La Coreografia della Sud
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La Coreografia della Sud
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N.B: La Nord non ha fatto una coreografia vera e propria causa i disguidi avuti dopo i fatti dell'Ostiense.


www.ultrasportal.com
27/10/2002 - Derby: incidenti e striscioni prima della gara
ROMA - Tensione e lacrimogeni fuori dallo stadio Olimpico, solidarietà tra ultras all'interno. Le tradizionali scenografie del derby Lazio-Roma sono state precedute da inconsueti messaggi di solidarietà incrociati tra le due curve, firmati da ultras romanisti e laziali: "Oltre i colori libertà per gli ultras", recitava uno striscione apparso in Curva Sud, tra i supporter giallorossi. Immediata la risposta del tifo laziale in Curva Nord: "dignità e onore non hanno divise", e ancora "la mentalità vale più della rivalità... onore ai veri ultras".
Prima della gara tifosi romanisti e poliziotti si sono fronteggiati per una decina di minuti nei pressi della curva sud dopodichè la situazione è tornata tranquilla. Secondo una ricostruzione della polizia un gruppo di tifosi romanisti, nei pressi del ministero degli esteri, ha cominciato senza motivo ad insultare gli agenti avvicinandosi allo schieramento. La polizia ha tenuto a bada gli ultras e li ha allontanati, dopodichè la situazione è tornata alla normalità. Dalle forze dell'ordine non sono stati segnalati problemi nella zona della curva nord, nella parte dello stadio occupato dai tifosi laziali. (ANSA).
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ROMA - Comincia come sempre circa due ore prima della partita il derby sugli spalti a suon di sfottò con scritte ironiche che le due curve si mostrano a vicenda. "Da Velletri a Marino il tuo orgoglio capitolino" è un messaggio della Nord ai cugini giallorossi. "Ma quale Olimpico a voi basta un cortile" è la risposta della curva Sud. Immancabili le scritte ironiche sulla partenza di Nesta: "NESTAlgia canaglia". Uno scambio di messaggi che va avanti fino all'inizio della partita. Non manca niente, tra riferimenti a derby passati e vinti, l'ultimo quello che si è assicurato la Roma per 5-1. In Sud compare la scritta: "10/3/02 estrazione sulla ruota di Roma" di seguito elencati i numeri dei minuti dei cinque gol della Roma: "Cinquina!". Pronta la Nord a rispondere: "La cinquina ve la diamo in faccia". E così via fino a qualche minuto prima dell'inizio della gara. (ANSA).


Da quegli idioti di www.lazio.net :
Stankovic equiparato ad un giostraio. Ossia ad uno zingaro. Accomunato suo compagno di squadra - e serbo -Sinisa Mihajlovic.
Lo striscione della vergogna è apparso in curva Sud, in un settore occupato dal gruppo "Tradizione distinzione", che per tutta la partita ha sventolato croci celtiche e simboli della destra estrema.
Un chiaro messaggio di tipo razzista, equiparabile ai "buu", che dovrebbe costare alla As Roma una multa salata.
Anche la polizia indaga.


Voto 8
La canzone della Lazio che dice « Non mollare mai» viene suonata quando le squadre entrano in campo. Impressionante la passione e la forza con cui tutto lo stadio bianco azzurro segue le parole, guidato dall'urlo della Nord. Le due curve fanno a gara a chi canta più forte. Ha vinto la Lazio.
(a cura di eduardo lubrano)
Voto 7.5
Hanno mantenuto un'altra promessa quelli della Lazio: non fare coreografie perché la sede degli Irriducibili è sotto sequestro. Lo striscione sui vetri della curva dice: « Lazio, il ruggito della Nord sarà il tuo motore». In sud un lenzuolo con un personaggio giallorosso che fa a pezzi uno scudetto bianco azzurro. E sotto «Lazio delenda est!».
Voto 8
Merita la menzione un ragazzo che si presenta in calzoncini corti e torso nudo. Nulla lo potrebbe far identificare per laziale o romanista se una amica non gli chiedesse per quale settore ha trovato i biglietti. «Per la Tevere. Non sono riuscito a prendere la Nord, ma meglio così, almeno stavolta non rischio l'infarto. Ricordi l'ultima volta...?»
Voto 7
Il voto va soprattutto alle tifoserie che hanno rispettato quanto detto in settimana : sfottò a valanga, ma per affermare la dignità degli ultras. Soprattutto la Nord: «Dignità ed onore non hanno divise», «La mentalità arde più della rivalità, onore ai veri ultras», « Battiamo le mani per tutti gli ultras detenuti». Risponde la Sud, e si prende applausi anche laziali: «Oltre i colori, libertà per gli ultras».


