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  1. #1
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    Predefinito Se il Papa va in Parlamento il

    ….problema non è il Papa. È il Parlamento.

    Si, perché un’altra classe politica potrebbe giustificare, e dunque attenuare, il carattere anche solo formalmente invasivo di questo accesso del Papa di Roma nei luoghi “sacri” dove si sbriga la vicenda politica e rappresentativa dello Stato laico.
    Ma “questa” classe politica, no. Non ne sarebbe (non ne sarà) capace. I politici (tutti i nostri politici che siedono in Parlamento), sulla base di una distorta concezione della convivenza civile e politica, credono che sia loro ufficio “rappresentare tutte le culture”, e dunque anche quella cattolica (sopratutto quella). Non sanno che dovrebbero rappresentare invece tutti i cittadini in funzione di una unica, ben diversa, cultura, vale a dire la cultura laica e liberale dello Stato che implica in primo luogo la necessità di impedire che qualunque “magistero” religioso possa esprimersi per il tramite delle attività, delle leggi, delle pratiche dello Stato laico medesimo.

    Che il prete parli, nella società dello Stato laico.
    Ma che non sia lo Stato laico a parlare in nome o in vece del prete.

    Se questi criteri fossero assodati e condivisi, allora il Parlamento che accoglie il Papa non sarebbe un problema. Ma appunto non sono assodati né condivisi. E se abbiamo purtroppo ascoltato politici di ogni colore dichiarare che “la loro posizione è quella del Papa”, figuriamoci quel che ascolteremo in occasione della visita del Pontefice.
    Lui, il Papa, del tutto legittimamente dal suo punto di vista, ha lungamente e gravemente interferito nella vita politica e civile del Paese, fino a istigare cittadini e incaricati di pubblico servizio a violare importanti e imperative leggi dello Stato.
    Ma, ancora, non erano le parole del Papa il problema: il problema era l’assenza di parole di contrasto da parte della classe politica, che davanti a quei ficcanti tentativi di intromissione riteneva di non opporre una semplice, quanto dovuta, reazione: e cioè che il Parlamento e lo Stato rispettano profondamente ogni opinione del papa, ma gli chiariscono che le istituzioni decidono sulla base di altri, autonomi e intangibili, criteri.

    Capitanate da un presidente (l’onorevole Casini) che pubblicamente si affida alla Madonna di San Luca per adempiere al proprio compito istituzionale, e composte da schiatte parlamentari che in troppe occasioni hanno svenduto all’interferenza clericale ogni pur residua memoria della cultura laica e liberale che dovrebbe guidarle, queste assemblee legislative non hanno le carte in regola per accogliere “come di dovere” il Papa. Non sono affidabili. Non sono credibili.
    Di più: questi parlamentari non sono “degni” di accogliere il Papa. Perché per accoglierlo degnamente dovrebbero degnamente rappresentare noi tutti e se stessi, garantendo a tutti noi e a se stessi che questa visita rappresenta motivo di interesse e anche di onore ma in nessun modo, nemmeno lontanamente, un’occasione di incontro “politico”.

    Il Papa farà il suo lavoro, in Parlamento.
    Il che merita, almeno, rispetto, anche da parte di quelli che non condivideranno una parola che sia una del Pontefice.
    Il Parlamento, no. Il parlamento non farà il suo lavoro.
    Il che merita, almeno, disprezzo, anche da parte di quelli che saranno d’accordo su ogni parola del Papa.
    Iuri Maria Prado

    su Libero di mercoledì 13 novembre 2002

    saluti

  2. #2
    Alessandra
    Ospite

    Predefinito

    Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. Ce lo dice l'articolo sette della Costituzione e tante altre norme ci fanno capire come il nostro Stato sia per la libertà di religione, per la libertà di coscienza, per la libertà dei culti e così via. In poche parole, nel voler rimarcare la laicità dello Stato, la Costituzione con i numerosi articoli in cui si occupa della religione, ci fa capire che il nostro Stato è laico, ma non indifferente al fenomeno religioso, non agnostico. E questo mi sta anche bene, essendo la religione cattolica una religione che appartiene alla maggioranza della popolazione, ma non mi sta bene che si dimentichi l'articolo sette, quando afferma sì l'indipendenza e l'originarietà della Chiesa, ma solo in relazione al proprio ordine, che è quello solo ed esclusivamente spirituale. Il Parlamento si dimentica spesso questa netta distinzione, così come se la dimentica questo Pontefice quando con le sue esternazioni incide sulla coscienza dei cattolici a tal punto da invitare giudici ed avvocati a non applicare la legge sul divorzio. In funzione di come la Costituzione è stata *violata* da entrambe le parti nel corso degli ultimi anni, questa visita al Parlamento, che di per sè potrebbe essere positiva se avvenisse in altro contesto, in quello che dovrebbe essere ma non è da tempo, non fa che mischiare tra loro i due ordini che indipendenti e sovrani l'uno dall'altro non lo sono mai stati e sempre meno lo saranno.

