di Francesca Morandi
Dopo la Turchia, anche l’Albania vuole ora usare l’Unione Europea come traino per risollevare il Paese dalle macerie di un’economia soffocata da quarant’anni di comunismo, da una cronica instabilità politica e conflitti etnici mai del tutto sanati. Se Bruxelles ha concesso udienza ad Ankara, chiudendo un occhio sulle continue violazioni dei diritti umani, un esercito un po’ troppo invadente negli affari di governo e partiti islamici in ascesa, perché non dovrebbe farlo anche con Tirana?
Uno dei Paesi più arretrati dei Balcani, dove le riforme democratiche e il libero mercato sono obiettivi lontani, ha capito che sventolare la bandiera Ue può corrispondere ad aiuti finanziari e sostegno concreto. Ed ecco che Tirana si mette a correre per raggiungere quegli standard europei che potrebbero aprirle un varco verso l’Unione, forse, nel 2005. Questa almeno è la speranza del premier socialista Fatos Nano che corteggia l’Italia e la Banca Mondiale per un supporto più economico che diplomatico. Certamente l’“intervento cosmetico” che necessita l’Albania per presentarsi a colloquio con gli “esaminatori europei” dovrebbe essere degno di un “mago del trucco”. Come coprire i traffici illeciti di droga, di persone e di armi, la criminalità e la prostituzione che scuotono come un terremoto le basi di questo disastrato Paese? Ma il buonismo di certi governi europei forse non conosce confini e il concetto di “aiutarli a casa loro” si sostituisce a quello di “portiamoli a casa nostra”. Non solo, se il trattato di Schenghen sulla libera circolazione nell’Unione entrerà in vigore anche per gli albanesi, gli attuali clandestini potranno entrare nel nostro Paese senza neppure mostrare la carta d’identità. Considerando, tra l’altro, che l’Albania è uno Stato a maggioranza musulmana ci si chiede che tipo di Europa vogliamo costruire ...




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..poi vediamo..Fini vuole anche Israele nella UE!!