Derby, gli scontri degli ultrà
GIOVANNA VITALE
Altro che derby di festa, è il solito concentrato di scontri, cariche della polizia, teppismo. Con una clamorosa novità rispetto al passato: stavolta i tifosi vanno alla guerra uniti; fuori dall'Olimpico agiscono insieme nei raid contro polizia e carabinieri, dentro lo stadio si scambiano almeno per un po' messaggi incrociati di solidarietà. "Oltre i colori, libertà per gli ultras" recita lo striscione srotolato in Curva Sud; "Dignità e onore non hanno divise", rispondono i laziali della Nord, aggiungendo: "La mentalità vale più della rivalità... onore ai veri ultras". Il riferimento al pestaggio del ragazzo marocchino all'Ostiense, costato l'arresto a due supporter biancocelesti e la chiusura della sede degli Irriducibili, è chiaro: è una questione di fede, per difenderla anche i nemici possono diventare amici. Ma è una novità che dura poco. Un quarto d'ora prima del fischio d'inizio, alimentata da cori e botti che surriscaldano gli animi, in tribuna Tevere si scatena la bagarre: nell'unica porzione di Olimpico dove le due tifoserie si confondono, gli ultras tornano nemici, fioccano gli insulti, partono spintoni e calci e pugni, volano seggiolini e fumogeni. Tocca di nuovo alla polizia intervenire per riportare la calma. Dieci persone vengono portate al San Giacomo: nove sono ferite lievemente, una è grave, trauma cranico e principio di soffocamento.
Che non sarebbe stata una passeggiata, questo derby numero 149, s'era capito assai presto. Mancava ancora un'ora all'apertura dei cancelli quando, nei pressi del ministero degli Esteri, un gruppo di ragazzi appartenenti a entrambe le tifoserie si avvicina allo schieramento delle forze dell'ordine: sguardi di sfida, tentativo di forzare il cordone di contenimento, provocazioni e parolacce. Il seguito è storia già vista: comincia il consueto lancio di pietre e di bottiglie, con gli agenti costretti a caricare e a sparare lacrimogeni, mentre un'auto e una moto finiscono in fumo. Stessa scena poco dopo le 18, davanti all'ingresso del bar del tennis: ancora ultrà scatenati, cariche e fumogeni ad avvelenare l'aria.
Per fortuna la partita finisce con un pareggio e qualche inevitabile tafferuglio. Bilancio della serata: 13 feriti tra cui un poliziotto, 50 interventi sanitari, 8 arresti per violenza e resistenza a pubblico ufficiale, una decina di denunce. La festa può attendere.
(ha collaborato gabriele isman)