  3. #3
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    Predefinito il Papa esegue la sua alta...

    ....missione religiosa quando incita avvocati e giudici "credenti" all'obbiezione di coscenza.

    Lo Stato sarebbe fedele al suo alto compito reagendo laicamente: grande attenzione al messaggio Pastorale; deciso ammonimento verso interventi "politici" nel nostro ordinamento.

    Date a Cesare ciò che è di Cesare -predicò il primo grande laico della storia dell'uomo - e a Dio ciò che è di Dio.

    saluti

  4. #4
    Alessandra
    Ospite

    Predefinito Re: il Papa esegue la sua alta...

    Originally posted by mustang
    ....missione religiosa quando incita avvocati e giudici "credenti" all'obbiezione di coscenza.

    Lo Stato sarebbe fedele al suo alto compito reagendo laicamente: grande attenzione al messaggio Pastorale; deciso ammonimento verso interventi "politici" nel nostro ordinamento.

    Date a Cesare ciò che è di Cesare -predicò il primo grande laico della storia dell'uomo - e a Dio ciò che è di Dio.

    saluti
    Non sono d'accordo sul fatto che il Papa esegua la sua alta missione religiosa nel caso dell'obiezione di coscienza a giudici ed avvocati. Considera che per entrambi è necessario un giuramento di fedeltà alla legge e non mi pare il caso che si possa parlare di obiezione di coscienza visto che o la si rispetta la legge o la si viola, non c'è via d'uscita. Non è paragonabile nè al servizio civile nè all'obiezione dei medici. Ma soprattutto, con tali messaggi, almeno secondo me, si rischia di invadere la sovranità dello Stato sulla materia temporale, tanto per contraddistinguerla da quella spirituale della Chiesa. Se in Italia esiste la legge sul divorzio tale legge deve essere rispettata da tutti. Il cattolico sa che non è possibile per la sua religione il divorzio (ma se ne frega, chissà come mai), non c'è bisogno che si inciti chi deve soltanto applicare la legge a fare in modo che non si abbiano divorzi. Esiste un tentativo di conciliazione obbligatorio, credo che più di così lo stato non possa fare, nè con lui chi agisce per lo Stato, i magistrati, nè tantomeno gli avvocati.

  5. #5
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    Predefinito D'accordo, alessandra...

    ...ad ognuno il proprio "lavoro".
    Che il Papa faccia il suo.
    Che lo Stato faccia il suo.

    saluti

  6. #6
    Alessandra
    Ospite

    Predefinito Re: D'accordo, alessandra...

    Originally posted by mustang
    ...ad ognuno il proprio "lavoro".
    Che il Papa faccia il suo.
    Che lo Stato faccia il suo.

    saluti
    Mus, perchè ultimamente sei così, come dire, ruvido? Non riesco a capire se sei arrabbiato oppure no. Sob (!)

  7. #7
    SENATORE di POL
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    Predefinito Re: D'accordo, alessandra...

    Originally posted by mustang
    ...ad ognuno il proprio "lavoro".
    Che il Papa faccia il suo.
    Che lo Stato faccia il suo.

    saluti
    Amen

  8. #8
    Ex ore tuo te judico
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    Scusate ma il Papa è anche un Capo di stato estero, non vedo lo scandalo di riceverlo in Parlamento.

    Non mi sembra che sia andato a MonteCitorio a fare una predica, in fondo stato e chiesa sono indipendenti e sovrani. Ascoltare le parole di una persona saggia non credo possa far male a nessuno. Ricordiamoci che cosa ha fatto questo Papa per abbattere il muro del comunismo all'est.

    Poi il fatto che Libero lo trovi scandaloso secondo me sta proprio ad indicare che è una cosa del tutto normale e ben fatta.
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  9. #9
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    Predefinito

    altro che scandalo, indecenza, mai nessun Re nè presidente (per quel che conta) si è mai permesso di sedere in trono dentro l'aula parlamentare, questi non hanno un alba di cosa sia lo Stato, altro che laicità, qui c'è un problema di sovranità, di Maestà dello Stato.
    Se Sua Maestà Cristianissima Luigi XIV avesse visto i suoi ministri ossequiare a quel modo il papa li avrebbe deportati subito in fondo al Quebek per farli scorticare dagli iriquesi

  10. #10
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    Predefinito Purtroppo abbiamo visto...

    ...un ex capo dello Stato che questa volta "ci stava, eccome se ci stava".

    Nessun scandalo se il Papa entra in Parlamento (sbaglio ma mi pare di ricordare che pure l'aula dell'Onu ha ricevuto la visita di un Papa).
    L'eventuale scandalo è il come è stato "ricevuto".

    saluti

 

 
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