devono alzarsi
trecento notti come trecento pareti
e il mare sarà una magia tra di noi
Non ci saranno che ricordi.
Oh notti che ne valse la pena
notti speranzose di vederti
campagne del mio cammino, firmamento
che sto vedendo e perdendo...
Definitiva come un marmo
rattristerà la tua assenza altre sere
Jorge Luìs Borges
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amore....butta giù la pasta..........