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Discussione: Ma quale Cecenia ?

  1. #11
    PADANIA LIBERA!
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    Piuttosto di scrivere una sola parola buona verso musulmani mi tagliole dita....i ceceni sono musulmani?Dunque inutile proseguire!
    Dai putin,difendi l'iraq e i musulmani,bravo!
    Saluti Padani

  2. #12
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    Originally posted by Wyatt Earp
    Piuttosto di scrivere una sola parola buona verso musulmani mi tagliole dita....i ceceni sono musulmani?Dunque inutile proseguire!
    Dai putin,difendi l'iraq e i musulmani,bravo!
    Saluti Padani
    Con tutto il rispetto, ma tu sei "poilitico" quanto le scurregge.
    Paolo

  3. #13
    Ospite

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    [QUOTE]Originally posted by Wotan
    Originally posted by PINOCCHIO
    Per Wotan.
    non condivido: ripeto anche a me stanno sui coglioni gli islamici, ma quelli che si traferisono qua da noi. Finchè restano a casa loro (e magari combattono per il diritto di restarci) non ci vedo nulla di male.
    Come avevo già detto,e come hai anche sottolineato tu, se l'occidente avesse avuto un atteggiamento diverso con la Cecenia adesso gli islamici avrebbero una base in meno a disposizione.
    Con la guerra in Iraq, se ci sarà, gliene regaleremo un'altra, e avanti così, a martellarci i coglioni.


    Per Pippo III: quando gente che non c'entra niente va di mezzo ad uan guerra è sempre triste. Penso ai 100 e passa morti russi di questi ultimi giorni, ma anche ai 100.000 ceceni di questi ultimi anni.
    I numeri (e le loro proporzioni) non indicano certo che qualcuno abbia più ragione degi altri, ma sicuramente che ha più torti.


    saluti padani
    [/QUOTew

    Pinocchio, non raccontiamoci balle: la Cecenia di Dudaev era un paese che voleva l' indipendenza e la loro scelta "islamica" era puramente nazionale e LEGITTIMA. Oggi sono appendici d Al Quaida, per forza , costretti o che... non mi importa. Oggi loro sono pedine di quell' Islam che si vuole espandere. E la loro guerra, che sempre ho ammirato, oggi é sterco islamico. SCUSA e SCUSATE l' aver usato il termine " sterco" , ma, a mio avviso, altro non si meritano. Oggi. Come sempre, potrei sbagliarmi.
    Paolo
    no....mi dispiace ma da come è finita la storia non penso proprio che fossero elementi addestrati da Al Quaida....
    quindi...come dicevi tu.....pensiamoci...

  4. #14
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    Concordo, nella sostanza, con Pinocchio e Pippo III. Non ho alcuna simpatia nè solidarietà per quei movimenti indipendentisti che si macchiano di crimini gravissimi (a partire dai baschi: i ceceni sono diversi, perché sono in guerra dichiarata. Anzi, l'etichetta di "terroristi" mi sembra molto più appropriata ai primi che ai secondi). Nessuna solidarietà neppure per le loro idee: Marx e Maometto sono due alternative che rifiuto. Ma, ciò nonostante, viva la secessione sempre e ovunque: quindi anche in Cecenia e nei Paesi Baschi.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  5. #15
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    Putin all'AIA, come per Milosevic per crimini contro l'umanità, crimini di guerra.

  6. #16
    a mia insaputa
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    Predefinito "Te lo regalo,prova a prenderlo.."

    IL SOGNO CHE NON MUORE DELL’INDIPENDENZA CECENA

    Un popolo unito dall’odio per i russi

    LA STAMPA 28 ottobre 2002

    di Domenico Quirico


    C'è un solo russo che ha coraggiosamente descritto i ceceni con l’ammirazione e il rispetto che Tacito riservava ai barbari, feroci e per questo fascinosi. Nel 1853 li aveva, invano, inseguiti nelle loro montagne nude, incendiate dal verde frenetico di maggio, aveva bruciato i villaggi, portato via in catene ragazzini che sognavano la Jihad: erano dappertutto, invadevano come una gramigna le retrovie, sequestravano, rapivano, sgozzavano ostaggi.

    Li ammirava per la forza con cui difendevano la loro brigantesca libertà; soprattutto tremava perchè sapeva sondare quanto profondo fosse l’odio che li animava: «I ceceni...tutti, piccoli e grandi, molto semplicemente non riconoscono questi cani di russi per uomini, provano tanto disgusto, repulsione, orrore davanti alla stupida crudeltà di questi esseri che desiderano sterminarli come si desidera sterminare i topi, i ragni velenosi, i lupi ...».