Se c´è una cosa che unisce laziali e romanisti nel giorno in cui la città è spaccata a metà come una mela, si è capita ieri sera all´Olimpico. Agli striscioni di insulti contro la Digos che apparivano in curva Nord facevano eco, immediatamente, scritte dello stesso tono nella Sud. Scambi di «solidarietà» tra le due tifoserie divise dalla fede calcistica ma unite dalla contestazione alle forze dell´ordine. Una sintonia tale che nel pre partita, a un paio d´ore dall´inizio dell´incontro, un gruppo di facinorosi «misto» composto da laziali e romanisti, si è scagliato contro i celerini schierati nel piazzale antistante lo stadio, fra la Tribuna Tevere e la Monte Mario. Una carica improvvisa partita al segnale convenuto, quando il gruppo di ultras ha indossato delle fascette in testa. Fascette biancocelesti e giallorosse. Non ci sono state conseguenze, solo tanta paura tra i tifosi che in tutta tranquillità si avvicinavano ai cancelli d´ingresso. «Mi sono trovata in mezzo alla carica all´improvviso- racconta Chiara, sciarpa della Roma al collo e fiato corto per la corsa- sono rimasta paralizzata. Per fortuna c´era con me il mio ragazzo che mi ha dato uno strattone e mi ha trascinato via di corsa». «Sono episodi davvero incomprensibile - aggiunge Francesco- che rovinano una giornata che era stata finora tranquillissima. Chi combina queste cose non è un vero appassionato di sport. Si tratta di persone che cercano solo un pretesto per combinare guai». Dentro lo stadio, nella curva biancoceleste, ieri sera, era un continuo levarsi di striscioni contro la polizia e in difesa dei quattro ultras degli Irriducibili arrestati per il pestaggio del giovane marocchino Kay Abelam, ridotto in fin di vita a calci e pugni, alcune settimane fa proprio a due passi dalla sede del club laziale ad Ostiense. «Battiamo le mani a tutti gli ultras arrestati» recita uno striscione della Nord e un gruppo di romanisti dalla Sud risponde: «La mentalità arde della rivalità. Onore ai veri ultras». Prese di posizione che tuttavia non sono andate giù a parte della stessa curva Nord. A una mezz´ora dall´inizio della partita ci sono stati tafferugli tra gli stessi tifosi della Lazio. Spintoni e schiaffi che sono stati coperti dai fischi del resto della tifoseria biancoceleste. Molti, infatti, non sono d´accordo con la solidarietà agli ultras arrestati. Come il gruppo che fa riferimento al sito Lazionet. La presidente del sito è stata minacciata nei giorni scorsi, ieri a quelle minacce si sono aggiunti numerosi striscioni: «Nessuna pietà per chi scrive infamità» recitava uno di quegli più esibiti. Episodi che comunque non hanno destato preoccupazione tra le forze dell´ordine. Il dispiegamento di uomini, dentro e fuori lo stadio, è stato enorme. Fin dalla notte precedente al derby e poi per tutta la giornata di ieri, ci sono stati controlli serrati in tutta la zona dell´Olimpico, comprese le perquisizioni all´ingresso delle curve. «Siamo soddisfatti. Finora è andato tutto bene», commentava al termine della partita il questore Nicola Cavaliere, seduto in tribuna autorità. «I derby sono momenti particolari per la città, ma proprio per questo l´attenzione è molto alta», dice il questore che sulle proteste degli Irriducibili si limita a sottolineare che «non è stata una cosa inaspettata». «Già nelle precedenti partite c´erano state contestazioni da parte di alcuni facinorosi- conclude il questore- eravamo preparati».
MARA MONTANARI


