Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite
Rapporto del relatore speciale sull’indipendenza dei giudici e degli avvocati Dato’s Param Cumaraswamy
Ecco alcuni brani tratti dal rapporto preliminare presentato in aprile di quest’anno alla commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite dal relatore speciale per l’indipendenza dei giudici e degli avvocati dopo la sua missione in Italia:
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Nel corso degli anni, alcuni giudici sono stati oggetto di gravi attacchi a seguito delle loro decisioni e del loro comportamento (...) Alcuni magistrati sono stati definiti “di sinistra”, in particolare coloro che hanno svolto una decina di anni fa a Milano le inchieste sulla corruzione della classe politica e che continuano oggi ad indagare in tal senso.
Un punto dolente del sistema giudiziario riguarda la macchinosità dei processi penali e civili. Si dice che la durata media di una causa penale sia di 9 anni e di 10 anni per una causa civile (...)
Su questo punto, il relatore speciale ritiene che sia il sistema di amministrazione della giustizia e delle procedure nel suo insieme (...) che necessiti urgente attenzione. Un’attenzione che deve riguardare tutto il sistema e non solo i magistrati (...) Il ricorso a riforme frammentarie e puntuali viene percepito come un attacco ai magistrati nonché – giustamente – come una minaccia alla loro indipendenza e imparzialità.
Vi è inoltre un altro fattore aggravante, rappresentato dai tre processi in corso presso le procure milanesi che riguardano accuse di corruzione e falsi in bilancio di esponenti politici fra cui il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e Cesare Previti, membro del parlamento (...) Si dice che se questi processi dovessero essere trasferiti da Milano, sarebbe necessario riprendere tutto da capo. A questo punto, potrebbe subentrare la decorrenza dei termini prima della conclusione dei processi. Il modo in cui vengono usati cavilli procedurali al fine di ritardare lo svolgimento dei processi desta preoccupazione, così come la sensazione che si ricorra a strumenti legislativi al fine di approvare delle leggi che vengono poi usate durante il dibattimento dei processi in corso. Una di queste è la legge sulle rogatorie che istituisce un accordo bilaterale con la Svizzera avente effetto retroattivo (...)
Il fatto che gli avvocati degli esponenti politici coinvolti nei processi siano inoltre membri del parlamento crea l’impressione che essi possano influenzare le decisioni del parlamento a favore dei loro clienti. Ciò costituisce un problema di conflitto di interessi.
La protesta nazionale che si è verificata durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario è scaturita dalla risoluzione adottata dal Senato il 4 dicembre 2001 in cui i magistrati venivano accusati di non aver rispettato la decisione della corte costituzionale secondo cui l’azione giudiziaria non può avere la priorità rispetto ai lavori del parlamento, ma che entrambe le circostanze debbano avere uguale importanza. Benché questa decisione riguardasse i giudici di Milano impegnati in una delle importanti cause in corso, ciò è stato percepito come una seria provocazione e ingerenza nei confronti dell’indipendenza della giustizia in generale. (...)
Il relatore speciale ha analizzato la risoluzione del Senato e gli avvenimenti che hanno portato alla sua approvazione e condivide le preoccupazioni dei giudici e dei pubblici ministeri (...). Ciò che ha ulteriormente aggravato la situazione è il fatto che, prima che questa risoluzione venisse adottata, il sottosegretario agli Interni (Taormina) abbia invocato l’arresto dei magistrati in questione. Successivamente, il sottosegretario ha rassegnato le sue dimissioni. (...)
Alla luce degli avvenimenti illustrati, il relatore speciale è convinto che vi siano motivi ragionevoli perché giudici e pubblici ministeri sentano minacciata la loro indipendenza. Benché gli attacchi del governo siano stati diretti contro alcuni magistrati, occorre ricordare che gli attacchi contro i singoli verranno percepiti come attacchi contro tutto il corpo giudiziario, e anche come un attacco alle stesse norme di legge.
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La macchinosità del sistema legale e delle procedure, l’importanza degli imputati coinvolti nei processi che si stanno svolgendo a Milano e il modo in cui queste procedure vengono sfruttate per ritardare lo svolgimento dei suddetti processi hanno contribuito a creare questa situazione. A tutto ciò, occorre aggiungere la sensazione che si ricorra all’iter legislativo per approvare delle leggi suscettibili di essere usate nell’ambito dei processi già in corso (...)
Per quanto riguarda la priorità dell’azione giudiziaria riguardo all’azione parlamentare, una questione che si trovava al centro della risoluzione del Senato del 4 dicembre 2001, possiamo dire che l’assenza di un solo deputato durante le sessioni parlamentari non inficia né ritarda i lavori del parlamento. Invece, quando l’imputato non si presenta in aula per rispondere alle accuse rivolte contro di lui, il processo non può andare avanti e ciò crea difatti un intralcio e un ritardo dell’azione giudiziaria. Questa è la differenza. In base a questo dato di fatto, l’azione giudiziaria deve necessariamente essere prioritaria in determinate circostanze. (...)
Raccomandazioni preliminari
Gli esponenti politici imputati nei processi milanesi devono rispettare i principi dell’azione giudiziaria e non devono provocare ritardi nello svolgimento di detti processi. Benché essi possano, come qualsiasi altro cittadino, avvalersi di tutti i diritti di cui dispone la difesa, dal momento in cui si trovano in una posizione di potere, ogni ritardo del processo verrà percepito con sospetto e potrebbe nuocere all’integrità del sistema giudiziario.
Le decisione delle corti devono essere rispettate da tutti. Benché queste decisioni possano essere commentate e anche criticate, i giudici che emettono le sentenze non devono essere attaccati o sottoposti ad alcuna forma di calunnia da nessuna persona o istituzione. Qualora le decisioni dovessero essere ritenute scorrette, si possono invocare i procedimenti di appello appropriati. (...)
Il relatore speciale continuerà a seguire gli sviluppi della situazione e si terrà a disposizione del governo e della magistratura per qualsiasi tipo di aiuto o di consiglio. Un ulteriore rapporto verrà presentato davanti alla cinquantanovesima sessione della commissione.




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