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    Parliamo della Lega Nord ...


  2. #2

  3. #3
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    Predefinito tratto da AFFARI ITALIANI 30 settembre 2003


    Il peso della Lega/ Se la Casa delle Libertà caccia Bossi dal Governo perde due Regioni e tanti enti locali. Ecco la mappa che frena i bollori di An e Udc

    Due Regioni, una manciata di Province e altrettanti capoluoghi di provincia.
    A tanto ammonterebbero i danni nel caso la Lega Nord uscisse, o venisse esclusa, dalla Casa delle Libertà.
    Ma questo primo e sommario elenco, ovviamente, potrebbe essere appesantito dai tanti enti locali dove il Polo, presentandosi senza il Carroccio, potrebbe risultare sconfitto dal Centrosinistra.
    Un conto che, evidentemente, qualcuno si è preso la briga di fare all'interno della Casa delle Libertà, dopo che alcuni autorevoli esponenti di altri partiti, tra cui il governatore del Lazio, Francesco Storace, hanno frettolosamente buttato lì: "Possiamo governare anche senza la Lega".
    Vero, i numeri, a livello parlamentare, ci sarebbero, ma le ripercussioni a livello locale sarebbero pesantissime.

    Il discorso è teorico, visto che non sono solo i numeri a fare la politica e sono possibili, come ben sappiamo, passaggi da una parte all'altra degli schieramenti; quindi, il condizionale è d'obbligo.
    Ma i primi due enti locali che quasi certamente dovrebbero andare a nuove elezioni sarebbero la Regione Lombardia e la Regione Veneto, dove i voti del Carroccio, che ha anche due assessori e il presidente del consiglio in entrambi gli enti, sono decisivi per tenere in piedi le giunte guidate da Formigoni e Galan. In Liguria e Piemonte, ma anche nel Comune di Milano, la giunta dovrebbe, invece, tenere anche in caso di uscita improvvisa del partito di Umberto Bossi. Con tutti i se e i ma del caso.



    A nuove elezioni dovrebbero andare anche le quattro Province guidate da un presidente leghista (Como, Treviso, Varese e Vicenza), alcuni capoluoghi di provincia dove il primo cittadino è leghista, come Lecco, Novara e Varese (non Treviso, dove la Lega governa da sola), mentre altre province e capoluoghi di provincia, dove ci sono assessori leghisti, pur avendo il Polo i numeri per governare, andrebbero comunque in grave affanno e sarebbero così ad altissimo rischio nel caso di ulteriori fuoriuscite.
    Un vero e proprio terremoto politico dagli esiti incerti, per questo, all'interno della Casa delle Libertà, il peso della Lega Nord è ben maggiore rispetto al suo 3,9% a livello nazionale.

    "Noi siamo l'ago della bilancia al Nord. Senza il nostro appoggio il Centrodestra non può vincere da nessuna parte, salvo poche eccezioni. E non dimenticate che ci sono enti locali, come il Comune di Treviso, tanto per fare un esempio, dove la Lega può vincere anche da sola. Prima di fare certe dichiarazioni, qualcuno dovrebbe riflettere", conferma ad Affari il vicecapogruppo alla Camera del Carroccio, Federico Bricolo.

  4. #4
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    Predefinito tratto da CORRIERE ADRIATICO 27 dicembre 2003

    Ma sui controlli Berlusconi sceglie la linea della prudenza
    La Lega chiede le dimissioni di Fazio

    ROMA - Nonostante la tregua siglata nell'ultima riunione del Cicr tra Governo e Bankitalia sulla questione dei controlli sul risparmio, la vicenda Parmalat sembra aver accentuato le critiche verso il Governatore, con settori ampi della maggioranza sempre più decisi ad arrivare a una resa dei conti definitiva. Ieri, malgrado il clima festivo, è tornata a tuonare la Lega che ha chiesto a chiare lettere le dimissioni del Governatore. "Se Fazio non dovesse lasciare l'incarico - ha spiegato il numero due del Carroccio Roberto Calderoli - proporrò una legge per mettere una scadenza a questo tipo di incarico. Non è possibile che la legge costringa ad andare in pensione fior di medici, primari ospedalieri e non dica nulla sui raggiunti limiti di età di chi ricopre incarichi istituzionali delicatissimi".

    Durissimo nei confronti del Governatore anche il presidente della Commissione Finanze della Camera Giorgio La Malfa.

    Ai massimi livelli di Governo per ora si sceglie però la strada della cautela. Lo stesso presidente del Consiglio nega che dietro la possibilità di arrivare a una authority sul risparmio vi sia una sconfessione della Banca centrale. Più semplicemente, ha spiegato nei giorni scorsi Berlusconi in un'intervista "si pensa ad un'authority solo per tutelare meglio i cittadini". Berlusconi respinge pure l'accusa, formulata anche dai magistrati inquirenti di Milano, che la depenalizzazione del falso in bilancio possa aver rapporti con il crack Parmalat.

  5. #5
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    Predefinito tratto da www.pri.it


    la nota politica

    .................................................. ................................................
    La caccia al Senatur

    Se si ha l'ossessione della Lega, tanto vale lasciare la maggioranza

    La reazione di parte della maggioranza alle libere opinioni dell'onorevole Bossi ci è parsa fuori di ogni misura, nel senso che un ministro della Repubblica ha diritto di usare gli argomenti elettorali che vuole, nel rispetto della morale e degli accordi di governo. Le dichiarazioni di Bossi non hanno leso in maniera alcuna nessuno di questi due aspetti. Si può non essere d'accordo con le tesi di Bossi, ma nel merito se ne è forzata l'interpretazione, al punto di farne un caso di governo, chiamando in causa il presidente del Consiglio. Possiamo capire che lo faccia strumentalmente l'opposizione, ma non che si prestino a questa azione di discredito parti della coalizione. Se per qualcuno è impossibile la convivenza con Bossi, farebbe bene ad andare via lui dalla maggioranza, invece di chiedere di cacciare il leader della Lega, di cui pur si conoscono da tempo i comportamenti e l'uso delle parole.