Bando all’ignoranza: scritte latine e inglesi In tribuna caccia alla Ferilli. «È in curva»
L’infinito botta e risposta dei messaggi, da «Lazio delenda est» a «Welcome in Rome»
La Nord «ruggisce», urla la sua rabbia. La Sud latineggia e si colora. La tribuna vip si riempie un po’ meno del solito e pullula di «neutrali». Il derby è sempre il derby. E l’Olimpico presenta il colpo d’occhio delle grandi occasioni. Anche se la curva biancoceleste sceglie di non fare la coreografia per protestare contro le «strumentalizzazioni» dell’aggressione all’Ostiense. E anche il batti e ribatti ironico del pre-gara ne risente. I tifosi laziali dedicano buona parte dei loro pensieri vergati con il pennello alle libertà violate. Trovando in diversi casi solidarietà da parte dei cugini che non hanno però dimenticato le stellette al vetriolo per i dirimpettai. Le prime: «L’uomo del Monte ha detto sì a Galliani e Moratti», «No Nesta ? No party», «Noi ave Cesare, voi avete Cesar». I laziali sono serafici. «Siete la nostra brutta copia». E poi bersagliano come sempre Totti: «Ilary: una letterina per un’analfabeta». Dall’altra parte si sfoggia l’inglese: «Welcome to Rome». Poi si torna sul romanesco spinto: «Arifatece ride», chiaro riferimento all’ultimo derby. «Dopo Nesta, ve restano solo i buffi». Non mancano nelle due curve i ricordi dei tifosi che non ci sono più. Ed ogni volta c’è il silenzio rispettoso anche dei rivali. In tribuna autorità Gianfranco e Daniela Fini sono tra i primi ad arrivare. Li seguono all’inizio Maurizio Gasparri ed il vicesindaco Enrico Gasbarra . Divisi dalla politica, ma sodali nella passione giallorossa. C’è Francesco Rutelli , laziale doc, non lontano da Mario Pescante , sottosegretario (anche lui biancoceleste) ai Beni culturali. Qualche fila più in dietro compare il presidente della Rai, Baldassarre . E c’è anche Bruno Vespa . Il mondo dello spettacolo fa la fila nell’accogliente area ospitalità che la Lazio, padrona di casa, dedica ai suoi ospiti. C’è Massimo Giletti , juventino dichiarato, che dice di essere lì per curiosità. «Non parteggio per nessuna delle due». Pronta la battuta: «Mi faccio i fatti miei». Antonella Mosetti , ammiratissima, gli fa eco: «Un po’ più Roma perché sono amica di Totti. Ma non sono tifosissima. È il mio primo derby e l’atmosfera è stupenda». Passa Roberto Beta , che ascolta Gianni Ippoliti che sentenzia come a Sanremo: «È già tutto deciso, vince una squadra del Nord». «Sono contento - dice lui romanistissimo - che ci sia però una Lazio forte». Jimmy Ghione : «Sono nordico, simpatizzo Lazio. Ma sono qui per il colore dei tifosi». Samantha De Grenet sfoggia una sciarpa azzurra: «Sono tesa ed emozionata. Mi pare che ci sia meno colore sugli spalti, però». E le altre bellissime? Anna Falchi non si vede. E nemmeno Sabrina Ferilli , vista in curva Sud. Aveva annunciato che non sarebbe andata, come tradizione, quando gioca in casa la Lazio. Entrano le squadre in campo e gli ultras giallorossi presentano la sorpresa annunciata. Cartoncini colorati a fare da sfondo ed un bandierone con un tifoso che fa a brandelli un simbolo dei cugini. Sotto la grande scritta «Lazio delenda est», reminiscenza delle guerre puniche. Dall’altra parte un coro di scherno, nitido e prolungato. «Nun se po’ guarda’». In basso viene disteso il manifesto programmatico dei 90’: «Lazio, il ruggito della Nord sarà il tuo motore». Poi, la partita. Ed appuntamento al prossimo capitolo di un romanzo senza fine.
Roberto Stracca


Troppe tensioni e molti scontri nel prepartita. Non tra tifosi ma fra romanisti (in maggioranza) e laziali uniti contro la polizia. La Digos s’aspettava «frange trasversali, quelle maggiormente politicizzate». Sono arrivate: fuori dall’Olimpico, ancora chiuso, questi gruppi hanno stretto le forze dell’ordine tra la curva Sud e la tribuna Monte Mario. Attaccavano e retrocedevano, lanciando sassi, bottiglie, bombe carta, fumogeni. Diciassette feriti lievi, con prognosi di pochi giorni, tra i quali due poliziotti. Otto i teppisti arrestati. E l’alleanza si è rinnovata all’interno dello stadio Olimpico, con striscioni di stampo pseudopolitico esposti da una curva e applauditi dall’altra. Cori contro la polizia, anche. E, ovviamente, contro i giornalisti. Qualche scontro anche alla fine, ma fuori dalla curva dei tifosi della Lazio, la Nord.