    Il conte Tolstoj, grande cantore della solarità della vita, non sarebbe rimasto stupito di fronte alla cupa totalità della tragedia del teatro Dubrovka. Perchè aveva raccontato la colonizzazione del Caucaso ribelle in «Chadzi-Murat» sotto il regno non glorioso di uno zar cupo, molle, sordido: Nicola primo.

    Infinite catene di massacri reciproci, la burocrazia delle forche in frenetica corsa con la frettolosa giustizia dei coltelli; i rapporti dei generali che rincalzano con aggettivi trionfalistici i resoconti bugiardi dove «i banditi» sono sempre «sotto controllo»: tutto è tragicamente uguale, dal tempo dello zar a quelli di Eltsin e di Putin.

    Tolstoj aveva capito. La forza dei ceceni è l’odio. Grozny è un posto dove da cento anni non è mai stato facile insegnare ai bambini la differenza tra il bene e il male. Questi montanari e guerrieri non hanno bisogno di un’ideologia o di una fede religiosa per uccidere e morire: l’Islam è solo propaganda, bastano i ricordi per dare alla lotta uno scheletro solido e indistruttibile.

    Quando nel 1817 la Russia affondò gli artigli su queste montagne il generale zarista spiegò ai capi ceceni che il loro paese era stato «regalato a Mosca dal sultano turco». Cominciava una nuova storia, dovevano farsene una ragione. Un vecchio iman dall’aspetto omerico lo guardò beffardo e gli indicò un uccello nel cielo: «Te lo regalo, prova a prenderlo».

    Tolstoj non ha mai pubblicato il suo romanzo ceceno, «Chadzi-Murat», lo ha tenuto ben nascosto nei cassetti. E non soltanto perchè temeva l’occhiuta censura zarista. Cercava di disinnescare qualla immensa riserva di odio che aveva sfiorato la sua vita. Già allora era inevitabile che questi irriducibili briganti deviassero verso le gole tenebrose e inammissibili del terrorismo. Perchè di terrore era impastata la memoria. I generali zaristi, esausti per quella guerriglia, scoprirono presto la scorciatoria delle deportazioni.

    Nel 1863 25 mila ceceni vennero avviati verso i territori dell’impero Ottomano: grandi barconi carichi all’inverosimile arrivavano alla meta gonfi di cadaveri da cui, pietosamente, venivano estratti pochi stralunati superstiti, impazziti per il dolore. Erano i vecchi, buoni metodi che piacevano al poco riguardoso «padre dei popoli», Stalin. Sui ceceni era già passata la mano pesante delle grandi purghe del ‘37 (80 mila morti immolati alla costruzione del recalcitrante Uomo nuovo bolscevico).

    Lui, il tiranno, aveva scrupolosamente segnato sull’agenda la simpatia con cui quelle genti riottose avevano accolto le truppe tedesche. Destinati a crepare senza gloria e senza scopo non rimaneva loro che sperare in un liberatore. Ma Stalin aveva la memoria lunga. Nel ‘46, quando ancora le ceneri della guerra erano calde, la sua mano spietata arrivò fino a Grozny per impartire una biblica punizione.

    Tutti i ceceni vennero deportati, in Siberia e Kazakhstan, le immense plaghe del gulag dove popoli interi scontavano la pena. In pieno inverno, caricati su vagoni senza acqua nè cibo a centinaia di migliaia, pungolati dalle baionette delle truppe della Nkvd, vennero scaricati nel vuoto gelato della steppa kazaka dove nulla era stato preparato per accoglierli.

    Alle popolazioni del luogo era stato annunciato che stavano arrivando i selvaggi cannibali delle montagne. Il cipiglio di Stalin produceva sempre terribili statistiche: 200 mila morti su 600 mila ceceni. E fu un miracolo se qualcuno sopravvisse perchè il furore delle malattie e della fame dava una mano gli sgherri di Beria: a migliaia gettarono i ceceni rimasti sulle montagne sotto la crosta gelata del lago di Galancosh. Beria, davvero infaticabile, provvide poi a perfezionare il genocidio culturale: tutto quanto ricordava il passato di quei ribelli (archivi, opere d’arte, libri, tappeti, gioielli, monumenti) fu raso al suolo o portato a Mosca.

    Anche quando, nel 1957, gli eredi del Grande Persecutore estesero, magnanimi, il loro disgelo ai ceceni e consentirono il ritorno nelle terre degli avi, la Storia non cambiò corso. Restava l’odio reciproco, e il ricordo, come una muffa tenace sui rapporti reciproci. Neppure l’eutanasia dell’Urss è servita: bolscevico o capitalista, il russo era sempre il Nemico.




    Se vedòm!
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