Si sente un traballio, poi la ghiaia delle rotaie comincia a saltare da tutte le parti. Pensiamo tutti ad un tronco sulla via, o a dei massi, ma il treno si ferma, rallenta e si ferma.
Siamo nel mezzo del bosco, a metà strada tra due stazioni. Le rotaie tagliano in due un bel paesaggio d'alberi e di selva.
Pare sia una ragazza....no, forse è un animale, la zona è abitata, si sa, da caprioli. Siamo tutti in piedi da qualche minuto, ormai, e già qualcuno apre le porte.
Cominciano a scendere in molti. C'è un gran parlare. Il capotreno tira dritto, presso la via ferrata, cammina veloce, ha un telefonino in mano: dalla sua barba spunta una voce grave e innervosita, che risponde a una curiosa: "si, è un ragazza". "E' una ragazza giovane", aggiunge.
Gira la voce che il ritardo si aggira sulle due o tre ore. Qualcuno decide di andare a piedi; anzi, quasi tutti lo fanno. "forse appresteranno degli autobus, forse.....il magistrato deve arrivare da Firenze, capirai, da Firenze, e potevano pure farlo venire da Catania....certo, siamo in Italia....".
Penso al ritardo, come chiunque lì, penso al ritardo. Penso che non farò in tempo. Qualsiasi cosa debba fare, non la farò in tempo. Poi sono lì che fumo, nell'atrio tra una carrozza e l'altra, e una risata breve e acuta mi sorprende.
"perchè ridi?" Penso. "cosa c'è da ridere?! Che cosa ti fa ridere in tutto questo? Come ti permetti di ridere?!"
D'un tratto non m'importa più del ritardo, e di tutta quello scorrere di sconosciuti, di tutte quelle facce. D'altronde, anch'io ho la faccia dello sconosciuto. Chi mi guarda non vede altro che occhi e bocca, non vede il senso che mi porto dietro, non vede gli errori e le certezze.
Perchè dovremmo donare ad una sconosciuta qualcosa di più che il nostro orrore momentaneo, o la nostra sensibilità da pressione bassa?
Forse che il nostro fastidio non sarebbe meno ipocrita? Le daremmo la soddisfazione di averci fatto perdere del tempo e il nostro sarcasmo, perchè, perchè ne avessimo a perdere un poco, che presto dimenticheremo, essa ha rinunciato a tutto del suo.
Ma quella risata mi offende. Allora ritorno a quei momenti, che non ho mai visto, che non vedrò mai, ma che ho vissuti, nell'incosapevolezza, in cui quella sconosciuta ha deciso ed agito, con premeditazione, con sollecitudine.
Non so dire quale oscurità mi abbia riempito la mente, come una sensazione d'un remoto ricordo di un torto. Una stizza improvisa e ficcante.
Non so perchè, ma l'ho immaginata bionda.
Tra tutte quelle facce, ricordo solo l'unico sguardo che non ho incrociato.


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