Chissà quand'è che lo capiranno che i doppi incarichi non fanno bene al partito...E quando risolveranno i loro problemi interni...Non risolviamoli per le elezioni, perché se gli elettori vedono in che condizione siamo non ci votano più. E intanto si prosegue con questa mancanza di coordinamento...Aspettiamo per vedere e intanto noi diamoci una mossa...
Le provinciali speventano Forza Italia
Partito diviso, elettori irrequieti, congresso lontano: su un partito rimasto senza leader cala ora l'ombra di una possibile sconfitta alle amministrative del 2003. Ma i coordinatori regionali ancora non ci sono.
ROMA – Prima dell’estate si tornerà a votare. In parecchi capoluoghi e in numerose province, fra cui Roma, dove si va profilando un duro confronto preelettorale fra il presidente uscente Moffa e un candidato del centrosinistra che avrebbe per ora le fattezze di Abete ma che l’ala sinistra dell’Ulivo ha già fatto sapere di non gradire.
E il fantasma che Forza Italia vorrebbe esorcizzare è quello di un ulteriore ridimensionamento dopo quello, pesante, già subito nelle recenti amministrative dove la perdita di Verona e di Alessandria ha avuto ripercussioni pesanti sull’umore del partito e dei suoi vertici, impegnati da mesi in una sorda guerra intestina senza esclusione di colpi.
Piazzati gli uomini più prestigiosi al governo, è la periferia ora a soffrire di carenza di coordinamento, di idee, e di un’altra non meno sorda e lacerante battaglia. Quella fra i potentati locali e i signori delle tessere, che riflette in proporzione la guerra fra i leader nazionali: Antonione contro Bondi, Scajola contro Dell’Utri, solo per citare alcune fra i più celebri e celebrati antagonismi. Una guerra fra correnti che non ha nulla da invidiare a quella, stotrica, fra le fazioni della vecchia Dc.
Insomma, bisogna cambiare registro ma all’orizzonte non si intravedono quei segnali forti che una base sempre più disorientata chiede a gran voce.Un ritorno al partito del leader, ormai troppo assorbito da questioni di governo e internazionali, un rapido ricambio “per usura” o per assenza dei coordinatori regionali, un congresso in cui sublimare malumori, spinte, pulsioni e, perché no?, dare una registrata anche alla linea politica.
Sul fronte dei coordinatori regionali l’incertezza è grande. Anche se occorrebbe selezionarli per tempo e lasciar loro il tempo di radicarsi prima della prossima tornata elettorale che per il numero di italiani che mobiliterà, ben 10 milioni, costituisce ben più di un test politico. E attribuire loro il compito di riavviare un tesseramento che langue e che i più ottimisti ipotizzano che per il 2002 non supererà le 200 mila unità, ben sotto le soglia magica dei 310 mila iscritti che fu toccata nel 2000.
Ma la situazione in periferia resta grave e non si vedono segnali di cambiamento. C'è da scegliere il nuovo coordinatore del Piemonte dopo l'uscita di scena di Roberto Rosso (intenzionato ora a fondare una corrente “di sinistra” con Biondi e Costa), ci sarà da sistemare il Lazio dove l’incarico nel Ppe allontana Tajani, c’è da sedare la rissa quotidiana in Lombardia fra il presidente della Regione Formigoni e il coordinatore Romani, cioé mettere pace fra la componente ciellina e quella più squisitamente forzista.
E poi la faide in Abruzzo e Basilicata, dove si è arrivati a una tregua solo dopo la destituzione dei governatori, mentre la stessa sorte dovrebbe toccare fra un po’ anche a quelli di Toscana e Calabria, ma restano aperte crepe pericolose nei rapporti inter-partito anche in Liguria, Veneto, Trentino, Sardegna.
E il coordinatore nazionale Antonione? Per due volte era stato annunciato il cambio della guardia in via dell’Umiltà con il portavoce Sandro Bondi, ma per due volte la conferenza stampa è stata annullata. Impegni di governo e internazionali, dicono i portavoce, in realtà non c’è ancora chiarezza su chi dovrà prendere in mano definitivamente il partito e condurlo a questo secondo importante test.
Scajola e Dell’Utri non si risparmiano battute e colpi bassi (anche se in una recente cena in un hotel milanese il Cavaliere in persona ha chiesto a entrambi di fare pace), chi ipotizzava un richiamo in servizio permanente effettivo dello Scajola che ha fatto fare a Forza Italia il pieno alle elezioni è rimasto deluso da un Berlusconi che recentemente, dopo aver riaffermato la sua enorme gratitudine nei confronti dell’ex ministro dell’Interno, ha aggiunto tuttavia che un coordinatore “già c’è ed è Antonione” e che a Scajola affiderebbe volentieri “i giovani”. Un richiamo alle armi quantomeno depotenziato, è stato il giudizio degli osservatori.
Ma sarebbe lo stesso ex potentissimo coordinatore nazionale, odiatissimo e amatissimo al tempo stesso, a nicchiare, ben sapendo che a differenza del recente passato questa volta non ci sono grandi risultati da mietere.
Ci vorrebbe un congresso, quindi, quello che nella vecchia Democrazia cristiana era al tempo stesso il termometro delle alleanze interne ma anche il modo per dare sfogo alle tensioni latenti, per dare una aggiustatina alla linea politica, e per rilanciare l’iniziativa politico-programmatica. Invece no: per il congresso bisognerà attendere, ha scritto di recente Antonione alla periferia, almeno fino alla seconda metà del 2003. La data di febbraio, fissata in origine, dovrà essere spostata per consentire lo svolgimento dei congressi provinciali, anche questi spostati in avanti nel tempo. Forse per non far assistere agli elettori delle amministrative a vere e proprie zuffe fra i leader locali degli azzurri.
(2 NOVEMBRE 2002; ORE 12:15)




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