Storia e usanze di una ricorrenza che a torto si ritiene importata
di Michele Ghisleri
Qualche anno fa il Corriere della Sera pubblicava un editoriale di Ernesto Galli della Loggia dal titolo “Feste, fantasmi e zucche vuote”, in cui l’illustre giornalista si chiedeva perché gli italiani «decidono a un tratto di mettersi a festeggiare Halloween sì che improvvisamente non solo le città ma anche i borghi più riparati della Penisola si riempiono improvvisamente di zucche, di streghe e di folletti», visto che a suo dire Halloween è «una festa celtica importata dagli irlandesi negli Stati Uniti», e quindi estranea alla nostra (cioè, secondo lui, italiana) tradizione. Ciò che evidentemente Galli Della Loggia non sapeva è che tale festività, con tutti i suoi elementi (il fuoco, le zucche illuminate, le maschere) ha una forte matrice precristiana e, nella fattispecie, celtica.
UNA FESTA CELTICA
Gli antichi Celti (che, lo ricordiamo, oltre all’Irlanda, alle isole britanniche, alla Francia, a parti della Spagna, hanno abitato a lungo anche la Padania) celebravano a cavallo tra il 31 ottobre e il primo novembre una delle feste più importanti del loro calendario, e cioè Samain. Che era nientemeno che il loro Capodanno. FUOCHI PURIFICATORI
In tale occasione, si accendevano falò accompagnati da canti festosi e da rituali divinatori: il fuoco, elemento purificatore per eccellenza, doveva catalizzare le energie positive per tutti i dodici mesi dell’anno. La ricorrenza, considerata particolarmente magica (persino gli animali potevano parlare!), era il momento giusto perché i defunti potessero comunicare con i vivi.
CRISTIANIZZATA DALLA CHIESA
La Chiesa agli albori del Medioevo, non riuscendo a sconfiggere del tutto le usanze precristiane - troppo radicate tra la popolazione, soprattutto nelle campagne! - cercò di dar loro un significato cristiano, inventandosi la festa di Ognissanti (pare che a farlo siano stati alcuni ordini religiosi in Francia) e attaccando ad essa, il giorno dopo, quella dei Defunti.
LE LÜMERE PADANE
La tradizione delle zuccahe scavate a forma di testa (o meglio, di teschio) e illuminate dall'interno con una candela rimase però diffusa un po’ dovunque, ed era attestata ancora fino a pochi decenni fa largamente in tutta la Padania. In Lombardia, ad esempio, le zucche intagliate e illuminate si chiamavano lümere. Fino a pocho tempo fa in molte zone della Padania e nell’arco alpino, la sera del primo novembre, si lasciava sul tavolo della cucina qualcosa da mangiare per i defunti, soprattutto castagne, o dolcetti come le fave dei morti, o anche delle fave vere, e da bere del vino.
TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE
Durante il Capodanno celtico inoltre le famiglie si ricongiungevano, e per l’occasione venivano preparati piatti particolarmente curati - anche se poveri - come le zuppe a base d’orzo (un cereale che per i Celti significava fertilità e ricchezza) con qualche pezzo di carne di maiale (animale dai Celti considerato sacro), i legumi (soprattutto, appunto, le fave) e qualche dolce (come il celeberrimo e ancor oggi diffusissimo “pane dei morti”). I certi paesi, si usava recarsi verso sera al cimitero per mettere una lanterna sulle tombe di famiglia; zucche intagliate venivano messe un po' ovunque per spaventare eventuali spiriti non graditi.
UNA FESTA SNATURATA
E oggi? Poche di queste usanze, purtroppo, si sono conservate intatte. Perché? Innanzitutto a causa di una troppo frettolosa “modernizzazione” che ha in parte svuotato le campagne per riempire le città. Col risultato che le campagne e le cascine, scrigno delle nostre tradizioni più genuine, e il loro mondo senza tempo stanno rischiando di sparire. A dare un colpo quasi fatale è stata la globalizzazione, che tutto livella e snatura in un grosso calderone uniforme dove si annacquano tutte le diversità, mentre il consumismo ha finito per imporre un modello sociale basato sulla competizione sfrenata e sul lavoro “a cottimo”, sottraendo sempre più ore alle attività del tempo libero per destinarle alla produzione. I nostri anziani non raccontano più le favole e i nostri figli passano sempre più ore davanti al computer, in paninoteca e davanti ai videogiochi, perdendo la loro identità. Il rischio concreto, insomma, è quello di perdere con le tradizioni e la memoria storica anche una parte di noi stessi.
COSA RIMANE DI SAMAIN?
Purtroppo, Usa o non Usa, dello spirito originario di Samain oggi non rimane quasi più nulla, salvo l’apparenza. La pubblicità, il consumismo e la globalizzazione lo stanno distruggendo, trasformandolo una festa un tempo religiosa in una succursale di McDonald’s. Lo dimostra proprio il fatto che oggi si ritenga che Halloween sia una festa importata dagli Stati Uniti e non una nostra tradizione antica. Urge più che mai, quindi, recuperare i nostri valori tradizionali e insegnare ai nostri figli a mantenerli vive e a tramandarli. Perché non partire proprio da questo Samain?




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