Il primo allarme alla Centrale del latte poi la tensione in centro
ma non succede nulla e la polizia tira un sospiro di sollievo
Firenze, la strana giornata
a caccia di un nemico invisibile
di ANDREA DI NICOLA
FIRENZE - Possibile non succeda nulla? Questa la domanda che gira a Firenze che parte dai giornalisti e che viene ripetuta, in un misto di sollievo e stupore, dagli addetti all'ordine pubblico. Una giornata di allarmi, di spostamenti di uomini e mezzi alla ricerca di un nemico che non si è visto se non nella forma di un gruppetto di anarchici che, guidati da Sigfrido, con i suoi capelli lunghissimi e bandiera con la A cerchiata, sono usciti dalla loro sede in vicolo del Panico in pieno centro cittadino, per andare a ringraziare i commercianti, tanti, che hanno deciso di tenere aperti i loro negozi. La serenità di questi primi giorni non riesce a far sparire le tante, troppe, voci di paura rimbalzate da ogni parte.
Il primo allarme risuona in questura intorno alle 14 quando si sparge la voce che ci sarebbe stata un'azione alla Centrale del latte. Partono gli uomini della Digos, arrivano i gipponi della celere, ben sei, che si appostano in modo defilato ed inizia la prima attesa della giornata. Ma chi deve arrivare? Nessuno lo sa bene c'è chi dice i Disobbedienti, chi i contadini di Bové. Risultato dopo un paio d'ore non si è visto nessuno. La centrale del latte è rimasta tranquilla, unica differenza rispetto agli altri giorni, la presenza della polizia.
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Ma passato il primo allarme ne scatta subito un altro: gli anarchici di vicolo del Panico vogliono occupare la piazza del porcellino per trasmettere video sulle tattiche di guerriglia del black bloc. Parte la polizia, partono i giornalisti. Risultato: in pieno centro a due passi da piazza della Repubblica, intorno alla palazzina diroccata dalla quale sventola una bandiera nera con la A dell'anarchia si ritrovano decine e decine di agenti della digos e altrettanti poliziotti. Una situazione paradossale con i giovani del centro anarchico praticamente assediati nella loro sede. Ogni tanto escono a gruppetti, stupiti di tanto clamore, rifiutano con sdegno ogni rapporto con la stampa. Poi tornano dentro con buste di provviste. Ancora un falso allarme.
E i Disobbedienti? L'altro polo fonte di paura sono rinchiusi dentro al loro spazio all'ippodromo. Oggi è arrivato Luca Casarini e tutti si aspettavano che mettessero in atto le azioni di disobbedienza annunciate alla vigilia. Invece, forse per i problemi logistici a partire dallo spazio dove sono stati relegati, freddo, tanto che la protezione civile ha portato 300 coperte, e soprattutto piccolo, forse per l'esclusione di fatto dal centro vitale del forum, le ex tute bianche sono state tutto il giorno a rincorrersi di riunione in riunione con i napoletani che smaniano di fare qualcosa di movimentato e gli altri a frenare.
E così dall'ippodromo del Visarno sono uscite solo una polemica con gli organizzatori a proposito degli spazi, "Datecene uno più grande o ce lo prendiamo", come ha minacciato Francesco Caruso e la denuncia di emarginazione per bocca di Nicola Fratoianni, responsabile dei Giovani comunisti. "Non facciamo sconti a nessuno per questo ci vogliono emarginare, perché siamo un problema". E così, nel giorno degli allarmi andati a vuoto, i Disobbedienti sono rimasti fra le loro mura a discutere per cercare di decidere cosa fare.
Tranquillità e serenità insomma in questa prima giornata ma il prefetto Achille Serra non vuole ancora cantare vittoria: "Aspettiamo prima di trarre conclusioni".
(7 novembre 2002)
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