Ho sentito prima al TG5 che la Lazio rischierebbe il fallimento causa legame col gruppo Cirio, ho capito bene?
qualcuno ne sa di più?


Ho sentito prima al TG5 che la Lazio rischierebbe il fallimento causa legame col gruppo Cirio, ho capito bene?
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Cirio dichiara il default e va verso il crac
Il Trustee, il rappresentante degli obbligazionisti, ha messo in mora la società e convocato l'assemblea degli obbligazionisti. All'orizzonte nessun cavaliere bianco, il gruppo viaggia verso la bancarotta
di Paolo Fior
Cragnotti torna nella polvere
Cirio: storia di un impero in crisi
ROMA – Il tempo è scaduto: il gruppo Cirio è stato dichiarato inadempiente dal garante degli obbligazionisti, la londinese The Law Debenture Trust, ieri sera. Il mancato rimborso del prestito da 150 milioni di euro scaduto il 3 novembre scorso non consentiva ulteriori indugi ai creditori che – giocoforza – hanno dovuto mettere in mora la società. Del resto, che le cose sarebbero andate così lo si era capito già ieri, in seguito alla diffusione del comunicato Cirio. Cosa accadrà ora? Sergio Cragnotti cerca di prendere ancora tempo, appellandosi alle banche e chiedendo il loro sostegno. Lo testimonia la nota diffusa dal gruppo al termine del lungo cda pomeridiano. Ma di fatti concreti, ancora una volta, non se ne vedono, e - oltre a una generica disponibilità a discutere, ristrutturare, valorizzare... - il patron della Lazio non ha ancora spiegato come mai abbia preferito conquistare il triste primato di primo emittente italiano incapace di far fronte agli impegni assunti, piuttosto che metter mano al portafoglio e ripagare il prestito scaduto entro i termini.
Si prefigura dunque un lungo e sfibrante braccio di ferro con banche e creditori in genere nel tentativo di salvare il salvabile. Tuttavia, trovare una via d’uscita non sarà affatto semplice per almeno due motivi: in primo luogo, il garante degli obbligazionisti ha convocato urgentemente tutti i possessori di titoli obbligazionari per decidere le ulteriori azioni da intraprendere sulla base della legislazione britannica (le obbligazioni della società del gruppo Cirio sono soggette infatti a quella normativa). Un passo, ormai ritenuto quasi scontato, è la dichiarazione del cosiddetto “cross default”, ossia la richiesta di pagamento immediato del capitale e degli interessi maturati per tutte le obbligazioni emesse dal gruppo. Si tratta, considerando solo il capitale, di qualcosa come 1,133 miliardi di euro, una cifra enorme.
L’unica possibilità sarebbe quella di una profonda ristrutturazione finanziaria del gruppo attraverso la cessione di asset importanti e l’immissione di nuovi capitali da parte di Cragnotti che, finora, si è mostrato restio a ogni sacrificio.Un ostacolo che però rischia di diventare insormontabile è costituito dalle inevitabili azioni legali e dai risvolti giudiziari della vicenda. Da tempo Cragnotti e il suo gruppo sono sotto i riflettori delle autorità di controllo italiane e estere. La Consob ha chiesto chiarimenti sulle ultime operazioni finanziarie infragruppo e sui recenti comunicati emessi dalla società che, alla luce dei fatti, appaiono in netta contraddizione con l’effettiva situazione finanziaria del gruppo. Non solo Cragnotti, ma anche i sindaci e i revisori della società potrebbero essere chiamati a rispondere del loro operato, mentre le associazioni dei consumatori e dei piccoli azionisti annunciano già battaglia a suon di esposti alla magistratura.
Intanto, le banche si chiamano fuori, così come i potenziali acquirenti di asset del gruppo. Oggi Parmalat ha smentito qualunque interesse per il gruppo Cirio e in particolare ''qualsiasi interessamento per l'insediamento zootecnico di Caserta'' che, secondo indiscrezioni, avrebbe potuto finire a breve nelle mani del gruppo alimentare di Parma. Quanto alle banche, SanPaolo Imi, Bnl e Capitalia si sono affrettate a confermare che la loro esposizione nei confronti di Cragnotti è minima. In particolare, Bnl rileva che non ha nemmeno partecipato al consorzio di collocamento e garanzia del prestito obbligazionario per il quale è stata dichiarata l’insolvenza del gruppo e Capitalia precisa che i crediti nei confronti di Lazio e Cirio ammontano complessivamente a 135 milioni di euro, “per la maggior parte garantiti”. Dunque gli istituti di credito hanno deciso di restare alla finestra e non sembrano minimamente preocupati per le sorti del gruppo. Motivo in più per ritenere che il finale della vicenda sia già scritto e non preveda affatto il salvataggio in extremis del gruppo.
Il sistema finanziario questa volta sembra deciso a chiudere definitivamente la partita con Cragnotti e di cavalieri bianchi in vista non se ne vede nemmeno l’ombra.
Intanto, in Borsa, il titolo Cirio vive il suo terzo giorno di sospensione dalle contrattazioni; e la Lazio, malgrado il piano di rilancio della società , è stata sospesa oggi per eccesso di ribasso e ha poi chiuso in calo del 3,7% a 0,55 euro. In recupero, dunque, dopo che la Lega Calcio è intervenuta dicendo che al momento non sembra profilarsi un altro "caso Fiorentina". Ma sul capo della società sportiva pende la spada di Damocle del Manchester United e del Valencia che hanno citato la Lazio al tribunale civile di Roma per il mancato pagamento di Stam e Mendieta. I crediti richiesti dai due club ammonterebbero a rispettivamente a 18 e 12 milioni .
(8 NOVEMBRE 2002, ORE 109 aggiornato alle 20:00)


CARRARO: "LA CIRIO NON E' LA LAZIO"
Il presidente federale Franco Carraro, al termine del Consiglio Figc, ha commentato i problemi che sta vivendo la Cirio, problemi che potrebbero coinvolgere la Lazio.
"Cirio e Lazio non sono chilometricamente lontane - ha detto Carraro - ma non sono la stessa cosa. La Figc vigila attraverso la Covisoc sulle societa' e segue in modo particolare questo caso. Ma la vicenda della Cirio non e' collegata a quella della Lazio. E comunque la situazione finanziaria del calcio e' difficile in generale".
A proposito delle modifiche delle norme organizzative interne, chieste proprio dalla Lazio per favorire il progetto di scorporo della societa', Carraro ha spiegato: "Abbiamo preso in esame una modifica, in merito alle scissioni societarie e ai loro effetti: il Consiglio tuttavia per il momento non ha deciso niente in proposito".
La Lazio puntava molto sul via libera della federcalcio per dare avvio a quest'operazione di scorporo, che a giudizio di Sergio Cragnotti avrebbe favorito il rilancio societario.