    Allora c'è da credere che - come ha detto Bossi, anch'egli per la verità piuttosto stupito degli attacchi di cui è stato oggetto - il terreno del contendere sia la sostanziale indisponibilità della maggioranza verso le riforme. Ma, allora, si affronti questo tema seriamente nella maggioranza e gli si dica che il progetto federalista, così come è stato impostato, non porta da nessuna parte e si cerchi una soluzione migliore. Come noi vorremmo. Ma attaccarsi ad ogni singola dichiarazione di Bossi per valutare se egli sia degno o meno di fare il ministro della Repubblica, scusate, ci sembra impensabile e persino grottesco.

    Nel merito specifico delle questioni che sono poi state oggetto della polemica, va detto che la "Padania" ha equivocato le battute del pontefice, che erano a nostro avviso un segno di buon umore, e non contenevano nulla di inquietante. Mentre il problema del finanziamento della Chiesa, al più pretenderebbe una sede più consona per essere affrontato, rispetto ad un comizio.

    Ma, comunque la si pensi, non c'è niente di scandaloso nel chiedere una Chiesa povera. Per quel che ne sappiamo, ci sono ottimi cristiani di questa opinione e, nel sostenerla, non ritengono di mancare di riguardo né alla fede, né al papa. Sicuramente, per nessuna ragione, al governo.

    Roma, 1 marzo 2004

  6. #6
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    Predefinito lasciando perdere Bossi

    prego Leboswsky di fare un giochetto con me e provare a definire quanti soldi dell'8%° si prende la chiesa Romana dallo Stato.
    E' un giochetto interessante da dove si evince che l'attuale papato è più ingordo del vecchio.
    Farebbe bene anche ai re che si credono i segnati da Prodi partecipar a questo giochetto:
    Inizio io.
    Il primo anno dell'applicazione dell8%° il Vaticano ricevette
    600 miliardi delle vecchie lire e poi?

    A voi........

  7. #7
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    Se le è prese il Papato o gliele hanno date gli italiani?

    Tu cosa voti per l'8 per mille, pergulìn?

  8. #8
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    Predefinito

    Originally posted by brunik
    Se le è prese il Papato o gliele hanno date gli italiani?
    gliele hanno date gli amici italiani (il FRAC = Fini, Rutelli, Andreotti (ci sta sempre bene), Casini).
    il 70% degli italiani non sa neppure di dargliele; altrimenti, se lo sapesse e gli stesse bene, firmerebbe esplicitamente per la Chiesa.

  9. #9
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    Predefinito tratto da www.pri.it


    La Nota Politica

    ------------------------------------------------------------------
    L'eredita' di Bossi

    Ore difficili per la Lega in attesa che rientri il leader carismatico

    Gli effetti della degenza di Bossi ed il suo forzato abbandono della vita politica, augurandoci che sia solo temporaneo, si fanno immancabilmente sentire. I leghisti, privi del loro leader, ci stanno dando ogni giorno prova della loro fedeltà padana, alzando i toni ed anche i gesti. E' successo sul salvacalcio (e avevano ragione); un loro ministro ha saltellato goliardicamente sul piazzale di Montecitorio inneggiando alla differenza regionale (ed aveva torto); oggi si fanno cacciare dall'Aula per cattiva condotta in occasione del decreto sugli immobili. E ciò indebolisce le loro ragioni. Il problema della Lega è che solo Bossi è garante presso la sua base elettorale del compromesso con lo Stato nazionale. Ma senza Bossi la Lega deve mostrare i muscoli ad ogni occasione e convincere l'opinione pubblica di non essere afflitta da poltronismo ministeriale romano, tanto da inscenare il ballo di San Vito. Basta guardare alle minacce di lasciare il governo che si sono raddoppiate in questa occasione. Di questo passo, se Bossi non torna in fretta a prendere la barra del timone, la nave padana va fuori rotta, nonostante abbia ottenuto sul federalismo e la devolution più di quanto era sinceramente ragionevole ottenere.

    A nostro modesto avviso i leghisti non rendono così un buon servizio alla causa del loro leader, molto attento ad evitare una deriva estremista. Perché è vero che la Lega è indispensabile per una maggioranza di governo, ma senza un accordo nazionale la Lega si ritira nelle sue valli e si scopre minoranza e c'è da credere che rifluisca - e non che aumenti - la sua onda d'urto. Per cui è il momento che la leadership del movimento si interroghi a fondo sul da farsi. Se deve sostituire Bossi, in senso vero, deve sapere trovare anche la di lui misura e la di lui saggezza politica, che sapevano impedire la radicalizzazione dei contrasti. Altrimenti può scimmiottare Bossi nei suoi atteggiamenti e nelle sue sparate istrioniche, ma questa è solo una cattiva imitazione e non l'eredità politica del leader. E se nella Lega non ci si pone in fretta l'idea di raccogliere per intero questa eredità e di farla valere, ci si avvia ad una prospettiva di isolamento politico, che di sicuro danneggerà il Paese senza produrre frutti utili alle aspirazioni del Carroccio.

    Roma, 31 marzo 2004

  10. #10
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    Predefinito

    Che ora il PRI si prodighi in consigli e faccia il tifo perché si realizzino le aspirazioni del Carroccio, lascia davvero di stucco.
    Non aggiungo altro, per carità di patria, e perché ho fatto voto a Pergola...

 

 
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