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Discussione: Riso amaro

  1. #1
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    Predefinito Riso amaro

    L' altro giorno, chissà perché, ero un po' giù di corda.
    Mi misi quindi a sfogliare i miei amati libri. Tomi preziosi quali: "La storia del Pci" di Paolo Spriano, Einaudi editore.
    "I quaderni dal carcere" di A. Gramsci, sempre da Einaudi.
    Infine una preziosa guida su "Come diventare perfetti stalinisti in 7 giorni" Berlusconi editore.
    Ma non servi a nulla.
    Perciò indossai le cuffie ed ascoltai i celebri cori della gloriosa Armata Rossa.
    Niente di niente.
    Infine, sempre più depresso, suonai un vecchio disco in vinile con su Bella ciao in versione originale.
    Non quella dei partigiani cantata anche da Santoro, ma quella delle mondine vercellesi degli anni 30.
    Più tardi adattata ad inno della Resistenza. La melodia è la stessa ma le parole son completamente diverse.
    Eccovene un saggio:

    Alla mattina, appena alzata,
    o bella ciao ecc.
    alla mattina, appena alzata,
    laggiù in risaia debbo andar

    e fra gli insetti, e le zanzare,
    o bella ciao ecc.
    e fra gli insetti, e le zanzare,
    un dur lavoro mi tocca far.

    Ascoltandola, mi sovvenni della prorompente Silvana Mangano in "Riso amaro" e tosto un po' di sangue mi colorò le guancie.
    Eh si, la Rivoluzione socialista ed il Sol dell' Avvenire saranno una gran cosa, ma nell' attesa, anche la carne di noi rossi si dimostra debole quanto quella degli altri.
    Ed il nostro pensiero sempre li va a parare. Naturalmente dopo aver reso debito omaggio alla memoria del nostro amato batiuska Vladimir Ulianov

    saluti
    Gianni Guelfi

  2. #2
    Alessandra
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    Dicono che la depressione sia proprio una brutta bestia perchè invece di cercare di tirarsi su si fa di tutto per toccare il fondo...coraggio carissimo Gianni, tra un pò risalirai la china, è legge della scienza, hai passato il peggio del peggio, adesso non puoi far altro che migliorare...saluti.

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    "Siur padrun dalle belle braghe bianche
    fora le palanche, fora le palanche
    Siur padrun dalle belle brache bianche
    fora le palance, andumma a ca'

    e non va più a mesi
    nemmeno a settimante
    la và a poche ore, la va a poche ore
    e non va più a mesi
    nemmeno a settimane
    la va a poche ore
    poi dopo andumma a ca"

    la monda del riso nel vercellese.....che tempi!
    Poi sono arrivati i diserbanti le mietitrebbie anche lì.....



  4. #4
    Alessandra
    Ospite

    Predefinito

    Eh ma almeno quella di Gianni si può canticchiare, la tua non si conosce la musica, che si va ad intuito?

  5. #5
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    E' piuttosto famosa. Nelle musicassette di "canti popolari" e della "lotta sociale" che si trovano nei "mercatini" di tutta Italia (figuriamoci nella rossa Toscana) , anche... con il reazionario, antipopolare e liberticida.... governo Berlusconi, è compresa sicuramente. Io, mi spiace, ma sono stonato.


  6. #6
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    Predefinito

    Non è possibile che tu non conosca quella canzone di Pfb, Alessandra!
    E "L' uva fogarina" la conosci?
    Vedi un po' Pfb, come le vecchie tradizioni italiane, delle quali le canzoni popolari sono parte integrante, si vadano pian piano dimenticando.
    Certo, nell' era di internet è difficile credere che le generazioni dei nostri padri e dei nostri nonni abbiano sofferto tanto. Bisognerebbe ricordarlo sempre ai giovani, perché non tutti hanno la fortuna di avere un padre o un nonno disposto a raccontare le sue esperienze ai figli o nipoti. Le generazioni non si parlano, non comunicano. Invece è dovere degli anziani raccontare, e dei giovani ascoltare, le loro esperienze. Sopratutto quelle tristi, affinché non si ripetano.

    Ci sono tanti anziani che non sanno come passare il tempo, perché la scuola non invita qualcuno di loro disposto a raccontare ai giovani come si viveva 40-50 anni fa? La guerra, la fame, le deportazioni, la tessera per il pane. Quanti dei ragazzi supernutriti ed obesi del giorno d' oggi sanno che ci fu un tempo in cui per acquistare il pane occorreva una tessera?
    Chi non conosce la propria storia è destinato a vederla ripetere.

    Bè, a questo proposito vi segnalo, se già non li conoscete, i libri di Nuto Revelli: "Il mondo dei vinti" e "L' anello forte". Sono storie di povera gente, contadini piemontesi per la maggior parte (ma in tutta Italia le condizioni erano quelle) che raccontano, in prima persona, fatti ed accadimenti della propria vita: nascite, scuola (poca) lavoro (molto) matrimoni, morte.
    E fame, tanta fame.
    I libri sono editi da Einaudi.

    E com' è bella l' uva fogarina
    e com' è bello saperla vendemmiar
    a far l' amor con la mia bella
    a far l' amore in mezzo al prà
    Dirindin din
    Dirindin din....

