HALLOWEEN
FESTA PADANA ESTRANEA agli ITAGLIAMOLI
Halloween è un'estraneità... docono gli itagliamoli... ma in realtà la festa delle zukke, pur essendo un residuo antiko delle nostre feste d'IMBOLK (kuesto nome risuona ankòra nella mia mente... era l'Orco, pure...) reminescenza folcloristica di ankòr + antike celebrazioni ha finito con mutarsi in una festa particolare, Halloween ... KE APPARTIENE ALLA NOSTRA KULTURA E TRADIZIONE PADANA smentendo i tg itagliamoli ke, giakkè festa di non loro tradizione, la negano erga omnes...PADANIA NEGATA
Oneto e la Percivaldi, x Radio PL, avevano rikiesto collaborazione a tutti affinkè gli si inviassero informazioni circa kuesta festa, da tutta la Padania... conservo nel mio arkivio una testimonianza ke riporto di seguito; e xò sarebbe bello se si riuscisse ad avere alcuni suoi articoli d'allora, in merito.-
PADANIA
ONETO e HALLOWEEN
03.10.98 e.a. - Pag 3.135
Halloween
Rikuart dai Spirs, Pas as Animes e Cunfuart ai Muars
Cara Elena Percivaldi e caro Oneto Gilberto
La vostra richiesta d’informazione sulle tradizioni “des sukes” (zucche) nel “Giorno dei Morti”, era tradizione paesana e contadina nostra Carnico-Friulana diffusissima ed io stesso, durante l’infanzia, sino ai miei primi 10 anni circa (vale a dire sino agli anni 55), vi ho praticato riti e colto valori.-
Innanzitutto si cercavano le zucche migliori che fossero state colte con il “pok” (non mi ricordo l’equivalente in italiano, ma è il rametto di testa che la tiene attaccata alla pianta) ed il periodo della raccolta coincideva con quella del mais, assieme al quale, durante la semina, si inseriva ogni dieci o venti semi di granoturco.-
La zucca era il nostro dolce casalingo che si preparava al forno o bollito ed assieme alle pannocchie del mais, ne dava (e lo darà ancora, basta riprovarci) un alimento semplicemente delizioso nel sapore e nutriente e si serviva, assieme alle castagne colte nei boschi (anch’esse brustolite o lesse), specialmente durante le notti d’inverno che si passavano nelle ampie e caldi stalle (all’epoca illuminata da una flebile lampadina da 15 o 25v., la corrente era la 115) , spanocchiando tutti assieme e raccontandosi “pecjos”= pettegolezzi, storie, fiabe e racconti che ancora ricordo con tanta magia, piacere ed interesse.-
Con un coltello si tagliava la testa della zucca; si toglievano, con un cucchiaio, le sementi interne (che si conservavano per la semina dell’anno successivo, lasciandole essiccare) e si procedeva ad assottigliare le pareti.-
Si praticavano i fori degli occhi (rotondi) e del naso (rigorosamente a triangolo) e della boccca (mezzaluna) cui si inserivano degli stecchetti che avevano funzione di riprodurre la dentatura.- Si procedeva quindi ad introdurre una candela avendo cura di fissarla bene , all’interno, sulla base, affinchè bruciasse tutta .-
La sera, dopo cena (o prima di coricarsi), si accendevano le candele e si ricopriva il foro con la testa della zucca precedentemente tagliata, fissandola con stecchetti (che fungevano da chido-spinotto) affinchè fosse ben riparata la candela ed il calore della sua fiamma cuocesse il suo interno zuccheroso e nutriente di cui, si diceva, i nostri cari morti, facendosi vivi ed in visita a noi, si sarebbero nutriti e per ringraziamento avrebbero protetto la nostra casa ed il nostro lavoro.-
Al posto delle orecchie si potevano usare vari simboli naturali che stavano a significare l’augurio, propiziazione e protezione che si invocava ai trapassati,
molte erano le zucche che venivano collocate prevalentemente all’esterno delle case, davanti alle porte d’ingresso od alle finestre .-
Per noi bambini, parlo degli anni 50-55, era una grande festa perchè c’era molto da fare con questo rito propiziatorio, e perchè mia madre, ricordando i suoi cari defunti, mi raccontava le loro storie ed in kuel pensiero ben disposto verso il “mondo invisibile dei miei cari “, m’addormentavo.-
Il nonno diceva che gli spiriti avrebbero lasciato la traccia del loro passaggio (ed in realtà sò che il giorno successivo guardava se la posizione della zucca fosse ancora così come l’avevan lasciata ed anche al suo interno, scrutando i segni che durante la notte, con il calore delle candele, si sarebbero formate sulle sue pareti) cosa che faceva fantasticare noi bimbi e ci incuriosiva anche
Il giorno dei Defunti era Festa di amore e speranza, di ricordi allegri e “reale loro presenza tra noi”, perchè di loro si parlava con i:” Ti ricordi quando ... Ti ricordi perchè... Mi ricordo cosa fece.... ecc.; che ci affascinava tutti e ci fortificava in famiglia nella nostra unione, per il racconto della nostra storia che via via apprendevamo, di quella che non avevamo vissuto, ma che ci apparteneva”.-
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PADANIA LIBERA
dagli italiani ed italioti,
dal vatekanaglismo klericale romano e
dal krociato nazileghismo razzista bossiano
italioti sono i padani ke si credono italiani... xkè hanno smarrito la coscienza di se' stessi e della loro storia.-




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