Rendere visibile il non visibile.
Indagare quanto di reale c'è nell'immaginario con cui pensiamo alla città e quanto di immaginario c'è nel nostro modo di vivere lo spazio urbano.
Questo il criterio ispiratore della mostra Le Città in/visibili, ispirata all'omonimo libro di Italo Calvino (uscito esattamente trent'anni fa nel 1972).
Undici artisti appartenenti a discipline diverse sono stati chiamati a interpretare con le loro installazioni le morfologie impossibili immaginate da Calvino nel suo libro: si va dal design (Gaetano Pesce) alla musica (Afterhours), dalla videoarte (Studio Azzurro) al cinema (Giuseppe Piccioni), dal fumetto (disegnatori della scuderia Bonelli) alla scenografia (Margherita Palli e il Piccolo Teatro di Milano), dalla semiotica (Ugo Volli) alla Land Art (Giuliano Mauri).
Al contempo la mostra cerca di evidenziare, attraverso un percorso tra le immagini realizzate da grandi fotografi del Novecento, come Calvino abbia saputo essere uno straordinario precursore e cartografo delle trasformazioni urbanistiche in atto nella seconda metà del secolo scorso, anticipando con la sua visionarietà alcuni dei tratti peculiari e salienti delle città e delle metropoli contemporanee.
Nelle giornate dell'8 e 9 novembre, nell'ambito di un Convegno Internazionale, studiosi e scrittori si confrontano sulle trasformazioni dell'idea di città a partire dal libro di Calvino. Tra i partecipanti: lo scrittore Bruce Sterling, il regista Gabriele Salvatores, l'architetto Bernardo Secchi, oltre a illustri studiosi di Calvino come Alberto Asor Rosa, Cesare Segre, Vittorio Spinazzola e Martin Mclaughlin.
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