Insomma, liberismo o non liberismo. Molti paesi asiatici si sono saputi inserire nei contesti economici mondiali sia con dosi di liberismo sia di statalismo. Si è investito molto sulla formazione e sull'istruzione. In casi come la Sud Corea anche in sanità. Meno in altri campi e nulla in democrazia. Lo stato inoltre non è stato inerte. Ha fatto accordi, ha perorato cause, ha regolamentato ecc.
Il problema inoltre è locale oltre che globale. E' inutile negare che i contesti culturali contano nella produzione di ricchezza. Il cosiddetti "valori asiatici" hanno avuto l'importanza per il PIL di quei paesi come i valori individualisti (e incerti casi socialisti, come per la Svezia ecc) per gli USA e e la GB.
Non si può sperare di creare richezza in paesi dove è proibita per legge l'"usura".
Alcuni "riformatori" delle repubbliche islamiche, del resto, non davano nessuna importanza a cose come il benessere e la ricchezza (Khomeini).
E allora, tali contesti sembrano "fatti a posta" per conservare uno stato generalizzato di povertà. E non si vede come si possa dare soldi a paesi, se quei soldi, 99 su cento poi finisce che li si spende in armi.
Pewr un asiatico forse l'individuo non conta, ma conta il prestigio e del gruppo, del paese, ecc. E questo prestigio diviene con la ricchezza visibile e tangibile. Inoltre c'è una grande apertura verso l'innovazione, purtroppo, solo quella tecnologica.
Ciò non è presente nei paesi islamici. L'unica tecnologia che fino ad adesso sono riusciti a far propria è quella delle armi.
Se solo rileggessimo qualche "classico", capiremmo come l'interesse personale, e quello di gruppo, è fonte di divisione ma anche di un possibile accordo, per il bene di tutti, cioè perchè tutti possano perseguire il proprio interesse
ma quando in ballo c'è altro, una religione, una visione metafisica "forte" delle cose, allora tutto diventa più difficile.


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