Ho sentito su eurosport che Ferrero ha battutto Moya non so quanto però, quindi la finale di domani sarà Ferrero-Hewitt


Ho sentito su eurosport che Ferrero ha battutto Moya non so quanto però, quindi la finale di domani sarà Ferrero-Hewitt


Peccato, speravo in Moya...Originally posted by O'Rei
Ho sentito su eurosport che Ferrero ha battutto Moya non so quanto però, quindi la finale di domani sarà Ferrero-Hewitt![]()
ULTRAS MODUS VIVENDI


Anche io!Originally posted by Aug83
Peccato, speravo in Moya...![]()
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Per la cronaca...ha vinto Hewitt...
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Una semifinale pazzesca ieri, contro il braccio d’oro Roger Federer. Quand’ha recuperato da 3-5 nel primo set, salvando 5 set point, e poi altrettante palle-break; quando il primo match point sul 7-5 5-4 gli è tornato addosso come il set; quando nella terza partita sembrava sempre morto, ma ha salvato due volte il 5-3, è scappato 5-4 e servizio, ha fatto doppio fallo sul nuovo match point e poi incredibilmente ha chiuso per 7-5 dopo 3 ore al cardiopalma. E una finale incredibile oggi, contro Juan Carlos Ferrero. Quando, dopo un match allo specchio, s’è ritrovato 7-5 7-5 2-6 2-6, costretto a tre break consecutivi, e ad un quarto nei primi sei games, con i 10mila dell’Expo Center di Shanghai ubriachi di eccitazione, a ripetere la "Ola", imparata alla tv. Finché, sul 5-4, l’avversario non ha ceduto per l’ennesima volta, alla pressione, alla tensione e alla fatica, che invece sembrano essere il suo carburante. E allora Lleyton Hewitt ha piazzato il suo micidiale lob di rovescio e, dopo 3 ore 53 minuti, ha chiuso per 6-4 un’altra memorabile battaglia della sua già importante carriera di guerriero.
Tutto si potrà dire di quest’australiano di 21 anni, che per la seconda stagione consecutiva ha chiuso al primo posto della classifica mondiale, tranne che non si meriti i suoi successi. E anche i suoi dollari, a cominciare da quest’ultimo milione e 310mila incassati al Masters. Perché non ha nè il fisico dei grandi battitori e dei grandi picchiatori, nè il talento dei grandi artisti, ma ha cuore e cervello di così alta qualità da venir sempre fuori dalle superfici più difficili. Come dimostra anche questo secondo trionfo consecutivo nell’ultimo appuntamento stagionale che chiama in passerella i primi 7 della classifica più il vincitore di un torneo dello Slam che vanta la miglior graduatoria fra i primi 20 del mondo.
Poi nella vita ci vuole anche fortuna e Hewitt è stato sicuramente fortunato ad incrociare i gentlemen spagnoli: gente come Carlos Moya che, pur già aritmeticamente promosso alle semifinali, non ha lesinato le energie nel derby del girone all’italiana contro Albert Costa, promuovendo automaticamente l’australiano, bocciando il connazionale e perdendo un po’ di lucidità che gli sarebbe servita moltissimo nella successiva sfida in famiglia contro Ferrero.
da www.gazzetta.it
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Hewitt raddoppia, è ancora lui il n. 1
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Per il secondo anno di fila l'australiano guida la classifica finale dell'Atp. Prima di lui era riuscito solo a Borg, McEnroe, Lendl e Sampras.
MILANO, 18 novembre 2002 - Poteva essere il Masters degli spagnoli e invece Shanghai è stato l'ennesimo trionfo di Lleyton Hewitt che negli ultimi 14 mesi si è messo in tasca due tornei dello Slam (Us Open 2001 e Wimbledon 2002), due Masters (Sydney 2001 e Shanghai 2002) e due primi posti nelle classifiche Atp di fine anno. Impresa che è riuscita nella storia Open soltanto a Bjorn Borg (1979 e 1980), John McEnroe (1983 e 1984), Ivan Lendl (1985, 1986 e 1987) e Pete Sampras (1996 e 1997).
Eppure la Spagna sembrava destinata a rubare la scena al giovane australiano. Tre gli iberici in tabellone (Juan Carlos Ferrero, Carlos Moya e Albert Costa) e quando lo stesso Hewitt è stato costretto a cedere a Moya nel secondo match del girone rosso (6-4, 7-5) si è profilata l'ipotesi che tutti e tre potessero accedere alle semifinali; bastava infatti che Moya lasciasse vincere il connazionale Costa e tutti e tre avrebbero passato il turno (Ferrero nell'altro girone aveva vinto lo spareggio contro Novak classificandosi secondo alle spalle di Federer) costringendo Hewitt a lasciare Shanghai anzitempo. Ma Moya ha tirato dritto per la sua strada forse perché era convinto di battere Ferrero in semifinale, evitando dunque il più in forma, Federer, per poi trovarsi di fronte ancora Hewitt contro il quale ha vinto 5 volte su 7.
Ma il tennis, che da sempre vive di scontri diretti, non ama troppi calcoli e così Moya si è fatto imbrigliare ed eliminare da Juan Carlos Ferrero che già contro Agassi aveva giocato una partita straordinaria, mentre Hewitt, rimesso in gara proprio dalla vittoria di Moya su Costa, è tornato a ruggire vincendo una semifinale molto combattuta contro Federer. La finale è stata bella, poco spettacolare ma molto emozionante: Hewitt, pur non giocando al massimo, ha lottato come un leone vincendo due combattuti primi set ma poi ha dovuto lasciare che Ferrero si sfogasse fino al quinto set inoltrato. Ferrero ha avuto, a inizio di quinto set, un break di vantaggio ma non è riuscito a dare la mazzata definitiva a Hewitt che è risorto vincendo per 6-4 dopo quasi 4 ore di battaglia.
Il risultato è stato complessivamente giusto perché ha premiato l'unico giocatore in grado di vincere un grande torneo al 75% della forma. A tutti gli altri, a partire da Agassi e Safin, serve giocare al meglio per superare l'arcigno australiano che è forte nella testa come è solido nel gioco. Non sarà certo un personaggio come altri suoi illustri connazionali o come gli stessi Becker, Edberg, Sampras o Agassi, ma è certo il più valido interprete di uno sport che ancora premia classe e testa, non solo potenza fisica. Anche agli altri va comunque il merito di aver disputato un ottimo Masters: Ferrero ha giocato contro Agassi, Moya e in finale tre gare straordinarie per intensità e coraggio. Moya e Federer, i più in forma della settimana, sono stati fermati ma se avessero vinto le rispettive semifinali non avrebbero di certo rubato niente. Agassi e Safin invece non erano nella forma migliore (a loro serve il 100 % per vincere un torneo come questo), Novak e Costa hanno fatto quello che era nelle loro possibilità.