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Discussione: iv Novembre

  1. #1
    Patrie dal Friul
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    Predefinito iv Novembre

    Ogni anno , in occasione di feste tricolorite varie, al risveglio mi tocca vedere un grande tricolore davanti alla mia finestra.
    Mi da fastidio, vorrei .
    Si tratta di una sede di alpini della A.N.A, coraggio mi dico ancora un paio di ore di questa visuale

    Speriamo che ci sia una festa della unita' nazionale padana

  2. #2
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    Dio ce ne scampi e liberi... l'idea di "unità nazionale" è una di quelle cose di cui farei volentieri a meno.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  3. #3
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    Originally posted by Stonewall
    Dio ce ne scampi e liberi... l'idea di "unità nazionale" è una di quelle cose di cui farei volentieri a meno.

    ...ma infatti....già mi basta quella di questa repubblichetta...ogni Popolo deve essere libero di festeggiare se stesso quando gli pare e piace...
    --------------
    The Warrior

  4. #4
    Patrie dal Friul
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    Originally posted by Stonewall
    Dio ce ne scampi e liberi... l'idea di "unità nazionale" è una di quelle cose di cui farei volentieri a meno.

    Ho la tenazione di mettere fuori la bandira Padana, ma non penso di avere nulla in comune , ad esempio con la signora mari di venezia. Noi abbiamo una alta "educazione", sia pur nella "determinazione"

    Il pensiero , mi .......................tormenta, ho anche pensato all'accendino, no ,no, la sindrome di maria non ci ha coinvolto

  5. #5
    VENETO LÌBARO
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    Predefinito IL 4 NOVEMBRE DI GENTILINI.....

    NO COMMENT

    dalla Tribuna di Treviso di oggi



    Gentilini impugna il Tricolore
    e seppellisce la secessione


    Il sindaco: «Non ci sono guerre giuste e guerre ingiuste caduti buoni o cattivi, ma solo caduti per una patria unita» E invoca la giustizia divina contro chi ha lordato il monumento
    Andrea Passerini

    Ha inneggiato al tricolore e alla patria. Ha difeso l'Unità d'Italia, seppellendo ogni pretesa padana o secessionista (cosa dirà il popolo leghista, al riguardo, quello che su Radio Padania invoca ancora il distacco da Roma?). Un Gentilini patriottico e irredentista come non mai, quello che ha parlato ieri in piazza Vittoria, in occasione della cerimonia cittadina per la celebrazione del 4 Novembre, festa dell'unità Nazionale e delle Forze Armate.
    Gentilini ha preso la parola dopo che erano stati letti i messaggi del capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi e del ministro della Difesa, Antonio Martino.
    Parlare davanti al monumento appena fatto oggetto dello «sfregio» alla vigilia della manifestazione di Forza Nuova era un'opportunità troppo ghiotta, per il nostro. Figurarsi se il sindaco, in questi giorni impegnato nella polemica frontale con lo scrittore Camon sul tema della patria, se la faceva sfuggire.
    Italianissimo e militarista, il suo discorso. «Non ci sono guerre giuste e ingiuste - ha detto ad un certo punto - c'è solo la guerra, e chi cade in guerra cade per un'idea di patria che vanifica ogni divisione». «E' vergonoso ascoltare e leggere chi divide i caduti in veri e falsi, in caduti buoni o cattivi».
    La dottrina cristiana sulla «guerra necessaria»? Le ricerche di filosofi, teologi, i dilemmi dei pacifisti che con sofferenza hanno aperto agli interventi nell'ex Yugoslavia? Tutto spazzato via. Anche sul piano storico Gentilini ha adoperato la scure, senza curare i distinguo: le missioni coloniali dell'esercito in Libia e in Africa Orientale sono finite sullo stesso piano della prima e della seconda guerra mondiale (domanda: ma non c'erano anche soldati e ufficiali delle forze armate transitate che scelsero la Resistenza dopo l'8 settembre?)
    Gentilini ha voluto sottolineare la «sacralità» del giuramento alla patria, «uno e uno solo». Cosa avrà pensato Zaia, lì in prima fila, ricordando il suo servizio civile grazie alla legge 772 che ha legittimato l'obiezione di coscienza al servizio militare? Quanto all'unità d'Italia, dopo aver ricordato che «generazioni di italiani si sono immolate per dare all'Italia anche quei territori che per ragioni storicamente indiscutibili le spettavano», ha evocato «il grido di dolore che si leva dai nostri esuli giuliani istriano dalmati: un delitto di stato dimenticarli»
    Infine, la personalissima maledizione per gli autori dell'atto vandalico al momumento. «Devo togliermi questo macigno dallo stomaco» - ha detto. Auspicando un punizione della «giustizia divina» sui «responsabili» di questo «sacrilegio». Sulla giustizia umana e terrena il primo cittadino di Treviso ha «grossi dubbi». E ha concluso: «Caduti, io so che la vendetta non fa parte di chi riposa negli spazi eterni, ma ogni legge, e spero anche quella divina, ha le sue deroghe».
    Dalla piccola folla presente attorno alla piazza, si sono levati gli applausi. A margine, non è passata inosservata la presenza, tra le autorità, del senatore forzista Favaro schierato fra Zaia e Stiffoni, due leghisti suoi nemici giurati. Potenza dell'ufficialità: di sicuro non hanno parlato di casa delle Libertà.
    Il «rompete le righe» conclusivo, è accompagnato, nelle retrovie della piazza, da attimi di apprensione. Una bambina che assisteva alla cerimonia con la sua classe è svenuta, ed è stata soccorsa dagli uomini della Croce Rossa, che avevano la loro tenda proprio davanti alla «Gabelli».