    Vai Pfb, continua tu


    Gianni

  7. #7
    Alessandra
    Ospite

    Predefinito

    Certo che la conosco l'uva focarina, ma sarebbe la stessa di Pieffebi? Comunque hai perfettamente ragione sulle tradizioni, credo che quelli della mia età le stiano dimenticando (quella canzone la conoscevo dall'inizio alla fine, ora non più, come tante altre cose), ed i più giovani non ne hanno ricordo perchè mai nessuno gliele ha insegnate. A me le cantava tutte mia nonna, così come ad ogni sua frase accompagnava un proverbio. Incredibile, non so proprio come facesse, mi diceva che per lei i proverbi sono la coscienza di un popolo e non poteva concepire come andassero scomparendo. A volte mi sembrava proprio di vivere un passato mai vissuto, mi raccontava della guerra, dell'occupazione, di mio nonno in Africa...sembrano passati secoli...cmq la mia canzoncina preferita resta:
    quel mazzolin di fiori
    che vien dalla montagna
    e vada ben che non si bagna
    che lo voglio regalar
    lo voglio dare al mio moroso
    questa sera quando vien....
    ...più o meno faceva così

  8. #8
    Claude
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Alessandra
    Eh ma almeno quella di Gianni si può canticchiare, la tua non si conosce la musica, che si va ad intuito?
    Ma come, una toscana che non conosce i canti popolari di protesta?! Io li conosco quasi tutti, essendo stato allevato a pane e Feste dell'Unità




    Comunque vi faccio dono di un canto popolare, non toscano, ma ligure, molto poco di protesta, visto che oggi è domenica e la domenica non si protesta: chi può, se la gode, gli altri riposano

    Sebben che son piscina, ghe l'ho come mi muè,
    la pà na barca a vela, la pà na barca a vela,
    sebben che son piscina, ghe l'ho come mi muè,
    la pà na barca a vela con tutti i sè mainè


    (risposta del maschietto)

    Sebben che son piscino, ghe l'ho come mi puè,
    pà 'n' palo telegrafico, pà 'n' palo telegrafico,
    sebben che son piscino, ghe l'hò come mi puè,
    pà 'n' palo telegrafico con tuti i fii atachè


    La musica è quella degli stornelli, la lingua una specie di zenese un pò "spezzinato".

    Saluti

  9. #9
    Alessandra
    Ospite

    Predefinito

    Non so Claude, si vede che i miei han sempre protestato poco, le feste dell'unità me le ricordo come scopo di cuccaggio per noi ragazzine ed altrettanto per i ragazzini, ai miei tempi c'erano anche quelle della dc e dell'avanti, nonchè quella della squadra di calcio del paese che non ci azzeccava nulla ma già che c'erano le impalcature veniva fatta durante le feste *politiche*....ho trovato non so come il testo esatto della canzone mia preferita cantatami sempre d amia nonna mentre mi portava in giro per i boschi....ah che tempi! Gianni mannaggia a te m'hai fatto deprimere pure a me!

    Quel mazzolin di fiori
    che vien dalla montagna,
    e guarda ben che non si bagna
    che lo voglio regalar.

    Lo voglio regalare
    perché l'è un bel mazzetto:
    lo voglio dare al mio moretto
    questa sera quando vien.

    Stasera quando viene
    gli fò 'na brutta cera,
    e perché sabato di sera
    ei no l'è vegnù da me.

    No l'è vegnù da me:
    l'è andà dalla Rosina!
    E perché mi son poverina,
    mi fa piagner e sospirar.



    Come al solito sono più romantica di voialtri.



    ( )

  10. #10
    Claude
    Ospite

    Predefinito

    Ah, ma anche da noi c'erano le feste dell'Amicizia. Certo, quella dell'Unità era, ed è ancora, per la verità, un'occasione speciale. Quasi tutti in paese- che erano quasi tutti comunisti - si mobilitavano. Mi ricordo che ero un bambino e mi toccava stare dalla mattina alla sera nel parco della festa. Mia nonna, ottima cuoca, faceva da mangiare, curava i primi. Venivano da tutte le parti per mangiare gli spaghetti al sugo di mare di mia nonna. Gli uomini si occupavano della carne alla brace, con quella griglia larga che sembrava la rete di un letto: bisognava tenere la brace sempre accesa, e stare attenti che il fuoco non si alzasse troppo, c'era da aspettare un sacco per la carne alla brace.

    Ai bambini toccava pulire i tavoli, sparecchiare, e mi ricordo che una volta mi hanno pure fatto pulire i muscoli. I più svegli e intraprendenti li facevano servire.

    Poi c'era la musica: Bandiera rossa, Sciur padrun....e poi, "uè mambo, mambo i-ta-li-ano!" eheheh. L'orchestra di liscio la sera, e tutti che ballavano; poi anche chi lavorava, specialmente quelli del bar, che dopo una certa ora erano tutti sbronzi.

    Chi aveva il diploma stava, di regola, alla cassa.

    Ed io me ne stavo lì nel mio cantuccio, con questa testaccia che mi ritrovo, a guardare e pensare. Tutti gli amori, che in piena estate nel parco c'era sempre un venticello quasi freddo. Tutti gli amori, i litigi, i casini, le risse, la stanchezza, le delusioni, le illusioni, le risate....e io me ne stavo lì, a guardare e pensare.

 

 
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