«L’estremismo islamico mette in serio pericolo
la nostra stessa esistenza»
TREVISO - «Rivestire le corazze dei crociati» contro l’estremismo islamico: lo propone, stigmatizzando alcuni «personaggi della Chiesa», il sindaco leghista di Treviso Giancarlo Gentilini, in una lettera inviata al cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato del Vaticano, al cardinale Ersilio Tonini e al vescovo di Treviso Paolo Magnani, nonché al governo. «Ho frequentato le medie, il ginnasio ed il liceo classico presso il collegio vescovile Pio X - scrive il primo cittadino - e il più grande insegnamento ricevuto dai grandi professori sacerdoti è stato quello di ricercare sempre la verità, costi quello che costi. Credo che questa valga per tutti ma specialmente per i ministri della Chiesa. È quindi contrario ai miei principi vedere personaggi della Chiesa atteggiarsi, magari davanti alle telecamere o sulle pagine dei giornali, a paladini e sostenitori di altre realtà che nulla hanno a che vedere con la nostra fede cattolica basata sul perdono e non sull’eliminazione degli infedeli». «Ma non si può - si legge nella missiva - sempre perdonare, non si può sempre offrire l’altra guancia. Non si può accettare la lezione da coloro che ci additano come infedeli». «Vi aiuto, se mai ve ne fosse bisogno, a trovare la verità - conclude Gentilini - allegandovi alcune recensioni giornalistiche che illustrano la vera faccia dell’Islam (gli articoli allegati riguardano le notizie, diffuse dal procuratore di Milano Stefano Dambruoso, sulla presenza nel nostro Paese di duemila mujaheddin addestrati nei campi militari di Al Quaida, ndr) . Questi sono fatti che alle volte da certi pulpiti vengono mistificati con il buonismo e le pseudo solidarietà». La lettera ha sollevato ovviamente un vespaio da sinistra. «Gentilini ha solo ripercorso la verità storica. Fa male sentire la verità e fa male quando si mette il dito nella piaga dell’ipocrisia», è la replica del senatore della Lega, Piergiorgio Stiffoni, alle critiche rivolte contro Gentilini per la lettera inviata ad alti prelati. «La lettera di Gentilini - rileva Stiffoni - è un atto dovuto alla storia del nostro paese, alle nostre tradizioni, alla nostra cultura. Che poi sia stata inviata ad alti prelati è giusto così, perchè bisogna salvaguardare le nostre tradizioni di cultura, di civiltà e l’orgoglio di appartenenza a una certa civiltà».




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