  6. #6
    email non funzionante
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    Fascista itagliano di merda

  7. #7
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    Perche' non son stupito?

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.

  8. #8
    Patrie dal Friul
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    Predefinito Re: IL 4 NOVEMBRE DI GENTILINI.....

    Originally posted by DVD
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    dalla Tribuna di Treviso di oggi



    Gentilini impugna il Tricolore
    e seppellisce la secessione


    Il sindaco: «Non ci sono guerre giuste e guerre ingiuste caduti buoni o cattivi, ma solo caduti per una patria unita» E invoca la giustizia divina contro chi ha lordato il monumento
    Andrea Passerini

    Ha inneggiato al tricolore e alla patria. Ha difeso l'Unità d'Italia, seppellendo ogni pretesa padana o secessionista (cosa dirà il popolo leghista, al riguardo, quello che su Radio Padania invoca ancora il distacco da Roma?). Un Gentilini patriottico e irredentista come non mai, quello che ha parlato ieri in piazza Vittoria, in occasione della cerimonia cittadina per la celebrazione del 4 Novembre, festa dell'unità Nazionale e delle Forze Armate.
    Gentilini ha preso la parola dopo che erano stati letti i messaggi del capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi e del ministro della Difesa, Antonio Martino.
    Parlare davanti al monumento appena fatto oggetto dello «sfregio» alla vigilia della manifestazione di Forza Nuova era un'opportunità troppo ghiotta, per il nostro. Figurarsi se il sindaco, in questi giorni impegnato nella polemica frontale con lo scrittore Camon sul tema della patria, se la faceva sfuggire.
    Italianissimo e militarista, il suo discorso. «Non ci sono guerre giuste e ingiuste - ha detto ad un certo punto - c'è solo la guerra, e chi cade in guerra cade per un'idea di patria che vanifica ogni divisione». «E' vergonoso ascoltare e leggere chi divide i caduti in veri e falsi, in caduti buoni o cattivi».
    La dottrina cristiana sulla «guerra necessaria»? Le ricerche di filosofi, teologi, i dilemmi dei pacifisti che con sofferenza hanno aperto agli interventi nell'ex Yugoslavia? Tutto spazzato via. Anche sul piano storico Gentilini ha adoperato la scure, senza curare i distinguo: le missioni coloniali dell'esercito in Libia e in Africa Orientale sono finite sullo stesso piano della prima e della seconda guerra mondiale (domanda: ma non c'erano anche soldati e ufficiali delle forze armate transitate che scelsero la Resistenza dopo l'8 settembre?)
    Gentilini ha voluto sottolineare la «sacralità» del giuramento alla patria, «uno e uno solo». Cosa avrà pensato Zaia, lì in prima fila, ricordando il suo servizio civile grazie alla legge 772 che ha legittimato l'obiezione di coscienza al servizio militare? Quanto all'unità d'Italia, dopo aver ricordato che «generazioni di italiani si sono immolate per dare all'Italia anche quei territori che per ragioni storicamente indiscutibili le spettavano», ha evocato «il grido di dolore che si leva dai nostri esuli giuliani istriano dalmati: un delitto di stato dimenticarli»
    Infine, la personalissima maledizione per gli autori dell'atto vandalico al momumento. «Devo togliermi questo macigno dallo stomaco» - ha detto. Auspicando un punizione della «giustizia divina» sui «responsabili» di questo «sacrilegio». Sulla giustizia umana e terrena il primo cittadino di Treviso ha «grossi dubbi». E ha concluso: «Caduti, io so che la vendetta non fa parte di chi riposa negli spazi eterni, ma ogni legge, e spero anche quella divina, ha le sue deroghe».
    Dalla piccola folla presente attorno alla piazza, si sono levati gli applausi. A margine, non è passata inosservata la presenza, tra le autorità, del senatore forzista Favaro schierato fra Zaia e Stiffoni, due leghisti suoi nemici giurati. Potenza dell'ufficialità: di sicuro non hanno parlato di casa delle Libertà.
    Il «rompete le righe» conclusivo, è accompagnato, nelle retrovie della piazza, da attimi di apprensione. Una bambina che assisteva alla cerimonia con la sua classe è svenuta, ed è stata soccorsa dagli uomini della Croce Rossa, che avevano la loro tenda proprio davanti alla «Gabelli».
    Ma questo si sapeva, e io gli ho pagato un taj di vin a tREVISO.

  9. #9
    Patrie dal Friul
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    Originally posted by Nanths
    Fascista itagliano di merda
    giusto facista tricolorito, fuori dalle bae

  10. #10
    Patrie dal Friul
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    Originally posted by Pippo III
    Perche' non son stupito?

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.
    saludi furlans e. risorga venezia(senza tiricolori)

 

 
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