Mackinder domina -preocupazioni di Brzezinski
Smarrito quasi ogni interesse per lo
scontro delle civiltà, sempre più ignorato il
terribile Ben Laden, inafferrabile primula
rossa come conviene ad un ex agente CIA
d’alto profilo (curava negli anni ’80 il collegamento
fra i mujahedeen afghani e gli
Stati Uniti), sembra che la pacifica America
abbia finalmente individuato il nemico
da combattere, l’unico stato veramente
canaglia verso cui deviare quelle difese
antimissile, così felicemente posizionate
in Polonia e nella Repubblica ceca, destinate
nei progetti americani a contrastare le
minacce dell’Iran e della Corea del Nord,
confinanti, come ognun sa, con i due paesi
europei.
Dettagli. Tanto più che la Polonia
si incunea opportunamente fra quella
Germania e quella Russia che nel pensiero
mackinderiano debbono costituire
un caposaldo di separazione e reciproca
ostilità, onde scongiurare la sciagura
della potenza che deriverebbe dalla loro
unione. Una presenza anglosassone su
quel territorio non potrà quindi che essere
provvidenziale.
La conquista dell’Heartland, la
regione costituita da Russia, Russia Bianca
e Ucraina, rimane pertanto quella priorità
assoluta perseguita da tutte le amministrazioni
americane del dopoguerra. Non
riassumeremo le mosse per giungervi, di
cui si è diffusamente parlato su questa
Rivista(1), ma ci focalizzeremo sugli ultimi
sviluppi che preluderebbero ormai agli esiti
finali dell’agognata Repubblica Universale
massonica.
In un discorso al Senato americano
del giugno scorso Brzezinski si mostrava
preoccupato di una possibile destabilizzazione
della
Georgia, a
suo dire ad
opera della
Russia, che
a v r e b b e
p o s t o
una seria
minaccia al
tranquillo
d e f l u i r e
del petrolio
caspico
verso i porti
amici del
Mediterraneo
e, attraverso Israele, del Mar Rosso.
Egli sottolineava pertanto l’urgenza di
procedere alla costruzione di oleodotti
alternativi a quelli russi, in primis attraverso
l’Afghanistan, onde permettere
ai Paesi dell’Asia centrale di accedere
ai porti dell’Oceano Indiano e quindi ai
mercati asiatici. Raccomandava inoltre
un fermo supporto occidentale ai dubbi
ecologici sollevati da Svezia e Polonia
circa il progettato North Stream - che già
dai primi del 2010 dovrebbe far giungere
in Germania, sotto il Baltico, 27 milioni
di metri cubi di gas all’anno, in attesa
del raddoppio - con grave nocumento per
il suddetto piano mackinderiano e per i
connessi interessi americani.
Brzezinski non ha poi mancato di
stigmatizzare in questa luce «il ruolo
negativo dell’ex cancelliere tedesco,
(Schroeder, N.d.T.) diventato un dipendente
della Gazprom», quello di Berlusconi
che «ritornato al governo ha di fatto
trasformato la venerazione di Putin in uno
sport» e i cedimenti alla sirena russa di
Grecia, Ungheria e Austria(2).




