Il questore di Milano: «Le norme ora son chiare, non danno spazio a interpretazioni
Chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori; questo aumenta l’efficacia dei controlli»
La fine del periodo di regolarizzazione segna, anche secondo i vertici della polizia milanese, una “data storica”: da ieri infatti, l’efficacia dei controlli anticlandestini sarà «di certo maggiore», come ha sottolineato lo stesso questore meneghino, Vincenzo Boncoraglio. D’altra parte, però, il problema delle truffe, dei raggiri e della vendita di documenti falsi per la regolarizzazione è un problema tutt'altro che risolto, soprattutto perché il mercato nero della regolarizzazione permette facili ricavi e modesti pericoli di pene severe. Succede infatti che i clandestini che si sono affidati a chi ha promesso loro una regolarizzazione a pagamento, perdano i pochi soldi in loro possesso e poi finiscano espulsi, mentre i loro fittizi datori di lavoro spesso rischiano un’accusa di tentata truffa. «I controlli contro l'immigrazione clandestina non sono mai stati allentati - spiega il questore - anche se una certa minima tolleranza, in alcuni casi, è stata adottata per permettere a tutti di approfittare dei benefici della nuova legge. Ora però chi è dentro è dentro e chi è fuori e fuori. Questa normativa - prosegue Boncoraglio - non dà spazi ad interpretazioni e scappatoie, e questo aumenterà certamente l’efficacia dei controlli». La polizia, che da tempo ha monitorato le aree dove si registrano concentrazioni di irregolari, è pronta infatti ad agire ad ampio respiro sin dai prossimi giorni. «Ma sia chiaro - smentisce seccamente il questore - Non c'è nessuna offensiva antistranieri». Se, quindi, il cittadino ritiene di poter contare su una legge efficace, rimane dolente, invece, il fenomeno delle regolarizzazioni truffaldine: il meccanismo burocratico della regolarizzazione prevede che i controlli incrociati della questura portino alla luce le irregolarità ed eventuali nomi che compaiono in più casi, i classi prestanome, con conseguente invalidazione delle relative domande prima che venga consegnato il documento di soggiorno. Ciò però significa che chi avrà operato da prestanome sarà imputabile di tentata truffa, tranne in quei casi in cui si riuscisse a provare una associazione a delinquere. Indagini della polizia, in questo senso, sarebbero già in corso. Insomma: molti stranieri finiranno espulsi dopo aver pagato una media di 7-9 mila euro per una falsa attestazione di lavoro. «Chi sta dietro a certi giri - spiega un assistente sociale - è spesso già un malavitoso, che di fronte ad una denuncia in più o in meno non fa una piega: nelle precedenti sanatorie, in certi quartieri popolari di Milano ci sono famiglie di balordi che hanno fatto centinaia di milioni con questi sistemi».