Oggi cominciamo con una citazione: ''Tutte le
operazioni di privatizzazione, di ristrutturazione
della finanza pubblica sono riforme senza respiro
senza il decollo della previdenza complementare e
dei fondi pensione''.
A dirlo, ieri, è stato Guido Cammarano, il
presidente dei gestori italiani del risparmio.
Sarebbe facile dire che stiamo parlando di
un’opinione di parte (banche, SGR, Sim e
assicurazioni sono ovviamente assai interessate
a poter gestire i risparmi previdenziali degli
italiani), se non fosse che, come i miei lettori
sanno bene, questa affermazione è invece una pura
e incontestabile verità.
Gli ultimi numeri forniti dalla stessa associazione
presieduta da Cammarano, dicono che i fondi pensione
aperti, cioè quelli che chiunque può sottoscrivere,
hanno appena 300 mila iscritti e gestiscono un
miliardo di Euro. Poca roba, in un paese dove le
famiglie investono a vario titolo 2500 miliardi di
Euro.
Gli iscritti con meno di trent’anni (cioè quelli che
ne avrebbero più bisogno) sono meno del 10% del totale.
Circa 30 mila persone.
E non va meglio per i fondi negoziali, quelli che a
me piacciono assai meno e a cui possono aderire solo
i lavoratori di una certa categoria. Un milione di
iscritti. Troppo poco rispetto alla potenziale platea
di interessati.
Insomma: senza una riforma i fondi restano al palo,
con tanti saluti alla previdenza complementare.
Come sappiamo la finanziaria non ha praticamente
toccato questo argomento. Il ministro del welfare
Maroni ha indicato metà del 2003 come data certa per
l’approvazione della legge delega. Anche prendendo
per buona questa indicazione, dovremo però vedere
cosa conterrà quella legge. Se si perdesse un’altra
volta il treno per incidere in maniera strutturale
sulla spesa pensionistica, saranno persi altri anni
preziosi.
Anche perchè, ed è un dato su cui si riflette troppo
poco, il costo politico di una riforma (cioè, in
parole povere, la sua impopolarità) cresce con il tempo.
Oggi la maggioranza degli elettori italiani ha più
di 46 anni. Tra dieci anni l’elettore medio ne avrà 50.
Sarà insomma sempre più difficile con l’andare del
tempo (e con l’acuirsi dei problemi per le casse
dello Stato) andare a toccare gli interessi delle
fasce meno giovani della popolazione, che sono in
genere quelle più privilegiate dal sistema attuale,
anche dopo le riforme del passato.
( alan friedman , www.miaeconomia.it )




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